Per un pugno di felicità

30 07 2016

 

Smiling chef with a curling black moustache

fonte immagine:  www.123rf.com

Tanti anni fa, quando lavoravo in una grossa azienda di telecomunicazioni, durante la pausa pranzo  ero solito andare a mangiare qualcosa al self service Da Giulietta. Il locale si trovava in fondo ad un’anonima traversa di una via trafficatissima del capoluogo. Avevo scoperto  questo posto per caso. Era come il mio rifugio magico dallo stress del lavoro d’ufficio. Una dimensione altra che mi faceva estraniare per mezz’ora dai problemi legati al mio mondo interiore. Da Giulietta regnava la distensione e la cortesia. Non appena entravi venivi accolto dal sorriso della proprietaria, una bella ed elegante signora bionda sui 50 anni. Aveva un atteggiamento materno e non dimenticava mai di farti sentire a casa. Si ricordava di tutti i suoi clienti abituali e li trattava quasi come fossero dei figli. Dopo aver fatto, con molta discrezione, qualche domanda di rito su come andassero le cose nella tua vita, faceva una piroetta e spariva nelle cucine. A quel punto mi munivo di vassoio, posate, tovagliolo, bicchiere, una pagnotta e una bottiglietta d’acqua. Ad attendermi al bancone delle pietanze c’era lui, l’uomo più felice che abbia mai conosciuto. O almeno dava tutta l’aria di esserlo. Non conoscendo il suo nome l’avevo ribattezzato Baffone per i suoi grossi baffi neri. Era pelato ma portava quasi sempre un cappellino bianco da chef. Aveva sì e no 50 anni pure lui ed era alto e di corporatura robusta. Era sempre di buon umore, non l’ho visto una volta nervoso o con il muso. E il suo buon umore era assolutamente contagioso. Ogni giorno mi chiedevo da dove prendesse la forza per essere così. Un omone sempre gentile e paziente con tutti. Mai corrucciato o nervoso. Io, al contrario, a  stento riuscivo a essere spensierato per cinque minuti di fila.  Baffone invece dispensava gioia ai suoi clienti, servita assieme al primo, al secondo e al contorno. C’era qualcosa di intangibile in quei piatti. Più dolce di un dolce. Più digestivo di un amaro. Più eccitante di un caffè. Baffone con la sua felicità di vivere riusciva a raddrizzare una giornata, a farti credere che il mondo potesse essere migliore di così come era, che tutto fosse possibile. Ti regalava la certezza che c’era sempre speranza e che un sorriso e una risata potevano curarti l’anima. Le sue battute erano sagaci, sempre sul pezzo. Il suo spirito ti penetrava le ossa, per poi toccare la tua anima.

Ma non appena uscivo dal locale il mondo a poco a poco tornava nel  grigiore di sempre. Immerso in quella giungla metropolitana camminavo con le mani in tasca e pensavo alla mia vita piena di salite e nuvole.  E sognavo di poter  essere come Baffone, per affrontare tutto con più ironia e leggerezza.

Un giorno, preso dalla curiosità, mi feci avanti e gli chiesi spudoratamente da dove togliesse fuori quella gioia di vivere.  Gli chiesi come facesse a essere ogni giorno così felice in un mondo così difficile. Lui mi prese in contropiede e mi rispose sicuro di sé: “la felicità è l’unica scelta che possiamo fare ogni giorno se vogliamo vivere felici”. Ricordo che rimasi interdetto di fronte a quella breve spiegazione. Lo disse con tale convinzione da sembrare la verità più semplice del mondo. Mi sorrise e tornò a dispensare sogni ai suoi clienti.

Dopo vari anni fui costretto a cambiare attività perché l’Azienda in seguito alla crisi economica aveva fatto ricorso al taglio del personale e mi ero ritrovato da un giorno all’altro senza lavoro. E con grande rammarico fui costretto anche a dire addio alle mie pause pranzo da Giulietta.  Credo che dire addio a quel piccolo enclave fatato mi costò più lacrime che la perdita del lavoro in sé. Per anni evitai con cura di capitare in quei paraggi perché occhio non vede cuore non duole – o così almeno si dice. Ma un giorno sentii che ero pronto a tornare in quella anonima traversa del capoluogo, presso quel portale dimensionale dove potevo pescare un po’ di effimera felicità. Quando mi trovai davanti al locale, o di quello che ne restava, rimasi stordito. Non sapevo che avesse chiuso i battenti. Provai una fitta al cuore. Le lettere dell’insegna erano a penzoloni, alcune di loro erano cadute e se ne erano perse le tracce da chissà quanto tempo.  Le grate delle serrande abbassate erano impolverate e arrugginite ma riuscii comunque a dare  un’occhiata all’interno attraverso le sbarre. Era ancora tutto come mi ricordavo, tutti i banchi e i tavoli al loro posto. Ma adesso era un luogo buio e tetro, senza più  la vita dentro. Ad un tratto mi arrivò all’orecchio l’eco dei fasti passati quando ancora le risate e il tintinnio dei piatti risuonavano come un canto a due voci per i commensali. Abbassai lo sguardo e mi commossi. Me ne andai via a testa basta e con di nuovo le mani in tasca.

Da poco un collega dell’epoca  ha riaperto la ferita . Mi ha chiamato per farmi sapere che una nuova attività gastronomica è stata avviata laddove prima c’era il self service da Giulietta. Così non ho perso tempo e mi sono precipitato in zona apposta, se non altro per poter di nuovo calcare il palcoscenico della nostalgia di quegli anni che adesso, a distanza di tempo, mi sembravano i più felici della mia vita. Non appena ho varcato la soglia mi sono reso conto che il locale è stato completamente ristrutturato e ci sono  state modifiche significative che ne hanno modificato nettamente l’aspetto. Ho fatto un po’ di fatica a riconoscere l’angolo dove mi sedevo abitualmente a mangiare e l’ingresso delle cucine dove la Signora bionda si ritirava dopo averci coccolato un po’. Inoltre il locale adesso ha un nome bizzarro, un nome americano, e ho scoperto che  si tratta di una catena in franchising di cibo spazzatura. Subito ho notato dietro al bancone principale una ragazza con un cappellino a visiera seduta in un angolo. Ha alzato distrattamente lo sguardo biascicando un impercettibile saluto e ha continuato a sfogliare la rivista che aveva fra le mani. Quando ho schiarito la voce per richiamare la sua attenzione si è alzata svogliatamente e masticando le parole assieme al chewing gum che aveva in bocca mi ha chiesto in un modo un po’ sgarbato che volevo.  Mi è venuto spontaneo risponderle:  – Una porzione di felicità, grazie! Condita con tanti sorrisi e un pizzico di gioia e cortesia, per favore. Per un attimo la ragazza ha smesso di masticare, ha strabuzzato gli occhi e mi ha guardato come fossi pazzo. Al che le ho detto ancora: Lasci stare, lei non può capire. Ci sono i miei ricordi qua dentro. In quell’angolo là in fondo c’è la Signora bionda, adesso sta piroettando verso le cucine.  Proprio a fianco a lei invece c’è Baffone, lasci fare a lui.

Così come per magia in un istante mi sono ritrovato catapultato di nuovo da Giulietta. Il locale ha riacquistato in un baleno la sua antica fisionomia. Baffone era lì davanti a me che mi sorrideva di nuovo con aria bonaria e mi rassicurava. Andrà tutto bene, mi ha detto.

Ho sentito le farfalle nello stomaco per l’emozione.  Sono felice.

Per me il solito, grazie.

ENRICO JAMES SCANO

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One response

30 07 2016
Aurore2014

Che bello ritrovarti caro Enrico! Molto piacevole e toccante il tuo racconto. Hai descritto sensazioni che è capitato anche a me di provare, come andare in un locale più per l’accoglienza, la simpatia del personale che per il resto e di rimanerci male se poi questo luogo è andato in rovina o è stato completamente trasformato; proprio di recente sono stata un paio di giorni in vacanza a Como e mi sono diretta subito la prima sera ad un semplice ristorantino italiano in cui mi ero trovata benissimo due anni fa… che tristezza, c’era un locale che non saprei ben definire gestito da stranieri e tutto era diverso… così con dispiacere me ne sono andata! Tu sei stato più bravo, sei riuscito ad entrare e a rivedere tutto come prima con la tua immaginazione! Comunque sono molto sagge le tue riflessioni sulla felicità, le condivido ma ammetto che riesco raramente a metterle in pratica. Bisognerebbe sempre sforzarsi di farlo, altrimenti che vita facciamo?
Ti auguro tanta felicità. Ti ho nei miei pensieri, un grande abbraccio. 🙂 ❤

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