Diario di Ugo/2. Realtà!

30 06 2013

diarioSfigato2Già durante il sogno mi sarebbe dovuto suonare in testa un campanello d’allarme visto che sono un semplice e squattrinato correttore di bozze. Vivo in una stamberga, buia e umida, nel centro di una grande città. Trentatré metri quadri in tutto, piccolo angolo cottura, un giaciglio per dormire e un bagno-sgabuzzino. Il monolocale si trova quasi sotto il livello stradale, è una specie di sottano. Vi sono due finestrelle rettangolari in alto per permettere l’aerazione. L’unica vera finestra è quella del bagno che dà sull’altra parte dell’edificio su di un triste giardino condominiale. Le finestrelle danno proprio sul marciapiede e spesso salgo su una sedia e mi diverto a osservare il via vai di gente che passa per di là. Ho imparato a riconoscere dalle loro calzature le persone che si fermano a parlare proprio lì davanti. Quando capita che si comprano un paio di scarpe nuove, all’inizio faccio un po’ di fatica ad associare di nuovo le voci ai legittimi proprietari. Non conosco nessun viso, solo voci e scarpe. Scarpe col tacco, ballerine, scarponi, scarpette, mocassini, scarpe sportive, scarpe eleganti, scarpe di tutti i tipi. Col tempo ho imparato che a ogni carattere corrisponde un tipo di scarpa.

 

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Al centro del monolocale ho piazzato un grosso tavolo di legno che mi ha regalato l’altro mio Nonno, quello materno. Su questo unico tavolo faccio di tutto: ci pranzo, ci ceno, ci faccio colazione, ci lavoro. Ogni volta che guardo questo tavolo penso a Nonno James che mi è sempre stato vicino, con i suoi consigli e il suo aiuto, sebbene non abbia mai avuto chissà quali possibilità e mezzi a sua disposizione. Ha sempre fatto di tutto anche quando non poteva fare niente. Originario di Manchester, arrivò qui in Italia con la sua famiglia in cerca di miglior fortuna dopo che il padre aveva perso il suo lavoro senza trovarne un altro, manco a pagamento! Qui si innamorò di mia nonna Lavinia che però era di una classe sociale più agiata della sua e per questo la loro relazione fu osteggiata dalla famiglia di lei. Ma se io sono qui significa che dopotutto il loro amore è riuscito a superare ogni ostacolo.

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Diario di Ugo/1. Il sogno

30 06 2013

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Mi sono appena destato da quella che credevo fosse la realtà. Invece era un sogno, così bello e così reale che credevo fosse vero! Quasi quasi ci cascavi, caro Ugo, eh? Sì, avete capito bene, il mio nome è Ugo. Ugo Gudape. Per intenderci, non è che ne vada molto fiero. Nella sua traduzione inglese lo stesso nome suona molto bene: Hugh…pronunciato Iug Gud-eip. Invece, in italiano, sembra proprio il nome di un marziano! Se avessi potuto scegliere io, avrei scelto un nome più comune, magari un semplice Mario, Giuseppe, Luca, Simone, Matteo, Marco, Giovanni. Invece i miei mi hanno chiamato Ugo, in memoria di mio Nonno, il fu sommo e valoroso generale dell’Esercito Italiano Ugo Gudape. In pratica sono un Ugo junior. Mia Nonna, vedova Gudape, non ha mai perso l’occasione, da quando sono nato, di far presente e ricordare ai miei, e ora a me, che nonostante lo stesso nome mai e poi mai avrei potuto eguagliare la grandezza del suo defunto marito. Anzi. Nonna Gudape fin dall’inizio disse che avrei potuto combinare solo guai e creare problemi. Simpatica, Nonna Gudape. Così sono cresciuto con la sensazione di essere in difetto e il grande desiderio di dimostrare a lei e al mondo intero che aveva torto. Per ora, però, i fatti le hanno dato ragione. La mia vita è davvero un casino.

Nel sogno abitavo in una grande casa, luminosa ed accogliente. Sdraiato su di un comodo divano in pelle leggevo un ottimo libro, molto coinvolgente, alla luce di un’elegante lampada Tiffany. All’improvviso suonavano alla porta. Scocciato per questa interruzione andavo ad aprire e – sorpresa- sulla soglia c’era proprio Nonna Gudape. Solo che non era proprio lei. O meglio, era lei, ma non esattamente la Lei che conoscevo io. Sorridente e affabile, si gettava su di me e mi stringeva in un caloroso abbraccio, decantando le mie lodi e complimentandosi per il mio nuovo successo editoriale. Poi Nonna Gudape andava oltre, dicendo che aveva sempre creduto in me e che ero il proprio degno nipote del Generale Gudape, nessun dubbio.

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Racconti pugliesi 4/4

30 06 2013

La partenza è solo un arrivederci. Ma la verità è che non si parte mai col sorriso sulle labbra. Le partenze suonano sempre come lunghi addii. Solo Sushi, il gatto bianco e miele di Sabrina, sembra finalmente contento di riacquistare il completo predominio sulla casa che è stata invasa dallo sconosciuto moro che ha le mie sembianze. In questi giorni pugliesi, pian piano, ho conquistato la sua fiducia ma è stata dura. Si sa, i gatti son gelosi delle loro cose e Sushi giustamente non è stato da meno. Ha smesso di soffiarmi contro ma non si è mai concesso totalmente. Adesso che parto, mi sovvengono tanti ricordi di questi giorni. Bari infatti non è solo panzerotti e mare ma è anche arte. Passeggiando per le strade di Bari Vecchia ho potuto ammirare la Basilica di San Nicola dove veniva celebrato un matrimonio e due giovani innamorati si avviavano a sigillare il loro patto di lunga vita insieme. E ho ancora nei miei sensi i vicoli stretti, lastricati di pietra chiara e profumati di sapone e di biancheria appena lavata e stesa ad asciugare al sole. Bellissime facciate di palazzine settecentesche, il Teatro Petruzzelli, il Teatro Margherita, Via Sparano e tutti i suoi bei negozi. Curiosamente, a tratti, Bari assomiglia a Cagliari. E, a pensarci bene, anche i Trulli hanno molto in comune con i Nuraghi. Ci sono molte somiglianze. Mi chiedo se sia possibile un qualche collegamento. Per me esiste, ne sono sicuro. Bisognerebbe studiarci un po’ su. Non ho potuto vedere un Trullo dal vero ma, poco male, sarà una buona scusa per fare ritorno in terra pugliese. Anche se la prima motivazione si chiama, sempre e solo, Sabrina. E’ lei il mio collegamento, la mia ragione. Ora che è davvero tempo di partire, mi ritrovo a pensare ancora a questi magnifici giorni che possono essere solo il preludio a tanti altri. Ai bei posti visitati, alle belle persone che ho conosciuto, alle passeggiate con Sabrina, alle nostre lunghe ore di passione. Ai fuochi d’artificio. Non è un addio ma un arrivederci. Il viaggio continua.

 

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Racconti pugliesi 3/4

30 06 2013

Il ritorno a Bari è stato molto piacevole. Da Lecce abbiamo risalito tutta la costa pugliese. La ferrovia corre lungo le spiagge e si vede sempre il mare. Io e Sabrina eravamo stanchi, ma felici. Bari ci ha accolto con un sorriso. Sabrina è anche una brava cuoca e ha preparato un delizioso pranzetto. Dopo le trofie al pesto e ai funghi dei giorni scorsi, oggi ha preparato una pasta al sugo ed olive veramente deliziosa. Ho gustato anche i buonissimi e tipici panzerotti baresi. Non avevo ancora avuto l’occasione di mangiarne. Sono fritti come i dolci ma dentro hanno un ripieno di mozzarella, prosciutto e sugo di pomodoro. Gianluigi, il fratello di Sabrina, si è meravigliato che non li avessi mai mangiati e non li conoscessi. In effetti mi ritrovo a pensare, da golosone che non sono altro, che i panzerotti dovrebbero essere catalogati come patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO per quanto sono buoni. Ripenso a mercoledì, quando sono arrivato dalla Sardegna in terra barese. Prima di spostarci a Lecce, infatti, mercoledì siamo andati a fare una passeggiata in centro. Abbiamo incrociato un’amica di Sabrina, Mara. Ci siamo fermati per una bella chiacchierata ed è stata proprio Mara a consigliarmi di assaggiare i Pasticciotti leccesi! Una vera esperta delle prelibatezze salentine! E’ stato un vero piacere per noi imbatterci casualmente in lei, Mara mi sembra davvero una donna in gamba. Più tardi, la stessa sera, siamo andati a mangiare la pizza a Bari Vecchia assieme ai vecchi ma giovani amici di Sabrina. Abbiamo mangiato in un locale chiamato La Muraja. Io ho preso una bella pizza Barese. Gli amici di Sabrina sono stati tutti molto simpatici. Enrico C. ci ha parlato del web giornale di cui è il Direttore, Anna della sua Erboristeria, Alessia delle sue intepretazioni a Teatro, Marina e Claudia della palestra e delle loro vacanze, Mirko della sua Scuola di ballo, Alessandra del suo amore lontano. Il divertimento e l’allegria sono stati assicurati. Dopo la cena, abbiamo scattato delle foto presso la Colonna Infame. Si tratta di una scultura situata in una piccola piazza di Bari Vecchia che rappresenta un Leone di fianco ad un’alta Colonna sormontata da una sfera. Qui, in tempi andati, venivano esposti al pubblico ludibrio della gogna i debitori, i ladri, gli assassini e chi si era macchiato di un reato. Venivano legati al collo con una catena che arrivava alla cima della colonna così da non potersi muovere e trovarsi sotto gli sguardi e gli improperi della gente senza poter scappare. Noi, invece, su questo monumento ci siamo fatti scattare una foto molto allegra e colorata. Sembriamo il cast di un qualche telefilm per adolescenti tipo Beverly Hills 90210 o Friends!  La serata è terminata con un buonissimo gelato allo yogurt e ananas alla Yogurteria dei simpaticissimi Anna & Vito, sempre a Bari Vecchia. Vito mi ha fatto sorridere, continuava a ripetermi che parevo la reincarnazione del suo amatissimo cantante Jeff Buckley scomparso nel 1997. Sarà per via del taglio di capelli, credo. In ogni caso ci siamo lasciati con la promessa che la prossima volta che tornerò da loro gli canterò, chitarra in mano, una delle canzoni di Jeff! Così, con le mie stonature, fugherò senz’altro ogni dubbio! Povero Buckley!

 

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il cantante Jeff Buckley

 





Racconti pugliesi 2/4

30 06 2013

Dopo un viaggio di due ore in treno, da Bari ci siamo spostati a Lecce. Lecce è un’altra dimensione, non paragonabile a Bari che è uno dei grandi capoluoghi del Sud Italia. Lecce è molto carina ma rimane più provinciale, una città un po’ trascurata seppure possegga delle bellezze architettoniche inestimabili del Barocco. Le strade del centro ci hanno riportato indietro nel tempo con le loro chiese pompose e l’antico Anfiteatro Romano ormai circondato da palazzi e costruzioni moderne. Chiamano Lecce la “Firenze del Sud”. Ma si respira un’atmosfera diversa. Sembra una città fuori dal tempo e dallo spazio dove tutto è sospeso dentro a una bolla. In Piazza Sant’Oronzo svetta l’alta colonna romana sulla quale è sistemata la grande statua dell’omonimo santo che è anche il protettore della città . La statua ha un’aria severa, quasi a ricordare a chi la guarda che lui è lì a controllare e a giudicare. Proprio in un bar di Piazza Sant’Oronzo, siamo stati circondati dalle guardie del corpo di un ministro leghista che ci ha scavalcato nella fila e ha sorriso come un bambinone davanti al suo gelato a triplo gusto gentilmente offerto dalla Direzione. Il bed e breakfast nel quale abbiamo soggiornato si trovava a pochi metri dalla stazione ferroviaria. Una sistemazione molto comoda. Peccato che nel prezzo della camera fosse annesso anche l’affitto di una simpatica zanzara che non ci ha lasciato tregua per tutta la notte. Quando è calata la sera, le strade si sono riempite e decine di bancarelle hanno preso posto a bordo strada e nelle piazze. Lecce è famosa per la lavorazione della cartapesta e la terracotta. Ho approfittato dell’occasione per comprare qualche souvenir da portare via come ricordo: simpatici campanelli colorati di terracotta leccese e una coloratissima tartaruga magnete. Uno degli slogan della zona è “Bellu bellu..campa cen’tanni” ossia “Piano Piano, si campa cent’anni”. E la tartaruga ne è il simbolo.

La mattina successiva, a colazione abbiamo potuto gustare i buonissimi pasticciotti, dei dolci tipici della zona salentina. I pasticiotti sono a forma di plumcake ma sono fatti di pasta frolla e al loro interno hanno tanta buonissima crema. Ne fanno di due dimensioni. Ci sono quelli più piccoli e per i più golosi anche di più grandi. Andavano a ruba, noi siamo riusciti a mangiare gli ultimi quattro prima che al Caffè Da Alvino li terminassero.

Mentre andavamo via, migliaia di studenti e insegnanti continuavano a manifestare per le strade contro la Gelmini e la sua contestata riforma scolastica al grido di “Se fossi ‘gnorante la Gelmini la benedirei, ma dato che sono intelligente so’ cazzi miei!” Io e Sabrina ci siamo confusi fra la folla e poi abbiamo raggiunto la stazione. Il viaggio continua.

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Racconti pugliesi 1/4

30 06 2013

Ottobre 2010. Per la prima volta ho viaggiato con un volo Ryan Air, l’unica compagnia che collega Cagliari e Bari. Viaggio che mi ha riportato dalla mia Sabrina. Ho trascorso l’ora e mezzo di viaggio sfogliando una delle loro riviste in lingua inglese (soffermandomi più volte su un bell’articolo riguardante Londra) e prestando attenzione alle numerose promozioni che steward e hostess pubblicizzavano di continuo per i passeggeri. C’era di tutto: dai biglietti della lotteria alle ricariche, dagli orologi ai prodotti di bellezza. Non ci si annoia durante il volo. Il mio vicino di posto era nervosissimo per il viaggio e quasi mi ha contagiato le sue paure: si teneva spesso al sedile che aveva davanti; inoltre  teneva gli occhi chiusi e la testa reclinata sul suo sedile e  le mani strette a mo’ di pugno. Credo che se la sia fatta quasi addosso al momento dell’atterraggio!  Fortunatamente sono riuscito a rimanere calmo di fronte a tanto nervosismo e terrore! Il mio bagaglio è stato il primo ad arrivare sul nastro trasportatore dell’Aeroporto di Bari PALESE. Sabrina era lì ad attendermi appena si sono schiuse le porte degli Arrivi Nazionali. Mi ha accolto con un lungo bacio e un lungo abbraccio ricambiati felicemente da me. Con la sua macchina rosso fuoco ci siamo diretti a casa ed è cominciato il mio nuovo soggiorno in terra pugliese. Bari è bella. Una città con un lungomare di chilometri e dai mille colori. L’orizzonte si perde tra il cielo e quella distesa di acqua salata. Si respira proprio un’aria bella e particolare. Le città di mare ce l’hanno sempre, quest’aria. Ci si sente liberi e non costretti. Liberi di partire in ogni momento ma anche liberi di restare. Leggeri.

Il tempo è stato dalla nostra parte. Non è piovuto, sebbene a tratti il cielo sia stato un po’ grigio. Le temperature sono state sempre gradevoli. Soltanto una sera, quando siamo andati a Polignano a mare, c’era freddo. Ma erano le undici di notte e si sa che a quell’ora, in questo periodo ottobrino, è una cosa più che naturale perché  l’estate è ormai lontana. Polignano è un vero gioiello. Ci ha accolto con le sue mille luci della notte. Silenzioso e affascinante. Le sue stradine lastricate somigliano a quelle di Carloforte, centro della sarda isoletta di San Pietro.  Ci si immagina facilmente che d’estate Polignano a mare debba essere un centro assaltato da turisti e da pugliesi che hanno voglia di divertirsi, rilassarsi e passare qualche giorno in compagnia di tanta bellezza. Il centro storico è abbarbicato su una rocca a picco sul mare. Dire meraviglioso è dire poco. Una grande statua davanti al mare riproduce le sembianze di Domenico Modugno. Il famoso cantante infatti era originario della bella Polignano. La statua ha le braccia aperte e sembra cantare VOLARE. Lo si può quasi sentire nell’aria mentre intona la sua canzone. Era notte e c’era vento e la sensazione è stata proprio quella. Volavo anche io con lui e con Sabrina. Una vera magia.

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modugno





Ciao Marga

30 06 2013

hack

Sebbene non fossi sempre d’accordo con quanto diceva in fatto di nucleare e religione, è indiscutibile che si trattasse di una grande donna e di una scienziata di inestimabile intelligenza.  Margherita Hack ha lasciato davvero una grande eredità su questa Terra, eredità di cui si farà tesoro.








Silva Avanzi Rigobello

I tempi andati e i tempi di cottura

Serenamente Inquieta

Vita vergata e raccontata "vero su bianco"

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Da sempre vibra dentro Amore

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Misky - Andrea Ibba Monni

Attore e spettatore di una vita tra palco e realtà

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

....all i want to....

LETIZIA CURSIO

Sogno Australiano - Australian Dream

Un salto, forse un tuffo. Sperando di poter tornare...

TUTTOLANDIA

"...il posto che mi piace si chiama mondo..."

Marisa Cossu

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journalist, tv presenter, communication consultant. official website

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...Aspettando SANTANDER, un libro BIANCO...!

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" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.