Diario di Ugo/ 20. La festa

27 04 2014

 

photo_alcoolPer il mio compleanno, i miei genitori hanno organizzato una festa in grande stile. Mio padre ha pagato un servizio di catering che ha organizzato l’evento nel nostro grande giardino di casa. Io sono riuscito ad invitare alcuni amici ma al resto hanno pensato tutto Mamma e Papà. Ovviamente hanno invitato anche i Ferretti. Ora Mamma, addobbata di gioielli come un albero di natale, si pavoneggia con Madame Ferretti mostrando quanti inservienti vi siano in giro. Passano fra gli invitati con grandi vassoi pieni di pizzette, antipasti, caviale, dolci, bicchieri di champagne. È una festa all’americana. Forse al di sopra delle nostre possibilità. Ma Papà deve far colpo su Ferretti. Nel mentre ha scoperto che il fratello è un imprenditore di successo che ha fra le mani molti lavori importanti. Si tratta di un nuovo, possibile importante cliente, non può lasciarseli sfuggire per nulla al mondo. Ovviamente c’è anche Annabella. E c’è pure Gilberto. Pirandello ha preferito rimanere chiuso nella mia stanza, come me non ama molto la mondanità. Mio fratello è nel retro della casa a fare stupidaggini con i suoi amici di scuola. Io sono in piedi, vicino alla fontana. (sì, i miei hanno voluto una fontana e una piccola piscina per fingere di essere ricchi e rispettabili). Ho un calice di vino bianco in mano. Parlo con Gilberto mentre lui tracanna champagne a volontà e si ingozza di tutto quello che gli capita a tiro. Sembra siano passati secoli da quando ha mangiato per l’ultima volta.  Gilberto sembra un vero morto di fame. Io invece non ho fame. Sto bevendo per dimenticare. Voglio dimenticare le brutture di questa vita distorta. Davanti mi passa Madame Ferretti. Oggi, per l’occasione, indossa un lungo abito bianco con un corto strascico, impreziosito da alcuni diamanti. Gilberto viene rapito dal luccichio di quelle pietre. Anche la madre di Annabella non è niente male, esclama. Io bevo ancora altro vino. Oggi ho voglia di cadere nell’oblio. Butto il bicchiere vuoto su di un tavolo e un po’ barcollante mi dirigo dentro casa. Lungo i cammino incontro Annabella. Mi vuole parlare. Ci appartiamo in un angolo del giardino. Non sa da dove cominciare. Io ho solo voglia di andare a svuotare la vescica e di buttarmi sul letto per abbandonarmi al sonno eterno, senza più risveglio. Poi Annabella si confida. Si è innamorata di me. Mi ama. Sono l’uomo della sua vita. Ama il mio modo di ascoltare senza interromperla mentre parla. Ha visto quanto mi luccicassero gli occhi al Seminario sulle Costruzioni (ma erano lacrime). Sa indovinare quello che penso e vuole avermi tutto per sé. Insieme diventeremo la nuova coppia del jet set, saremmo il Re e la Regina del Mattone, dell’Architettura e dell’Edilizia. Io strabuzzo gli occhi. Sono mezzo ubriaco e mi gira la testa. In questo momento ho solo voglia  di andare a pisciare. Capisco la metà di quello che dice. Vedo doppio. Le sto per dire che tra di noi non può funzionare e che non è affatto il mio tipo di donna quando, sfidando la mia puzza di alcol, mi salta al collo e si lancia in un bacio appassionato sulla bocca.  Moltissimi degli ospiti presenti vedono la scena. Anche le nostre famiglie. Il giorno dopo io e Annabella siamo fidanzati ufficialmente. La foto di noi insieme finisce sulla prima pagina del giornalino massone del loro club. Tutta la Facoltà lo sa. Nel capoluogo non si parla d’altro. Tutti vengono a saperlo. Nonna Gudape è in visibilio. Ugo Gudape è ufficialmente fidanzato con la figlia del Ferretti.

EMS 2014

 

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La Ragazza di Veermer

13 04 2014

ragazza_orecchino_perlaNon ero mai stato in Emilia-Romagna. L’occasione è capitata  finalmente la scorsa settimana quando mi sono recato nel capoluogo per visitare l’esposizione temporanea del famoso dipinto di Veermer La ragazza con l’orecchino di perla.   Era una giornata piovosa e Bologna mi è parsa più triste di quello che sicuramente è normalmente.  Ho percorso chilometri dei suoi bei portici e ho camminato per le antiche strade del centro. Ho trovato una città un po’ incerottata, con molte impalcature e antiestetici chioschi bianchi che fanno a pugni con l’architettura che li circonda. Piazza del Nettuno è molto bella ma è un peccato che la chiesa di San Petronio in Piazza Maggiore sia mezzo coperta a causa dei lavori di ristrutturazione, così come molti altri palazzi. Ho fatto le foto con le due torri principali ma non vi sono salito. Una, la torre della Garisenda,  è davvero molto pendente, altro che la torre di Pisa! Però sono davvero molto belle, e soprattutto molto alte. A pranzo ho potuto saggiare le originali Lasagne alla Bolognese in uno squisito locale del centro dove i tavoli erano disposti proprio attorno alla cucina. Dal punto di osservazione del mio tavolo potevo vedere i cuochi che armeggiavano con pentole e fornelli, proprio davanti agli occhi di tutti. Quando è stata suonata la campanella ho capito che le mie Lasagne d.o.c. erano in dirittura d’arrivo. Tutto veramente squisito. Unica nota dolente della giornata è stata proprio la mostra su Veermer.  La mostra, intitolata “Il mito della Golden Age – Da Veermer a Rembrandt – I capolavori del Museo Mauritshuis”,  si trova fino al 25 maggio presso Palazzo Fava, non molto distante da Piazza del Nettuno. L’attesa per entrare nel museo è stata lunghissima (più di quella degli Uffizi di Firenze!) e stavolta non sono uscito affatto soddisfatto. L’attesa non è valsa la pena. Ciò significa che non tutte le mostre escono col buco!  Il costo del biglietto è più alto anche di quello pagato a Palazzo Reale a Milano per vedere Klimt; vi è l’invito (quasi l’obbligo visto che te lo dicono quando fai il biglietto) di lasciare borse e borselli e tutti gli effetti personali al guardaroba all’entrata (manco fossimo in banca); audio-guide da noleggiare a parte (a Milano sono comprese nel biglietto).  Cinque sale (di piccole dimensioni) da visitare.  I dipinti più belli erano quelli di Rembrandt (credo fossero cinque in tutto). Enormi cartelloni scritti solo in italiano (niente inglese, ahi ahi!) e per giunta chilometrici, da leggersi nella penombra (in genere si riassumono le nozioni più importanti per evitare che i visitatori perdano la pazienza …e pure la vista!). Non appena ho sventuratamente espresso a bassa voce un giudizio sulla fattura di un quadro sono stato prontamente zittito con un odioso Ssssshhhhh dal personale. Stile casa di correzione. Manco fossimo in una biblioteca, in un cimitero o in una chiesa! Devo dire che non mi era mai capitato, eppure di mostre ne visito! Ma c’è sempre una prima volta. Il tutto aveva un non so che di comico e di irreale! Tutto per non disturbare le guide che coi loro immensi gruppi occupavano tutto lo spazio davanti ai quadri e rendevano difficoltoso avvicinarvisi. I Ssssshhhhh sibilavano molto spesso nell’aria e zittivano qualunque malcapitato che provasse a emettere qualsiasi commento di apprezzamento o no per le opere esposte. Inutile, era richiesto un religioso silenzio.  Tutto fino ad arrivare, molto velocemente (più velocemente della coda fatta per entrarci)  nell’ultima sala, la più grande, dove era esposto in solitaria, dietro a una grande teca di vetro, il dipinto della Ragazza di Veermer.  Una sala tutta per lei. Quando me la sono ritrovato davanti non ho provato alcuna emozione. In compenso ha una gran bella cornice! Personalmente credo che sia veramente un dipinto molto sopravalutato. Probabilmente ha acquisito fama grazie al film e ai libri e forse grazie alle vicende che l’hanno visto protagonista. Ma come dipinto in se stesso sarebbe potuto benissimo passare inosservato rispetto ad altri dello stesso Veermer, sicuramente più belli. O rispetto agli stessi quadri di Rembrandt esposti in questa mostra, assolutamente incredibili. (Ho amato la Suonatrice di violino, davvero ammaliante. Per i quadri di Rembrandt spezzo una lancia in favore dei faretti che erano sapientemente disposti e puntati in modo tale che i quadri quasi vivevano di vita propria!).  A dirla tutta, senza paura di sembrare blasfemo, ho trovato più interessante la Ragazza con l’orecchino di mortadella esposto in un negozio di salumi del centro! Nel muro di fronte alla teca della Ragazza di Veermer, vi era un altro grande cartellone a parete intera con altri chilometri di scritte riguardanti gli altri dipinti di Veermer (non esposti). Il tutto in una sala lasciata nella penombra, probabilmente per salvaguardare l’integrità del dipinto. Poveri occhi! Della serie: se vi comprate un libro su Veermer, ve lo leggete con calma a casa vostra o dove volete e state meglio.   Il Mauritshuis, il museo de L’Aia da dove il dipinto proviene,  è stato per anni in ristrutturazione e proprio la ristrutturazione è stata l’occasione per far viaggiare il dipinto per il mondo. Bologna è l’ultima tappa (l’unica in Europa)  del viaggio della Ragazza prima che faccia ritorno a casa sua, per sempre. Non mi resta che augurarle Bon voyage, Mademoiselle! Et adieu.

EMS

 

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Rembrandt, Suonatrice di violino (1626)

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Rembrandt -Ritratto di uomo anziano (1667)

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la Ragazza con l’orecchino di mortadella

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La coda a Palazzo Fava per entrare alla Mostra

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Piazza del Nettuno

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la Torre degli Asinelli e la Torre della Garisenda

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Sotto i portici di Bologna

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la cucina a vista dell’ottimo ristorante dove sono stato

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La Fontana del Nettuno

 

 





Alla scoperta di Klimt!

11 04 2014

2014-04-06 14.07.26E finalmente ho incontrato anche Klimt, il pittore. O meglio, ho incontrato la sua arte. Klimt è nato nel 1862 a Vienna ed è morto abbastanza giovane nel 1918, con ancora tanto da dare. Un vero peccato.  Ultimo capolavoro incompiuto Adamo ed Eva, che era esposto alla mostra che ho avuto la possibilità di visitare la scorsa settimana a Milano presso il Palazzo Reale. Una mostra riuscitissima e ben confezionata. Dopo aver affrontato una lunga fila sotto il sole insistente di aprile, con alle spalle il Duomo e la Galleria, finalmente ho cominciato il tour per le sale.  Audioguide gratuite per tutti e comprese nel biglietto. Cartelloni esplicativi in ogni sala, brevi e concisi, scritti sia in italiano che in inglese.  Luci puntate nelle direzioni giuste. E i quadri: splendidi, colorati, misteriosi, originali. Quadri di un artista ancora una volta incompreso dalla società in cui ha vissuto, o comunque non compreso appieno.  Un uomo, Gustav Klimt, molto legato alla sua famiglia. La morte del fratello minore Ernst, con cui lavorava in un trio assieme all’amico pittore Franz Matsch, lo segnò profondamente e lo fece allontanare dallo stesso Matsch per procedere poi a una sua carriera “da solista”. Fu uno degli artisti fondatori del gruppo artistico della Secessione, nato per dissociarsi dal conformismo della tradizione e per apportare delle novità nel campo artistico contemporaneo. Gli artisti fondatori fecero costruire un loro palazzo, il Palazzo della Secessione, dove vennero organizzate mostre periodiche degli artisti più promettenti, e fondarono pure una loro rivista, il Ver Sacrum (Primavera sacra).  Si diede inizio così alla sperimentazione di  nuove forme d’arte proiettate verso il presente e  distanti dal classicismo del passato. Ecco così lo stile klimtiano, con richiami all’arte bizantina, al gotico, al simbolismo accostati al dorato e al classico. Di particolare bellezza è il fregio di Beethoven che Klimt dipinse sui muri del Palazzo della Secessione in occasione della quattordicesima esposizione della Secessione Viennese nel 1902.  Il motivo ispiratore della sua opera è la Nona Sinfonia di Beethoven e ha un  significato molto profondo.  Nel fregio Klimt mostra il percorso che un cavaliere, la personificazione dell’artista,  deve compiere per arrivare ad abbracciare il regno ideale della pura gioia. Per arrivare all’abbraccio con la sua donna, personificazione dell’arte e della poesia, il cavaliere dovrà affrontare delle forze ostili, come le gorgoni e una grossa scimmia, che risultano essere la personificazione del materialismo e di tutto ciò che attenta allo spirito. Solo alla fine, dopo molte prove, l’artista-cavaliere ora senza corazza, completamente nudo, arriverà sano e salvo tra le braccia della sua donna, raggiungendo l’estasi amorosa attraverso l’arte.  C’è posto per l’amore anche nella vita  privata di Klimt.  Nonostante avesse molte amanti (molte erano le ragazze che posavano nude nel suo studio di pittura) e si dice avesse concepito ben 14 figli riconosciuti con altrettante donne, Klimt ebbe una compagna di vita, ossia la bella Emilie Floge. Si può dire che Emilie fosse la sua vera musa ispiratrice.  Quanta emozione nel vedere alla mostra le lettere originali che i due si scambiavano! Quella scrittura così antica e quei cuoricini disegnati da Klimt sulla carta mi hanno fatto emozionare!  Non vivevano  insieme ma passavano insieme lunghi periodi di vacanza. Una relazione diversa dal solito, per niente canonica. Lei gestiva un atelier di moda ed era abbastanza nota. Vi è un quadro che mi ha colpito alla mostra ed è quello di un girasole.  Questo fiore ha sembianze quasi umane e pare che dietro alla bellezza del girasole si celi proprio quella di Emilie, ritratta in molti altri dipinti. Nonostante Klimt avesse molte amanti ed Emilie probabilmente lo sapesse,  la loro relazione continuò fino alla morte dell’artista. Come ho detto prima, alla mostra era presente oltre alla star Salomè, che è uno dei suoi quadri più famosi  (emblema della donna tentatrice per l’uomo e femme fatale, tema caro a Klimt),  anche il dipinto Adamo ed Eva, l’ultimo quadro dell’artista. Si tratta di un quadro incompiuto perché Klimt ci stava lavorando quando fu colto dall’ictus che l’avrebbe ucciso.  Nello stesso anno, il 1918,  molti artisti della Secessione invece morirono tutti a causa della terribile epidemia dell’influenza spagnola che si era diffusa in tutta Europa. In Adamo ed Eva la donna ricopre un ruolo di primo piano: copre infatti  il corpo dell’uomo che sta dietro e ha la testa inclinata. Questa donna è diversa dalle donne longilinee che aveva dipinto fino a quel momento. Forse si trattava di un accenno a una svolta dell’artista, che però purtroppo non si è potuta realizzare.  Ci sarebbero chilometri di righe da scrivere ancora su Klimt e la sua arte. ma mi riserbo di scrivere altri post quando sarò stato a Vienna e avrò visto dal vero le sue altre meravigliose opere.

EMS

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In coda per la mostra di Gustav Klimt

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La coda per Klimt

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Salomè, 1909

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Il girasole, 1907

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Gustav Klimt ed Emilie Floge

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Klimt, fregio di Beethoven (1902) – Il cavaliere

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Klimt, Fregio di Beethoven – Le forze del male

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Klimt, fregio di Beethoven – L’abbraccio e l’estasi amorosa attraverso l’arte

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Klimt, Adamo ed Eva, 1918 (incompiuto)

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Io in Piazza del Duomo a Milano. Un saluto a tutti e grazie per essere passati nel mio blog! Alla prossima, EMS





Le UNPHOTO di ElleS

2 04 2014

Oggi Vi parlo delle creazioni di ElleS, una artista del 3D che dà vita a  magnifiche creazioni completamente virtuali di luoghi e scenari inesistenti. Lei ha battezzato questi lavori Unphoto, ossia “non fotografie”, ciò che sembra reale ma così non è. Ogni unphoto ha un titolo e un significato. Infatti le creazioni di ElleS sono fortemente metaforiche e ognuno di noi può trovare in esse qualcosa di personale, una diversa spiegazione individuale.  Ognuna contiene un animale- guida che rappresenta una qualità o una sensazione.  ElleS attualmente cura le ambientazioni della piattaforma italiana di MetaCosmo (www.metacosmo.it) dove ha dato vita a ricostruzioni in tre dimensioni di luoghi reali come intere parti di città italiane (Torino, Milano, Roma, Marostica e tante altre) o di fantastici luoghi incantati.

Qui di seguito Vi mostro tre delle sue unphoto unite a qualche mia considerazione personale. Ovviamente, mi ripeto, come per ogni forma d’arte ognuno ci vedrà qualcosa di personale.

La prima unphoto si intitola Happiness and vanity:

Happiness and vanity

Happiness and vanity

In Happiness e vanity  l’animale-guida è il Pavone.  Il Pavone rappresenta  tutto ciò che è bello e quindi anche la Felicità. ElleS dal poster cerca di afferrarlo ma sembra irraggiungibile.

 

 La seconda unphoto si intitola Disillusion:

Disillusion

Disillusion

In Disillusion  l’animale-guida è la Pantera. Il contrasto tra luce e buio mi suggerisce una transizione, un passaggio. Le rose mi fanno pensare alla passione, il soffio mi fa pensare alla vita, la pantera alle nostre paure nascoste nel buio del nostro Io. Quindi nell’insieme, contando che il titolo è disillusione, l’immagine mi fa pensare a tutto ciò che ci si aspetta dalla vita e che poi viene disilluso, un po’ dal destino e in parte a causa delle nostre stesse remore e paure di provare e mettersi in gioco.

La terza unphoto si intitola Rebirth:

Rebirth

Rebirth

In Rebirth l’animale-guida è la Farfalla. Qui per me emerge il senso della libertà e della leggerezza. La gabbia è vuota, la farfalla si è liberata ed è pronta a spiccare il volo verso quella grande luna che si vede attraverso i vetri, pronta a realizzare quei sogni rinchiusi per troppo tempo dentro a quei cassetti.

Sarebbe carino se ognuno di voi lasciasse un commento indicando quale unphoto vi ha colpito di più e quali sensazioni avete colto. Vi aspetto! EMS

ps: le foto sono soggette a copyright e l’artista mi ha concesso gentilmente di utilizzarle per l’articolo del mio blog.





Il passo silenzioso di Valentina

1 04 2014

Valentina-Giovagnini_14800_0Il passo silenzioso della neve: è questa la canzone con cui la giovane cantante Valentina Giovagnini mi stregò nel 2002 al Festival di Sanremo. Un pezzo dalle sonorità nuove, cantato in modo sentito e con un testo bellissimo. E’ quello che mi colpì all’epoca di questa ragazza bella e sconosciuta che aveva portato sul palco un pezzo che si apriva con il suono delle cornamuse. Tutt’altro genere rispetto al pezzo dell’esordiente e blanda Tatangelo, che le soffiò la vittoria per pochissimo. Nonostante ciò, Valentina Giovagnini ebbe un grande successo col suo pezzo e anche il suo secondo singolo Senza origine riuscì a rapirmi. Ciò che più mi piaceva era, oltre alla voce, l’interpretazione. Emergeva la passione e l’amore per ciò che faceva e soprattutto per ciò che cantava. Credeva fortemente in quei testi, li sentiva profondamente suoi e credo che arrivassero dritti all’anima degli ascoltatori.  Ciò emergeva chiaramente. Parlo al passato perché purtroppo un incidente stradale all’alba del 2009 si è portata via la vita di Valentina. Veramente una grande perdita. Io credo che il suo talento sia stato a lungo sottovalutato, preferendo a lei purtroppo generi con meno spessore e molto commerciali.  Con grande piacere sto seguendo la carriera della sorella minore di Valentina. Ho visto qualche giorno fa Benedetta, così si chiama, partecipare alle blind auditions di The Voice e passare il turno. Anche lei ha una voce potente e un genere tutto suo, più rock rispetto a quello di Valentina, ma molto brava. Ha dedicato la sua esibizione a Valentina e anche io mentre cantava pensavo a lei.  Mi sono commosso.

Era da tanto che volevo dedicare a Valentina un post sul mio blog perché ascolto spesso le sue canzoni e ho visto che tra qualche giorno ricade quello che era il suo compleanno. Il 6 aprile avrebbe compiuto 34 anni. Comunque Buon compleanno Valentina, ovunque tu sei. Te ne sei andata in punta di piedi ma la tua musica riecheggia ancora nella mia mente, un passo silenzioso che così silenzioso non è per chi sa sentire col cuore.   EMS

Qui sotto potete ascoltare i due pezzi che ho citato:

 








Silva Avanzi Rigobello

I tempi andati e i tempi di cottura

Serenamente Inquieta

Vita vergata e raccontata "vero su bianco"

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Da sempre vibra dentro Amore

tuttavia, la Poesia

Misky - Andrea Ibba Monni

Attore e spettatore di una vita tra palco e realtà

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

....all i want to....

LETIZIA CURSIO

Sogno Australiano - Australian Dream

Un salto, forse un tuffo. Sperando di poter tornare...

TUTTOLANDIA

"...il posto che mi piace si chiama mondo..."

Marisa Cossu

"Vola alta parola"

adriano porqueddu

journalist, tv presenter, communication consultant. official website

giuseppecartablog.wordpress.com/

SANTANDER è in arrivo!

Marco Guzzini - Tratti e Spunti

Storie, Inchiostro e Illustrazioni

Wanted One Dollar

Di tutto e di meglio... Un contenitore che va alla ricerca di notizie!

Sara Usai

Art...eggiando

diLetti e riLetti

La sola nazione che conti: la letteratura

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La lettura é il viaggio di chi non puó prendere un treno. (Francis de Croisset)

Tra le righe

pensieri, parole, pagine, emozioni

L'AlTrO (lato)

" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.