Finalista al concorso ‘C’ero una volta’

20 09 2013

oggi è arrivata un’altra bella soddisfazione: sono risultato infatti tra i dodici finalisti su 90 partecipanti della sezione Racconti al Premio letterario indetto da Oubliette Magazine e la scrittrice L. Benet. È davvero di grande valore per me questo nuovo apprezzamento. Non mi resta che continuare a scrivere e riaggiornarci alla prossima. Più tardi inseriró il link del concorso. Grazie, grazie e ancora grazie! Ems

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Celiachia, questa (quasi) sconosciuta

19 09 2013

Video-commento sulla Celiachia.  Aspetti sociali, culturali e psicologici di questa ormai diffusa intolleranza alimentare. EMS





Ambasciator non porta pena

16 09 2013

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A giugno avevo partecipato a un evento culturale presso l’Ambasciata dell’Iraq a Roma.  Nell’occasione avevo avuto il piacere di conoscere e scambiare due parole con l’Ambasciatore dell’Iraq in Vaticano.  Lo staff  aveva scattato qualche foto nel mentre che parlavamo. Dopo tanta attesa finalmente ho avuto le foto in questione e qui pubblico quella che io giudico la più rappresentativa: la stretta di mano. Non so perché ma mi piace particolarmente. Sarà perché studio l’arabo, sarà per l’importanza dell’evento, sarà perché il mio sguardo lascia trasparire chiaramente sorpresa e gioia per l’incontro. Rimarrà un bel ricordo.    EJS





Diario di Ugo/11-Pirandello

13 09 2013

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Ho deciso di risparmiare del denaro, a poco a poco, per potermi iscrivere in palestra e farmi un fisicaccio come quello di mio fratello. Ho messo da parte già qualcosa risparmiando sulla corrente e sul cibo, così ne approfitto anche per dimagrire un po’, che non fa male. Le mie maniglie dell’amore mi ringrazieranno.
Sto tornando al mio bugigattolo di monolocale. È sera. Piove. Svolto l’angolo e sento un lamento, all’inizio flebile e poi altisonante. Aumenta di intensità man mano che mi avvicino a uno scatolone abbandonato sul marciapiede vicino a una tettoia. Ci guardo dentro e ci trovo un gattino, bagnato, spaventato e infreddolito nonostante la tettoia. Qualcuno lo ha abbandonato lì. Il suo è un miagolio disperato. Io lo prendo in mano, lo guardo. Non lo posso portare via con me, il monolocale è già abbastanza piccolo per avere pure un gatto. E oltretutto come lo potrei mantenere visto che quasi non riesco a mantenere me stesso? Lui spalanca i suoi occhi e lancia uno sguardo triste triste che implora pietà. Non abbandonarmi, mi dice. Penso che sia in quell’istante che lui mi abbia adottato. Perché i gatti sono così. Sei convinto di essere stato tu a prenderlo con te. Invece sono loro a sceglierti. Sono loro che ti prendono in adozione. Ti guardano, ti odorano e ti schedano velocemente. I soldi messi da parte mi serviranno per comprargli scatolette e croccantini. Addio palestra.

pirandello_gattoPassa del tempo. Ormai convivo con un gatto. È cresciuto velocemente e l’ho chiamato Pirandello perché nei giorni in cui lo trovai stavo rileggendo Uno, nessuno, centomila, uno dei capolavori dello scrittore Luigi Pirandello. E’ un gatto tutto bianco e con un’unica macchia nera sull’occhio destro. Forse è un angelo come dicono i miei Nonni, un angelo che si è fatto trovare sulla mia strada, venuto a salvarmi. Sale sempre sul mobile più alto del monolocale e mi fissa da quell’altezza. Soprattutto quando lavoro. Sono sempre sotto osservazione. Non mi sento mai solo. Non mi perde d’occhio. Alcune volte mi fermo a guardarlo anche io. Mi viene da pensare che in fondo possa essere invece una spia nemica, munita di microcamera, mandata magari dai miei genitori in avanscoperta, per controllare le mie mosse. Ma poi Pirandello scende dal mobile e fa le fusa. Si strofina sulle gambe e vuole le coccole. Sembra un peluche e mi convinco che di spia non abbia nulla. È di sicuro un angelo. Anche se con questi gatti moderni non si sa mai.

Oltre a Pirandello, in tutto questo tempo, mi hanno fatto compagnia i social network. Sono diventati i miei compagni di vita, la mia droga. Non mi stacco più. Stanno diventando un’ossessione, anche quando lavoro. Devo riuscire a staccarmene, ma non ci riesco. Da mattina a sera, ogni tanto mi ritrovo a pubblicare i miei umori, navigo nelle pagine degli altri, e controllo quante e quali richieste di amicizie ho ricevuto.

Come per magia, mi ritrovo catapultato ad una immaginaria seduta di disintossicazione per social-network-dipendenti. Proprio come nei film americani, siamo seduti in cerchio ed io sono quello nuovo, l’ultimo arrivato. Mi presento:-“Ciao, sono Ugo ed è da una settimana che non pubblico un post.” Mento spudoratamente. Si leva subito alto il coro degli altri. – “Ciao, Ugo!!” Poi è il loro turno. Raccontano le loro storie. Simone è lì perché riempiva di messaggi ai limiti dello stalking l’ex fidanzata; Marika invece si faceva, uno per uno, tutti i suoi contatti maschili della lista degli amici. Ogni richiesta di amicizia per lei era un richiamo irresistibile, Mauro non riusciva più a staccarsi dai giochini che la piattaforma offriva e invece di lavorare, in ufficio giocava a scambiare animali e provviste con gli altri utenti della fattoria e per questo è stato licenziato; Luisa non riusciva più ad avere una vita sociale soddisfacente; anche Gilberto dovrebbe far parte di questo gruppo di terapia per social network addicted, per i drogati da Rete. Invece di dedicarsi a qualche hobby so che passa il suo tempo a cazzeggiare alla ricerca di qualche donna da rimorchiare on line. Poi ripenso che pure io ultimamente ci sto sguazzando un po’ troppo. Per questo sono qua alla seduta di disintossicazione. Il Gruppo mi consiglia di andare alla ricerca dell’Amore o di non pensarci e buttarmi totalmente sul lavoro. – Ugo, devi passare dal virtuale al reale, mi dicono- è ora che ti dia da fare, stai da solo da troppo tempo ormai. Cerca di darti una mossa.
– Fosse così facile! replico. Poi penso che c’è qualcosa di strano e che sto di sicuro sognando. Infatti mi risveglio seduto nel mio antro e con la testa sul tavolo, davanti al pc ancora connesso sui Social. Tutto torna desolatamente chiaro e credo che l’immaginario gruppo di terapia avesse perfettamente ragione. Pirandello sonnecchia ignaro di tutto di fianco al pc, tutto arrotolato su se stesso. Lui se ne frega altamente di internet e forse fa bene. Ha bene in mente le connessioni che gli interessano di più: pappa buona e tante coccole. All’improvviso schiude gli occhi come per dire che c’è lui a farmi compagnia adesso. Lo ringrazio, ma un gatto non basta, questo è solo l’inizio. Non so ancora bene l’inizio di cosa, ma comunque un inizio. Gli do una carezza e poi vado a dormire. Domani è un altro giorno.

CONTINUA –> 12. Briciola

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Diario di Ugo/10- Rimpianti

12 09 2013

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Continuo a viaggiare con la fantasia. Scrivo un nuovo racconto. Stavolta è il vento di settembre a sussurrarmelo. Sono seduto su una panchina di uno dei parchi della città e questo vento che arriva da lontano mi porta le sue parole. Intitolo il racconto Parole nel vento.

Cent’anni fa, su questa stessa panchina, sedevano un padre e un figlio. Il padre, un operaio con tuta da lavoro e cappellino, e il figlio, ancora un bambino, con i calzoni corti. Il padre chiede al figlio, che è il primogenito, di lasciare la scuola e di andare ad aiutarlo nella sua attività di falegname. Sono tempi difficili ed è meglio che lui impari un mestiere prima che sia troppo tardi. Il padre dice che arriveranno tempi grami. Gli fa presente che se succede qualcosa di brutto i soldi non basteranno neanche per far studiare tutti i suoi fratelli e d’ora in avanti la vita sarà molto difficile. Così chiede al figlio un sacrificio. Quando si alzano da quella panchina, il bambino è già diventato un piccolo uomo. Lascia la scuola. Di mattina aiuta il padre alla falegnameria mentre la sera tardi raccoglie per le strade i cartoni abbandonati dalla gente nei mercati rionali. Poi rivende i cartoni come materiale per imballaggio. All’inizio non guadagna tantissimo, ma è un grande aiuto per la sua famiglia. Il bambino ha dovuto rinunciare alla scuola, che era molto importante per lui, ma l’ha fatto con il cuore perché prima di tutto viene la famiglia. Con quei soldi riesce a far studiare i suoi fratelli e a comprare il pane quotidiano. Alleggerisce di tanto il carico gravante sui suoi genitori. Con il tempo ingrandisce l’attività, dai cartoni passa ai giornali, dai giornali arriva al vetro, dal vetro alla plastica. La sua diventa un’ottima attività di riciclo di materiali di recupero.
Con gli anni la sorte della sua famiglia si risolleva e il bambino ormai divenuto un uomo a tutti gli effetti si costruisce una famiglia tutta sua. Ora è ricco ed invidiato da tanti che non conoscono la sua storia. Ha però un dolore segreto, nascosto in fondo al cuore: il non aver potuto studiare, il non aver potuto coltivare il suo interesse per la cultura e non aver un titolo di studio. Ha dovuto mettere da parte tutto per aiutare i suoi fratelli. Ma l’ha fatto con il cuore. Quando suo padre è morto, però, i suoi fratelli, invece di essere riconoscenti per tutto ciò che hanno avuto, litigano tra di loro per l’eredità e la famiglia si sfalda.
Il bambino, ormai divenuto nonno, si ritrova su quella stessa panchina sessanta anni dopo assieme ad uno dei suoi nipotini. I tempi sono cambiati. Il nipotino gli chiede se è felice. Il nonno gli risponde che vi sono delle situazioni difficili nella vita e che spesso sono necessari dei dolorosi sacrifici, delle rinunce. La vera felicità è rendere gli altri felici, anche al costo della propria felicità. O almeno cercare di farlo, con tutte le proprie forze. Non sempre però questo sforzo viene ripagato. Così dicendo, il vecchio affida queste parole al vento e il vento le porta via con sé, lontano lontano nel tempo e nello spazio. Fino a qui. Fino a oggi.

Mi chiedo se davvero sia possibile accontentarsi di rendere gli altri felici, anche a discapito di noi stessi, per poter stare meglio, mi chiedo se sia questo il segreto della felicità. Ho i miei dubbi, i rimpianti fanno male. Non voglio avere rimpianti.

Oggi sono di nuovo a pranzo con Gilberto. Parliamo d’amore. Io parlo d’amore. Lui parla di logica. Sa del mio romanticismo e sa della mia ricerca dell’anima gemella. Dice che il mio romanticismo gli fa schifo, che è roba d’altri tempi. Non rientra nella sua visione di carpe diem della vita. È nauseato dalle mie idee sull’amore che dura per sempre. Per lui siamo solo esseri effimeri che non possono e non devono assolutamente fare piani a lungo termine. Specialmente adesso che viviamo in questo schifo di ventunesimo secolo dove non ci sono più certezze. Quel che è oggi non sarà domani. Per cui, perché soffrire per qualcosa che non sai come andrà a finire? Meglio godersi il momento senza mettersi tanti problemi e senza scassare le balle al prossimo. Io gli rispondo che non vedo il motivo per il quale non correre il rischio di cercare la felicità a lungo termine. Gilberto pensa che io sia un po’ masochista. Forse ha ragione. Ma io mi commuovo ancora per una vita che nasce, una vita che si spegne, per due cuori che battono all’unisono, per un’amicizia, per una bella musica, un bel quadro, per un buon piatto di pasta. L’Amore è dappertutto. Mi soffermo a pensare spesso al passato, al presente e al futuro di tutte le cose e le persone del mondo. E ci ricamo sopra, faccio mille pensieri. Perché non siamo solo un corpo, ma siamo anche coscienza. E la coscienza va ben oltre i beni materiali. E se Gilberto ci ha fatto caso, il tempo passa, i paesaggi cambiano, le abitudini cambiano, il mondo si evolve tecnologicamente, ma c’è solo una cosa che rimane sempre immutata. Questa cosa sono i sentimenti. Noi amiamo ed odiamo esattamente come amavano ed odiavano gli uomini di mille anni fa. Non ci ha mai pensato a questo? Gilberto mi risponde con un rutto.

CONTINUA –> 11. Pirandello

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Video-presentazione: “Il diario di Ugo”

11 09 2013

Ecco la prima video-presentazione di uno dei miei racconti. Comincio dal mio romanzo a puntate “Il diario di Ugo”. Sono state già pubblicate 9 puntate: le trovate cliccando a destra, nella barra delle categorie. In basso nella lista trovate il link “Diario di Ugo”. A presto, EMS





Mona Lisa (Simpson) smile

3 09 2013

 

Questa è una mia personale rivisitazione della Gioconda a cui diedi vita qualche anno fa. Lo so, non mi sogno neanche di azzardare un paragone con l’originale (!), che è irraggiungibile. La mia è una vera e propria crosta. Dipingo più per diletto che per altro: mi rilasso quando uso colori e pennelli, è un’attività che consiglio quando si sta attraversando un periodo “nero”.  Mi diverto ogni tanto a rivisitare le icone del passato, inserendo degli elementi che fanno parte della mia storia personale e anche in questo ve ne sono vari.  Evidentemente questa sembra più una Mona Lisa dei Simpson che altro, lo so. Perdonate questo affronto! E scusami pure tu, Leo!  😉 EMS

Ecco le varie fasi della realizzazione:

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Silva Avanzi Rigobello

I tempi andati e i tempi di cottura

Serenamente Inquieta

Vita vergata e raccontata "vero su bianco"

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Da sempre vibra dentro Amore

tuttavia, la Poesia

Misky - Andrea Ibba Monni

Attore e spettatore di una vita tra palco e realtà

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

....all i want to....

LETIZIA CURSIO

Sogno Australiano - Australian Dream

Un salto, forse un tuffo. Sperando di poter tornare...

TUTTOLANDIA

"...il posto che mi piace si chiama mondo..."

Marisa Cossu

"Vola alta parola"

adriano porqueddu

journalist, tv presenter, communication consultant. official website

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...Aspettando SANTANDER, un libro BIANCO...!

Marco Guzzini - Tratti e Spunti

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La lettura é il viaggio di chi non puó prendere un treno. (Francis de Croisset)

Tra le righe

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L'AlTrO (lato)

" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.