Diario intimo di Van Gogh

29 12 2014

IMG-20141224-WA0045Un Van Gogh più intimo e sconosciuto – e non quello dei famosi girasoli miliardari che siamo abituati a vedere –  quello presentato alla mostra “L’Uomo e la Natura” allestita fino a gennaio 2015 al Palazzo Reale di Milano. Il visitatore viene accolto in una confidenziale penombra da una lunga serie di disegni a matita che ritraggono contadini intenti a lavorare la terra con i tradizionali zoccoli ai piedi, particolari di attrezzi agricoli e minerari, famiglie delle campagne olandesi riunite attorno al desco famigliare (come il celebre “I mangiatori di patate”), i minatori e il duro lavoro nelle miniere. Il colore predominante è il marron, che è il colore della terra. Fu solo quando Van Gogh si trasferì a vivere nell’assolata e colorata Provenza che scoprì i colori accesi delle sue ultime opere. Van Gogh (1853-1890) era figlio di un pastore calvinista e fino a 27 anni visse fra le campagne in veste di missionario e predicatore. Fu solo a 28 anni che decise che avrebbe fatto l’artista. Come tutti noi, anche Van Gogh aveva un suo mito e il suo era Jean-Francois Millet, il famoso pittore francese, a cui si ispirava anche dal punto di vista umano e non solo pittorico. Era conscio di essere dotato di dono – di mani d’artista, come egli stesso diceva –  ma altrettanto conscio che avrebbe dovuto esercitarsi alacremente per acquisire la tecnica che non aveva. Così cominciò a ritrarre i soggetti del mondo agricolo, quello che conosceva meglio. Riprodusse molti dei disegni che erano contenuti nei libri degli esercizi ma li arricchì di particolari nuovi. Poi si concesse alla pittura e durante il suo soggiorno a Parigi riuscì a entrare in contatto con i maggiori artisti Impressionisti del momento da cui imparò altri segreti del mestiere. Non avendo sufficiente denaro per pagare dei modelli per esercitarsi nei ritratti, ritrasse se stesso numerose volte o ritrasse degli amici, a cui poi regalò i ritratti. Molti conoscenti gli portavano regolarmente dei mazzi di fiori per esercitarsi nella riproduzione di soggetti dal vero.  La famiglia dei Van Gogh era una famiglia altolocata e si allontanò da quel figlio considerato troppo bizzarro, testardo e fuori dalle righe. Avrebbero voluto che Vincent fosse un personaggio blasonato e rispettabile e non uno scapestrato che non riusciva neanche a vendere uno dei suoi dipinti (avessero solo lontanamente immaginato di avere n casa niente di meno che Vincent Van Gogh…). Infatti in tutta la sua breve vita Van Gogh riuscì a vendere solo il quadro La Vigna rossa. Ma in cuor suo l’artista sentiva che poiché gli era stata donata la vita allora era suo compito fare la differenza in questo mondo,  continuare a fare quello in cui credeva e inseguire i suoi sogni fino alla fine. E così fu.

Alla mostra sono presenti tantissime lettere della corrispondenza che Vincent durante la sua vita scambiò col fratello Théo, un mercante d’arte, l’unico con cui rimase sempre in contatto e che lo aiutò in più di una occasione. Emerge un Van Gogh innamorato della vita ma anche preoccupato per i suoi disturbi mentali, di cui si accorgeva ma che non riusciva a controllare. Depresso anche per non essere apprezzato come artista, ma conscio del suo valore.

Lasciando la mostra ci si commuove di fronte a uno dei suoi ultimissimi quadri, dipinto solo un mese prima della sua morte. Ritrae un bellissimo giardino colorato, un luogo che sembra essere un inno alla primavera e alla positività ma che troppo contrasta con la morte che il pittore si autoinflisse poco dopo. Emerge tutta la profondità dell’artista ma anche la sua intima malinconia. Van Gogh morì uccidendosi con due colpi di pistola in mezzo a un campo di grano, a soli 37 anni. Il mondo perse un grandissimo artista ma nessuno all’epoca se ne accorse. È con una lacrima che riga il viso che il visitatore si dirige pensieroso verso l’uscita.

EJS, dicembre 2014

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Autoritratto

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“I mangiatori di patate”

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Una contadina al lavoro

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Lavoratori nei campi

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Il bruciatore di stoppie

lavignarossa

“La vigna rossa”

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Ritratto di Joseph Roulin (il postino)

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Ritratto di Joseph Michel Ginoux

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Covoni di grano e luna che sorge

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Rose e peonie

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A Christmas wish (Il desiderio di Natale)

19 12 2014

alliwantforchristmasCondivido un racconto natalizio che ho scritto qualche anno fa ma che è sempre attuale. Con la speranza che tutto si aggiusti. 

Intirizzito, infilò nervosamente le mani in tasca. Faceva tanto freddo quella sera. Si era dimenticato di indossare i guanti e le sue mani stavano già diventando viola a causa delle basse temperature. Un berretto nero, un pesante giaccone e una grossa sciarpa blu gli riparavano il viso dalla gelida aria invernale. Camminava per le strade del centro, in cerca di qualche piccolo pensiero natalizio da regalare alle persone più care. Ma pur essendo a soli sette giorni dal Natale, per le strade regnava un’atmosfera strana e silenziosa. Non l’atmosfera festosa che solitamente si respirava nelle settimane prima della Vigilia. Dall’alto dei suoi 50 anni, ricordava luci, colori, musiche e tanta gente per le strade e a ingolfare i negozi per gli acquisti natalizi. Crescendo aveva sviluppato una terribile avversione per il consumismo natalizio ma adesso capiva che le strade deserte e i negozi vuoti a una settimana dal Natale erano persino uno spettacolo peggiore. I portafogli delle famiglie erano sempre più vuoti e sebbene qualche piccolo regalo lo si facesse ancora e valesse ancora la regola del “tanto basta il pensiero”, era conscio che tutto attorno a sé parlava di morte.  La sua città, come tante altre in quel periodo, stava morendo. Anzi, la sua città stava morendo un po’ di più delle altre purtroppo. Tante attività, storiche e meno storiche, avevano chiuso i battenti. Locali vuoti si presentavano ai suoi occhi, locali che un tempo erano stati il fiore all’occhiello della comunità erano costretti a chiudere ogni giorno per mancanza di entrate e incentivi. Locali dove un tempo brillavano luci e sorrisi, dove risuonavano discorsi e chiacchiere,  adesso erano vuoti e bui e recavano sulla porta dei vecchi cartelli ingialliti dalle intemperie con la scritta Affittasi Vendesi. Ma la sua città, tanto nobile, affascinante e con una lunga storia alle spalle,  moriva anche per tutto il resto. Da anni non c’era più un Teatro, nessuna opera veniva più rappresentata sul palco ormai polveroso. La cultura languiva in tutte le sue forme, non c’era lavoro,  non c’erano più luoghi di aggregazione, il Mercato arrancava, i trasporti erano allo sfascio,  la politica era lontana dalla gente e la popolazione tendeva sempre più a recarsi in centri vicini e lontani per soddisfare interessi e ambizioni. Non per niente il suo era stato dichiarato il territorio più povero dell’intero Stato.  La città, immersa in quell’aria gelida della sera,  gli pareva – adesso ancora più  chiaramente –  un grande albero senza più acqua, in procinto di seccarsi inesorabilmente e tristemente,  giorno dopo giorno, condannato a morte certa. Provò una morsa al cuore. Le sparute bancarelle  natalizie per le strade parevano  grigi resti di scheletri che un tempo erano stati corpi sani e floridi.  A ogni passo i ricordi di quei Natali festosi e rumorosi adesso svanivano in una lugubre processione di rami quasi secchi. E lui, sebbene amasse tanto la sua città, sentiva di non poter fare assolutamente niente da solo. Si ritrovò a esprimere un desiderio infantile, l’umile  richiesta allo Spirito del Natale di un bambino un po’ cresciuto: lo spirito del Natale avrebbe dovuto salvare la sua cara città. Ma si rese subito conto che solo la comunità, unita in uno sforzo comune, avrebbe potuto salvare quel grande albero morente il cui lustro andava ormai perdendosi tra l’indifferenza e il disinteresse di tutti. L’uomo si fermò al centro della principale piazza cittadina e si ritrovò a combattere contro le lacrime. A quel punto si augurò che i cuori di tutti i suoi concittadini venissero illuminati dalla magia dicembrina e che il nuovo anno potesse segnare un vero nuovo inizio di impegno condiviso, presa di coscienza e cooperazione per poter restituire finalmente a quell’Albero assetato la sua dignità perduta e la sua linfa vitale. Questo era l’unico e vero regalo che lui desiderasse davvero ricevere quel Natale: l’avvento di un tempo migliore.

Buon Natale a tutti e Felice Anno Nuovo 2015!  Enrico James





It rains noise (poem)*

8 12 2014

Here there is the english translation of one of my poems titled IT RAINS NOISE (PIOVE RUMORE) so that also my not italian friends can understand its meaning. And thanks to the blogger Aurore, below the english version there is also its french translation IL PLEUT DU BRUIT!  Enjoy, EJS

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La deriva

8 12 2014
Il mondo del futuro visto dalla Microsoft

Il mondo del futuro visto dalla Microsoft

In questo giorno di festa Vi presento un mio nuovo racconto. Da leggere davanti a un bel caminetto acceso visto che l’inverno oramai è tra di noi.  Si intitola LA DERIVA. Ciao, EJS

” Il mondo era quello che era.

In pochi erano rimasti a lavorare. Le macchine ormai svolgevano qualsiasi tipo di mansione  e l’intelligenza artificiale aveva messo all’angolo quella naturale creata da Dio. Così nelle grandi città le persone avevano tutto il tempo per divertirsi e abbandonarsi ai piaceri e ai vizi della vita.  Il denaro era stato abolito e ogni transazione avveniva secondo un credito calcolato in base al rendimento dei propri androidi, che avevano sembianze umane e venivano usati in ogni campo, anche per combattere le guerre. Nel contempo la povertà era sempre più dilagante. Si viveva fino a 150 anni e il tasso di natalità in moltissimi Paesi era ormai quasi azzerato. Non essendoci più bambini, a scuola si mandavano i cani e i gatti di famiglia per fornir loro un’educazione adeguata e si faceva a  gara per far primeggiare il proprio animale domestico sugli altri.

Le donne andavano in giro vestite con camicette di plastica trasparente secondo la nuova moda, per mettere in mostra seni sempre più piatti e androgini ed essere sempre più vicine agli uomini, anche fisicamente. Gli uomini indossavano invece maglie e pantaloni di neoprene super aderenti per mostrare ogni guizzo dei loro muscoli ottenuti senza alcuno sforzo in laboratorio.  Regnava sempre più l’irriverenza e sembrava che ogni limite esistesse solo per essere superato al più presto. Impazzava la moda di selfarsi nei cimiteri sulle tombe dei defunti, sorridenti e  in pose sconce di fianco alle foto di chi non c’era più. Le grandi star facevano la pipì per strada davanti ai paparazzi o defecavano in diretta sul palco a favore delle telecamere, davanti a migliaia di fan in visibilio. In tv impazzavano i reality show in cui il vincitore era il superstite che riusciva a uccidere tutti gli altri. Al cinema non c’erano più attori in carne e ossa ma attori creati digitalmente, così reali da sembrare veri, che potevano vivere centinaia di anni o morire se avevano fatto il loro tempo e lasciar così spazio ai nuovi volti e corpi digitali.  Insomma, era un mondo irrequieto, un mondo annoiato che non sapeva più come tirare a campare.

Io leggevo con stupore libri e articoli del secolo scorso estratti dalla Grande Rete Estesa e per tanti anni ho sognato quel mondo andato, dove c’erano  più decoro ed eleganza, quando c’era più spazio per il rispetto e un più profondo senso della vita.  Ogni tempo ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ma i pregi del nostro mondo io non riuscivo a vederli.

Qualcuno mi rimproverava dicendo che anche il nostro tempo non era tanto male e che non mi dovevo lamentare. Era il prezzo del progresso. Anche il Ventiduesimo Secolo aveva avuto i suoi mali. Ma io più leggevo e più mi innamoravo di quel passato.

Così, sempre più incalzato da tutti questi pensieri, alla fine presi coraggio e decisi di affrontare un viaggio senza ritorno, un viaggio nel passato. Mi offrii come cavia per gli esperimenti con la macchina del tempo, con tutti i rischi e i pericoli del caso. Fu tutto molto difficoltoso ma superai ogni prova. Nel mondo in cui sono giunto però non ho trovato la pace che cercavo. Vivo in una piccola città: i suoi abitanti sono molto cordiali, ci si aiuta tra vicini e c’è lavoro per tutti. Ma in questo mondo ho trovato anche corruzione, guerre, morte, emarginazione, fame, sete di potere, razzismo e tanta morbosità.  Tutte cose che in quel passato idealizzato che sognavo io non c’erano o sembravano non avere un ruolo predominante.

Solo adesso ho capito che aveva ragione chi mi diceva che il passato sembra sempre migliore del presente che viviamo. In verità è solo il tempo ad appannare i ricordi e a dare questa parvenza di luce alle cose.  Non si può parlare di progresso: la verità è che c’è solo una continua trasformazione, nel bene e nel male.

Giornalmente trasmetto tutti i dati che rilevo attraverso un sistema di onde radio-luce. Sono conscio dell’importanza che il mio ruolo ha per la ricerca storica ma la certezza di non poter più tornare indietro mi fa sentire ancora più solo.

C’è del pentimento per la mia scelta. Oramai sono un androide alla deriva.”

EJS





L’angolo delle Curiosità: l’8 dicembre pagano

8 12 2014

L’8 dicembre gli antichi Romani festeggiavano i Tiberinalia. La leggenda raccontava che il vecchio Dio Tiberio un giorno cadde nel fiume Tevere dove annegò. Il suo spirito si trasferì nelle acque del fiume e da quel momento in poi il fiume prese appunto il suo nome attuale. Il dio Tiberio sfogò la sua rabbia rendendo il fiume pericoloso e molto impetuoso. Così l’8 dicembre i Romani diedero vita ai Tiberinalia, ossia a una serie di cerimonie di benedizione delle acque in modo tale che il Dio non scatenasse l’ira del fiume contro di loro.  In Egitto invece si festeggiava la dea Nieth, una dea guerriera, protettrice della caccia e della morte.  Secondo una tradizione millenaria, inoltre, in Europa si festeggiava anche la Festa dei 4 elementi.  In Italia, nella cittadina di Atri (Teramo) vi è tuttora, ad esempio, la tradizione della Notte dei Faugni, ossia dei grandi falò atti a purificare col fuoco ogni male.

EJS





Recensione di “Tempi moderni” della blogger Aurore*

6 12 2014

Riporto qui la bellissima recensione che la cara amica e blogger Aurore ha fatto del mio libro “Tempi moderni”. Aurore è riuscita a cogliere moltissime delle sfumature dei miei racconti e le mie intenzioni. Inoltre mi ha anche descritto a me stesso e questa per me è una novità, non ci sono abituato. Grazie alle sue parole ho scoperto qualcosa in più di me. Perché non si finisce mai di conoscerci meglio. Mentre leggevo la recensione e mi portavo avanti con le righe, cresceva in me il dispiacere di vedere avvicinarsi la fine, così come succede con del buon cibo quando stiamo per arrivare all’ultimo boccone! Quindi grazie Aurore per questo regalo natalizio. Sappi che l’ho molto gradito! Ecco a voi la sua recensione intitolata “COGLIERE LE SFUMATURE” dal suo blog wordpress “Intensamente presente”:

Impari a cogliere le sfumature!” con queste parole si chiude il primo di una splendida raccolta di racconti e poesie pubblicata in un libretto dal titolo “Tempi moderni” dall’amico blogger Enrico James Scano.

Ho citato questa frase perché a mio parere racchiude il succo di quest’opera: l’autore ha saputo cogliere molte “sfumature” della vita moderna e trasferirle in racconti, talvolta anche micro-racconti, con grande abilità.

Per conoscere le intenzioni di Enrico nella sua proposta letteraria, vi rinvio al post che ha pubblicato sul suo blog.

Ecco invece le mie impressioni. Innanzitutto sono affascinata dallo stile: una capacità di sintesi eccezionale che ho sempre ammirato in chi la possiede in quanto io ne sono proprio priva! Con pochi tratti, come un disegnatore esperto fa un ritratto che permette di riconoscere non solo le sembianze fisiche ma anche il carattere della persona, così Scano ti fa capire la storia di una vita o percepire l’anima del personaggio protagonista del racconto. Altra sua abilità è quella di sorprenderti, in tanti modi ma sicuramente spesso con il finale inatteso, che non è proprio quello che ti sei immaginato leggendo le prime righe del testo. E ti sembra che l’autore si sia un po’ divertito alle tue spalle, quasi dicesse “Eh lo so a cosa stai pensando, caro lettore… dove credi io vada a parare, ma invece non è così, guarda qua come va a finire… vedi quante sorprese può riservare la vita?” , ed io mi sono ritrovata a sorridere alla fine di quasi tutti i racconti. Quasi tutti perché, malgrado alcuni trattino il tormento interiore che molte persone vivono in questo periodo di crisi di tutto (nei nostri “Tempi moderni”), quasi tutti, appunto, hanno comunque una nota di speranza e ottimismo, ti portano un raggio di sole… qualche racconto invece ti invita di più a riflettere su situazioni paradossali che viviamo e ti lasciano un po’ di amaro in bocca, ad esempio i racconti di fantascienza che a ben guardare non sono poi così fantascientifici, piuttosto quasi una satira dei tempi moderni ed un’allerta a non crearci un futuro ancora peggiore.

Ho parlato di racconti fantascientifici, eh già, in questo libro di sole 68 pagine c’è spazio per tante cose: la fantasia, i sentimenti, la riflessione, ci sono storie d’amore tenere, si parla dell’amore vero, quello che dà il senso a tutta una vita, con una grande sensibilità e dolcezza, si parla di persone coraggiose che sanno andare avanti anche dopo un grave dolore o innumerevoli prove e cadute, di persone che alla fine trovano la forza per tirar fuori i sogni dai cassetti e crederci ancora, di felicità che sta nelle piccole cose e nel donarsi agli altri… e ancora tante altre cose. Ecco tutto un piccolo universo di persone e di piccole-grandi vite rappresentate con molte sfumature e senza dilungarsi in descrizioni o analisi psicologiche barbose, buone solo per addormentarsi leggendo… no, tutto con uno stile fluido, leggero, sintetico ed efficace.

L’autore “vive” quello che sentono i personaggi e noi lettori con lui.

Mi fermo, perché come dicevo, la sintesi purtroppo non è proprio una mia qualità… ma spero di essere riuscita a farvi incuriosire verso questo piacevolissimo libro e che magari vi venga la voglia anche di leggerlo o regalarlo.

Bravo Enrico! A mio modesto parere, tu sei un vero artista e ti auguro il successo che meriti.

Aurore 2014

enricomscano.wordpress.com/2014/11/26/tempi-moderni-il-mio-libro/





Piove rumore

6 12 2014

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Piove rumore!  Speriamo che presto esca fuori l’arcobaleno!  🙂 Buon weekend Amici! EJS








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La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.