Diario di Ugo/ 21.Mirare, fuoco!

2 05 2014

 

mirareIl mio telefono comincia a squillare.  

È pomeriggio e mi sono assopito per circa un’ora sul letto del mio antro. Il trillo prepotente mi sveglia e mi fa sussultare. Solo dopo qualche secondo realizzo che non si tratta di un sogno, e, se non è il caro Gilberto a chiamare, può trattarsi di una telefonata che potrebbe cambiarmi la vita. Ho mandato l mio curriculum a destra e a manca ma ancora nessuno mi ha contattato, manco per uno straccio di colloquio. Quindi ogniqualvolta suona il mio cellulare si riaccendono in me tutte le mie speranze. In genere però a questo segue sempre una doccia fredda. Oltre a Gilberto, a chiamare infatti sono i poveri centralinisti dei Call center. Quindi ormai cerco di non farmi più tante illusioni. Stavolta però il trillo ha un qualcosa di diverso, me lo sento. Ecco che le mie illusioni tornano a fare capolino. Non c’è niente da fare.

Pronto? Parlo con il signor Ugo Gudape? La chiamo dalla casa editrice Veltronelli. Abbiamo visionato la raccolta di racconti che lei ci ha inviato l’anno scorso e l’abbiamo reputata  interessante per una pubblicazione cartacea. Venga la settimana prossima in sede  per parlare della nostra proposta editoriale.

Ok, sono alle stelle. Non era una proposta di lavoro ma è quasi qualcosa di meglio. Sarò un autore pubblicato e questo è solo l’inizio. Le mie storie verranno lette da un vasto pubblico e potrò veicolare i messaggi che mi stanno più a cuore.

Adesso squilla di nuovo il telefono. Non posso sperare che la fortuna bussi due volte di seguito alla mia porta. E infatti ora è Annabella a cercarmi. Mi dice che sono l’uomo più  invidiato della sua Facoltà. Mi sento come un bambolotto, come uno stupido giocattolo nelle sue mani. Annabella è tanto presa da se stessa che non prova alcun interesse verso ciò che pensano gli altri.  Le parlo della proposta editoriale che mi hanno appena fatto e lei mi risponde che il fidanzato di Annabella Ferretti non poteva che ricevere una proposta simile.  Mi sento svilito e avverto come se il peggio io lo deva ancora scoprire. A me sembra un incubo e non so neanche come ci sia finito dentro. Non ricordo chiaramente cosa sia successo. Poi Gilberto mi dice che io l’ho baciata davanti a decine di ospiti a un evento mondano. Quello si chiama fidanzamento. Dannazione a me. Stavo meglio quando stavo peggio.  Urge una mia ribellione, devo assolutamente organizzare un piano di salvataggio.

Passano i giorni e Annabella comincia a fantasticare sul nostro matrimonio. Sarà la cerimonia dell’anno. Sarà sulle prime pagine dei giornali. Un evento da favola. Ci sposeremo nella Basilica del Capoluogo che con quella lunga scalinata bianca è uno scenario incantevole. Lei arriverà in chiesa su un (pacchianissimo) cocchio trainato da 4 cavalli bianchi. Io arriverò su un bellissimo cavallo nero (terribile!). Ci sposerà il Vescovo. Poi faremo un ricevimento da sogno. Centinaia di invitati fra cui le più grandi autorità. Il sindaco, il Presidente della Regione, tutti gli amici del suo papi. Tutta la gente che conta. Le amiche che deve far ingelosire e far schiattare dall’invidia. Un pranzo sontuoso, da mille e una notte, allieterà i palati di tutti i convitati. Poi, a fine giornata, partiremo per il nostro viaggio di nozze. Faremo il giro del mondo, ci prenderemo tutto il tempo necessario. Dovremo fare le cose in grande per non deludere le aspettative di chi attende tutto questo e altro da una che si chiama Ferretti. E il piacere più grande si proverà non durante il viaggio ma bensì nel momento del ritorno quando racconteremo le nostre avventure e potremo leggere nei loro occhi la loro grande invidia. Ovviamente non avremo figli. Lei mica si vuole rovinare il corpo con le gravidanze. E non è propensa neppure all’adozione. Si potrebbe ricorrere a degli uteri in affitto però.  Perché il papi vuole una discendenza di veri Ferretti e non di Dna a casaccio, preso chissà dove.
Annabella è un fiume in piena adesso. I suoi progetti assomigliano a quelli che i terroristi fanno per i loro prigionieri. Io non voglio finire in un campo di concentramento. Sì, urge un piano di evasione da tutto questo. Io voglio essere libero, non un loro prigioniero. Dove è andato a finire quel carro armato che ero sicuro di essere diventato?  Ugo, è arrivato il momento. Devi parlare ad Annabella e alla sua famiglia. Costi quel che costi.  Mirare. Fuoco!

EMS, maggio 2014 

 

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