Slang sardo for dummies

21 12 2013

slang-870x320Oggi Vi vorrei parlare dello slang sardo, ossia modi di dire di cui solo un sardo o chi conosce un po’ la Sardegna è in grado di comprendere le sfumature.  Molti di questi sono forme italianizzate di parole in sardo, altre sono termini in italiano che in Sardegna presentano accenti e significati diversi. Chi è sardo dunque  non potrà che confermare, puntualizzare meglio o correggere, chi non lo è potrà avere un piccolo vademecum per ritrovarsi nel magico mondo della Sardegna. Chi avesse altri esempi da condividere non esiti a scriverli nei commenti! Li inserirò, citandoVi, come aggiornamenti all’interno di questo post ! A si biri!

Cominciamo proprio dalla fine ossia da “A si biri”:  A si biri è una tipica forma di saluto sardo che significa letteralmente Arrivederci! Ci sono molte altre forme di saluto e di augurio. Una che mi piace particolarmente è l’augurio A meras annos  indicato per quando ci sia augura di rivedersi per un evento ricorrente come un anniversario per molti e molti anni ancora. Letteralmente, come forse si capisce, significa “A molti anni”.  A chent’annos invece è l’augurio che si fa a chi compie gli anni. Sarebbe l’equivalente di “Cento di questi giorni”!

Se invece un sardo dice Su Buginu  non sta esprimendo gioia bensì si sta lamentando di qualcosa o qualcuno paragonandolo al boia, che è il primo significato di questo termine. A fine 1700, inoltre, manco a farlo apposta venne nominato Ministro per gli Affari Sardi del Regno Sardo-Piemonese il politico G.Battista Lorenzo Bogino di Torino.  La sua politica presentò luci e ombre e non tutti i suoi provvedimenti vennero accolti dal popolo col sorriso sulle labbra (un po’ come succede ancora oggi con il Governo attuale!) Per questo motivo, data l’assonanza del cognome con la parola in sardo, venne istintivo associare il suo cognome a un “carnefice del popolo” e ricordarlo con un’imprecazione. Qualcuno sostiene che Su boginu sia solo da riferirsi al significato di boia (a me i vecchi hanno sempre raccontato l’aneddoto su Bogino e sul malcontento che aveva scatenato; la relativa pagina di Wikipedia che invece loda la sua politica illuminata mi sembra solo un antipatico tentativo di riscrivere la storia). In ogni caso, in qualunque modo la si pensi, resta il fatto che dire Su Buginu! è senza ombra di dubbio una tipica esclamazione di rabbia o stupore tipica dell’Isola.

Eja è una delle parole che sentirete più spesso e significa semplicemente!    Ad esempio: L’hai comprato il pane? Eja, Mamma!   – L’avete visto il film? Eja! L’abbiamo visto.  E ancora:Vi siete iscritti al blog di Enrico M. Scano? Eja!! 😉

C’è anche Ajo! Quante volte ormai l’avrete sentita? Si tratta di una esortazione. in inglese sarebbe Come on! In Italiano è Dài!  Può essere usato nel senso di Ajo, andiamo! oppure Ajo, ma che dici?  nel senso di Ma dài!Che dici! Non dirne!

Continuiamo la rassegna e passiamo ai termini in simil-italiano. Dire che qualcosa è togo in Sardegna significa che quella cosa è figa e interessante. Anche una persona può essere definita toga. Troppo togo! è quindi un’esclamazione molto frequente. Troppo togo il blog di Enrico M. Scano, non è vero? Eh eh! 😉

i Sardi usano poi l’aggettivo inquieto in due modi: una è quella canonica dell’italiano che si riallaccia al significato di ansioso e agitato.  Ma spesso e volentieri i Sardi usano questo stesso aggettivo con una diversa pronuncia e una diversa sfumatura di significato.  Quando infatti dicono inquieto pronunciandolo in-cui-eto (sostituendo la q con la C) non significa più ansia bensì rabbia. Sono troppo in-cui-eto, mi ha fatto in-cui-etare. Significa Sono troppo arrabbiato, mi ha fatto arrabbiare. Quindi attenti a notare questa sottile differenza!

In Sardo non essere in forma o non avere voglia di far nulla si dice teniri mala gana ossia letteralmente  avere la brutta voglia. Dunque se qualcuno vi dice che ha brutta voglia significa probabilmente che ha la nausea o non si sente bene. Quindi attenzione!

Un altro modo di dire molto usato riguarda il verbo fare. In Sardegna fare si sostituisce spesso al verbo fungere, funzionare e riuscire per cui quando qualcosa funge in Sardegna si dirà semplicemente che fa! Se non funge o non  riesce si dirà  non fa! Facciamo qualche esempio: Sei riuscito a far funzionare la radio? No, non fa!  Cioè, no, la radio non funziona, non sono riuscito ad aggiustarla, non funge. Oppure mettiamo caso che si stia avvitando una vite all’interno di un tassello e la vite non ne voglia sapere di entrare…un sardo se interpellato alla domanda secca Fa? (ossia: ci riesci? funge? funziona?) potrà esclamare a sua volta No, non fa! Ossia non entra, non si fissa. E così via per altre situazioni simili! Simpatico, no?

Se in Sardegna qualcuno ti ha detto cosa, significa che sei stato sgridato. Un bimbo che torna a casa e dice alla mamma  “La vicina mi ha detto cosa perché stavo giocando a pallone davanti a casa sua” sta dicendo in realtà che la vicina lo ha sgridato! Dire cosa = sgridare!  Fissàtelo in mente.  Se qualcuno vi dice cosa non è un buon segno! 😛

Torniamo ancora per un momento  alla lingua sarda: e mera e’ cosa  è sardo sardo e sta a significare Cosa vuoi più di questo che è già troppo?  Accontentati!

Te peccau o ta lastima significa Che peccato! Ma molto spesso è usato con ironia nel senso esattamente contrario ossia Ben gli sta! Te/lo sei/ Se lo è meritato!

Se entrate in un negozio di abbigliamento, specialmente nel sud Sardegna, e chiedete una canadese nessuno si scandalizzerà e nessuno vi indirizzerà a un negozio di articoli da campeggio come è successo a una mia amica a Milano! XD  Infatti in Sardegna una canadese oltre a essere una tenda da campeggio è anche una tuta sportiva. E non basta. La canadese è anche una pizza che troverete sulla maggior parte dei menù, sempre nel sud sardegna. Pare infatti che all’inizio del Novecento una colonia di canadesi si fosse stabilita a Cagliari. I Canadesi erano ghiotti di pizza con wurstel, prosciutto cotto e funghi e questo tipo di pizza veniva preparato così proprio su loro richiesta. Da quel momento  prese così il nome di pizza canadese. Anche la tuta probabilmente si chiama così per lo stesso motivo visto che  agli occhi degli eleganti Cagliaritani  i Canadesi vestivano in modo molto più sportivo!

Vi sono ancora tantissime espressioni che non mi sono venute in mente in questo momento! Chi ha altro da aggiungere sullo slang sardo parli ora o taccia per sempre! Sarebbe simpatico se gli utenti delle altre regioni italiane postassero qualche loro modo di dire con la relativa spiegazione. Sicuramente non mancheranno.  Io ormai ho imparato anche i modi di esprimersi pugliesi grazie alla mia fidanzata.  Uniamo l’Italia! Vi aspetto, commentate, commentate e commentate!  A SI BIRI!!! 😀

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19 responses

21 12 2013
Leonardo Ricciardi

Considero il Sardo – o per meglio dire, i Sardi, perché esistono notevoli differenze fra algherese e logudorese o sassarese, per esempio – un portato linguistico fra i più interessanti e notevoli nel panorama delle lingue romanze, innanzitutto perché è l’ultimo residuo di quella latinità “africana” che si parlava sulle coste mediterranee prima della marea barbara e islamica, poi perché grazie all’isolamento geografico ha mantenuto una specificità che si è perduta altrove, proprio grazie alle numerose invasioni succedutesi nei secoli. La Sardegna ha goduto dello straordinario privilegio di mantenere una latinità più o meno “intatta” nei secoli, e si è evoluto in modo più lineare rispetto ad altre lingue romanze. Si legga al proposito Heinrich Lausberg “Linguistica romanza – I Fonetica” dove sono riportati meravigliosi esempi di lingue sarde a cui mancano solo le.. lettere finali per riportarci all’antico Latino.

23 12 2013
Enrico M. Scano

Ciao caro Leonardo, come stai? Spero meglio. Ti ringrazio per il tuo interessante commento. Sì, la lingua sarda si è potuta preservare anche grazie alla resistenza alle varie dominazioni che si sono succedute nei secoli, sopratutto nelle zone dell’interno. E come dici giustamente, vi sono spesso notevoli differenze tra il sardo parlato nelle diverse zone dell’Isola. La latinità di base c’è ancora tutta e vi è in corso una battaglia portata avanti dalla Regione affinché l’uso e la conoscenza del Sardo non vada persa. Io penso che molti sardi confondano questo (giusto) attaccamento all’identità e alle radici con la necessità di slegarsi dall’Italia (di cui oltretutto ha fatto la Storia visto che il Regno di Sardegna volente o nolente è stato il primo Stato del Regno d’Italia) e di lottare per un’indipendenza che a me risulta davvero molto anacronistica in un momento in cui si parla di Europa unita. Credo che si possa preservare l’identità di un’isola e allo stesso tempo aprirsi all’esterno e sentirsi parte del tutto. Mi auguro che i Sardi capiscano questo, a volte mi sembra che si chiudano ostinatamente e stoltamente nelle loro posizioni. Mi auguro invece che imparino a sentirsi cittadini del mondo, portando la Sardegna e la sua immagine in giro con loro! Colgo l’occasione per augurare a te e alla tua famiglia felici feste natalizie! Un abbraccio, a presto! ps: cercherò di procurarmi il libro di Lausberg che hai citato. Mi occupo di lingue e comunicazione per cui sarà una lettura interessante.

23 12 2013
Leonardo Ricciardi

Concordo, i Sardi sono portatori di una loro specificità, che non rinnega i legami storici con il continente, ma li completa. Lasciamo pure i separatismi ai professionisti dello sfascio e concentriamoci sulle cose serie. Il testo del Lausberg era parte di un corso di Filologia Romanza che ho affrontato negli anni ’70.. ritengo tuttavia che, essendo un classico nel suo genere, sia abbastanza facile trovarlo. Buone feste!

21 12 2013
Leonardo Ricciardi

Intendiamoci… anche la Sardegna ha avuto le sue belle invasioni, ma i Sardi sono sempre riusciti a mantenere la loro identità linguistica e culturale, e di questo bisogna dare atto.

21 12 2013
laurapozzani

Bellissimo (e utile) post caro Enrico. Sono sempre molto curiosa verso tutto ciò che ha a che fare con le lingue. Io sono Veneta e come forse saprai, noi veneti siamo molto attaccati al nostro dialetto che oralmente continuiamo a tramandare anche se molte espressioni e lessico si sono perse o si sono “italianizzate”. Tuttavia se vieni a scuola da me, sentirai le insegnanti parlare in dialetto tra loro… beh, ci sono cose che sono “intraducibili” o che perdono certe sfumature passando in italiano. La lingua o il dialetto di un popolo ne esprimono sempre l’anima e la cultura. Quando mi arrabbio, per esempio, non riesco a farlo in lingua italiana, ma solo in dialetto… 😀
Per ora ti dico solo una curiosità: la parola “togo” di cui parli, la usiamo uguale e con lo stesso significato anche qui dalle mie parti, anche se appartiene più alla cultura degli anni ’80 e i giovani d’oggi la usano meno… preferiscono dire “figo” o “cool” o non so cos’altro.
Il Veneto cambia in molte cose (accento, morfologia, lessico ecc.) da zona a zona; pensa che io della provincia di Verona non solo parlo diversamente da quelli delle altre province che normalmente distinguo facilmente, ma anche da persone che abitano a soli 10 km di distanza!! Altra cosa, pur essendo sempre il latino base comune, il Veneto ha subito tante dominazioni che hanno lasciato tracce evidenti nella lingua (noi non siamo un’isola che possa preservare più facilmente la sua identità). La mentalità un po’ rassegnata del mio popolo si evidenzia in un vecchio detto (adesso conosciuto solo dai vecchiotti come e più di me): “Franza o Spagna purché se magna” , cioè poco importa chi ci governa purché ci si lasci sopravvivere…
A proposito, immagino che tu sappia che la parola “Ciao” deriva dal veneto “s-ciao” (=schiavo), dalla formula di saluto, “servo vostro”?
Accipicchia che argomento che sei andato a tirar fuori, Enrico, ci sarebbe da parlare per giorni!
Ma il vostro “eja” non è che è parente del “ja” tedesco e del “yes” inglese?
Un caro saluto e grazie per questo post che ho molto apprezzato. A presto. 😉

23 12 2013
Enrico M. Scano

Cara Laura, ma che piacere il tuo interessantissimo post! Curioso che anche voi usiate “togo” nella medesima accezione. Sarebbe interessante capire da quale radice comune deriva l’uso! Di “ciao” avevo già sentito in precedenza la storia ma confesso che me ne ero dimenticato per cui ti ringrazio per avermi rinfrescato la memoria! Di un termine così universale non se ne può ignorare l’origine! La cosa che più incuriosisce è sempre il fatto che ogni regione al suo interno presenta ulteriori differenze linguistiche da zona a zona, difficili da individuare con un semplice sguardo dall’esterno, si tende a vedere sempre le regioni come un tutto uniforme ma così non è. E’ per questo motivo che trovo le derive indipendentiste comiche e curiose. Se ogni regione dovesse lottare per la sua indipendenza, poi a loro volta ogni sub-zona chiederebbe la secessioni per ulteriori differenze al loro interno e si tornerebbe alle città stato del medioevo e del rinascimento! 😀 Yes e ja sono davvero molto simili al sardo Eja e senza dubbio vi è una connessione visto anche l’identico significato. Ci sarebbe davvero da parlarne per ore ma il post resta qui ed è sempre aperto a ulteriori commenti! 🙂 Mi sembra un argomento interessante. Per ora vado ma non prima di aver augurato a te e ai tuoi cari un Felice Natale! Un abbraccione! :*

23 12 2013
laurapozzani

Grazie caro Enrico, ricambio i tuoi auguri, a te e alle persone che ami, e l’abbraccione di cuore. Sono d’accordo con quello che hai scritto anche se ci sarebbero delle cose da approfondire.. probabilmente tornerò ancora a darti qualche curiosità sul dialetto (per me madrelingua ;-)) veneto, se ti fa piacere. Mi appassiona questo argomento di confronto tra le lingue. Dolce notte. :*

21 12 2013
semprecarla

Che bello, un pezzo dedicato anche a me …. E poi esagero se dico che sei un Grande? Colorati, bizzarri, orgogliosi, unici…. Siamo così e tu, con la magia delle parole, ci hai resi curiosi e tutti da scoprire. Buon Natale a te e chi ami … Carla

23 12 2013
Enrico M. Scano

La Sardegna è colorata e unica ma ha anche bisogno di essere meno chiusa e più aperta verso l’esterno, ovviamente mantenendo e curando la propria identità. Questa è una delle mie speranze per il futuro, sono sicuro che l’isola ne trarrebbe un grosso giovamento. E credo proprio che, vista la situazione, ne ha proprio bisogno. Un abbraccio cara Carla! :*

23 12 2013
semprecarla

Non posso che darti ragione ….

28 12 2013
laurapozzani

Ti do’ al volo una espressione del mio dialetto che proprio ieri ho sentito dire da mio cognato: “non l’o mia tolto via”, dove “mia” è parente di “mica” e si usa nelle frasi negative, mentre “tor via” significa sia “togliere via una cosa da un’altra, staccarla”, sia, come in questa frase. “distinguere, riconoscere”. In questo caso mio cognato diceva che non aveva riconosciuto una persona ad una certa distanza. Quindi “non l’o mia tolto via” significava “non l’ho riconosciuto”… Immagino che te la riderai un po’ di queste bizzarrie venete 😉
– arda de no ridar massa > guarda di non ridere troppo. 🙂

29 12 2013
Enrico M. Scano

Interessantissimo! Non avevo mai sentito questa espressione, però immagino che renda bene il fatto di non aver riconosciuto una persona! Quanto mi piacciono le lingue e i dialetti e i loro svariati modi di esprimere gli stessi concetti! Un universo meraviglioso! Anche “arda de no ridar massa” è carinissimo! In questo contesto “Massa” più che parente del “mas” spagnolo mi sembra collegato a massa intesa come “grande quantità” quindi appunto “troppo”. Oppure se è legato al mas spagnolo potrebbe significare “Guarda di no ridere più”! Chissà, sarebbe davvero bello fare uno studio su tute queste espressioni! 😀 Grazie per queste aggiunte!

29 12 2013
laurapozzani

P.S. Mi viene il sospetto che il nostro “massa” sia cugino del “mas” spagnolo…

2 06 2014
Omar Soffici

Forse sarà che è passato un po’ di tempo e le cose sono peggiorate, ma non capita tutti i giorni di trovare un bel post in cui si parla di cose interessanti senza che scatti la polemica. In questo caso c’era pure il pericolo di fondo, ma le persone intelligenti per fortuna capiscono quanto la diversità possa essere punto di unione attraverso l’accrescimento reciproco. Per cui grazie e un abbraccio a tutti voi.

2 06 2014
Enrico M. Scano

Grazie a te Omar per essere passato di qui e aver lasciato il tuo commento. La diversità è veramente un tesoro, uno strumento che deve essere di unione e non motivo di stupide divisioni. Un abbraccio! EMS

3 01 2015
annitapozzani

Interessante e piacevole da leggere sia il tuo articolo che i commenti correlati!

3 01 2015
Enrico James Scano

Grazie carissima Annita! Ora che me lo hai ricordato devo aggiornare questo post con altre interessanti espressioni. Bacio :*

20 07 2015
MattSomething

Io ti direi di aggiungere il classico “minch’e cuaddu” dato che è strausato un Sardegna
Non scrivo la descrizione perché son convinto che tu conosca già la parola e son curioso di vedere che scriverai a proposito:3

26 07 2015
Enrico James Scano

Ciao MattSomething, come darti torto? Molto usata pure questa espressione anche se non è certo elegante, come capiranno i nostri amici lettori visto che si riferisce al grande stupore che gli umani hanno davanti alle generose proporzioni dei genitali equini! Da lì entrato nell’uso comune come espressione sostitutiva di “Cavoli”, “Accipicchia” etc. Ciao Matt, chissà perché credo di sapere quale Matt sei! 😉

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