Un vaffanculo è per sempre

19 09 2016

keep-calm-and-vaffanculo

<<Sa che c’é? Se ne vada a fare in culo!>>

Queste furono le parole che la docente urlò in faccia al Preside e che risuonarono nell’andito centrale della scuola davanti a un incredulo manipolo di studenti. Fu così che un anonimo pomeriggio di Marzo prese tutt’altra piega. La bidella si fece il segno della croce mentre gli studenti si guardarono in faccia tra di loro come per sincerarsi che quello a cui avevano appena assistito fosse reale. Qualcuno rimase a bocca aperta per parecchi minuti. La scena in sé aveva un qualcosa di tragicomico: le vene del collo della donna, che aveva gli occhi iniettati di sangue,  si erano gonfiate così tanto da sembrare sul punto di scoppiare. Il Preside, invece, già di pelle rossiccia di natura, era diventato paonazzo per l’onta subita in pubblico a opera della terribile professoressa Carta. L’insegnante aveva appena tenuto, in gran segreto,  una lezione extra di recupero per l’intera classe. Infatti, tra fischi e lazzi, ci si era ritrovati a Marzo con grosse falle da colmare.  Lungo il tragitto dall’aula all’uscita della scuola la Carta si era imbattuta nel Preside, che non si aspettava di trovarli lì a quell’ora.  Nei giorni precedenti c’erano stati dei dissapori tra di loro per quanto riguardava il programma non rispettato e quelle lezioni di recupero che lui non aveva autorizzato. Lei, testarda com’era, se ne era fregata e aveva fatto di testa sua. Era una donna di polso, intraprendente, molto coriacea e in alcune occasioni irosa. Spesso anche molto pedante, come riferivano i suoi studenti. Tendeva sempre a farsi gli affari degli altri e a mettere il naso anche dove non avrebbe dovuto. Fuori dalla scuola assumeva l’atteggiamento di un investigatore privato e il giorno dopo in classe, come prima cosa, era solita interrogare i suoi studenti per sapere cosa ci facessero a tale ora con tale persona in tal punto della città. E non perdeva occasione per far loro la ramanzina. Era convinta che il suo ruolo andasse oltre quello della normale insegnante che tiene la sua lezione e se ne frega della sfera personale dei suoi alunni. Così si prodigava in tutti i modi per non perdere di vista le mosse dei suoi pupilli, per poterli seguire meglio e riportarli sulla retta via nel caso imboccassero strade sbagliate. Voleva essere una sorta di psicologa dei suoi studenti, una confidente, un pastore che bada al suo gregge. L’intento forse era giusto ma lo portava avanti nel modo errato perché chiunque capitava nelle sue grinfie finiva per essere umiliato.

<<Lavinia, ieri ti ho vista in piazza. Eri col tuo ragazzino e gli infilavi la mano dentro la camicia aperta e poi gli accarezzavi il petto mentre lo baciavi! Che cosa sconcia! Per Dio! Ti sembra un comportamento decoroso da tenere in pubblico? Sembravate sotto i riflettori di un film porno! Vergogna! Se volete accoppiarvi lo fate a casa invece di farlo in pubblico!>>

<<E tu Gloria? Cambi ragazzo ogni volta che ti cambi le mutande?! Ti vedo ogni giorno con un tipo diverso! Per giunta ragazzi molto più grandi di te. Ma quanti anni hanno? Continua di questo passo e ti scambieranno per una puttana! >>

<< E vogliamo parlare di te, Luigi? Sempre a spasso con quel cane aggressivo e più grosso di te, per incutere paura alla gente e mostrare la tua presunta grandezza e mascolinità, quando invece sei una mezza checca!>>

<< A voi, invece, Maurizio e Nicola, non vi vedo mai in giro. Come mai? Sempre rintanati in casa a far finta di studiare come dei secchioni? Per cosa, per la gloria? Vi farebbe bene uscire… fatevi una vita! Oltre alla scuola c’è di più!>>

<< Marco, tu invece sempre circondato dalle ragazzine! Se non stai attento ne metterai qualcuna incinta e poi solo Dio sa quanto ci vorrà a calmare la disperazione  dei tuoi genitori!>>

Insomma, la Professoressa Carta ne aveva una per tutti e sembrava mai contenta di nulla. Diceva spesso parolacce, era molto dura ed era una grande sostenitrice dell’importanza del Vaffanculo. Aveva una vera e propria teoria sul vaffanculo. Diceva sempre:

<<Ragazzi, ricordate, il vaffanculo è sì una parolaccia ma ha una carica enorme, è un’arma potente. Quando ci vuole, ci vuole! Usatela quindi! Non ha mai ucciso nessuno! Detta al momento giusto è un vero e proprio toccasana. E’ molto liberatorio e ti permette, detto  col giusto tono, di colpire l’avversario e affondarlo.>>

Ma nessuno di loro  si sarebbe aspettato mai di sentirglielo  urlare, come in quel momento,  contro quella simpatica canaglia del Preside, davanti a un pubblico per giunta! Il Preside, ovviamente, in quell’occasione reagì a quell’insulto alzando la voce e intimandole di non permettersi mai più di rivolgersi a lui in quel modo oltraggioso. Lei, per tutta risposta, non contenta del Vaffanculo gli sparò col dito medio un ghigno ben assestato di fronte alla faccia, girò sui tacchi e se ne andò borbottando qualcosa tra sé e sé. Adesso era il Preside a essere rimasto a bocca aperta per l’umiliazione. Gli studenti lo guardarono con la faccia di chi sa cosa si prova e poi  corsero via per sfuggire a quella situazione che era diventata imbarazzante per tutti.

La mattina seguente la professoressa Carta si presentò in classe come se niente fosse successo.  Alla prima occasione, però,  prese la palla al balzo per parlare della scenata della sera precedente. Spiegò di essersi tolta un sassolino dalla scarpa  ma disse anche di essersi pentita del gesto. Non per il vaffanculo urlato in faccia al Preside, no, quello se lo meritava tutto. E pure il ghigno era meritato. Ma non si poteva perdonare di esserselo lasciato sfuggire in loro presenza. Non era assolutamente quello il momento giusto. Era stata troppo impulsiva.  In tal modo si scusò e la cosa sorprese tutti perché mai era accaduto di vederla così pentita. Per quanto riguardava il Preside, appena finita la lezione sarebbe andata a scusarsi anche con lui comunque. Era una donna di classe, lei.  L’etichetta prevedeva questo. Ma sorrise compiaciuta perché – disse – adesso il Preside l’avrebbe rispettata ancora di più.  Quell’uomo era un debole. La temeva e non le avrebbe torto un capello.

<<Perché, vedete ragazzi, la verità è che spesso è necessario imporsi nella vita. Lo si impara a fatica con gli anni. Altrimenti in men che non si dica vi calpesteranno e i primi a soccombere sarete voi. A volte bisogna ribellarsi per essere ascoltati o rispettati. Per far valere i propri diritti. Anche in modo duro. Anche con un vaffanculo. Senza guardare in faccia a nessuno. Di questo fatene tesoro,  è una delle più importanti lezioni che io possa darvi.>>

A quel punto Giuseppe, il clown della classe,  alzò la mano e chiese di poter intervenire. Ridacchiando, disse:

<<Quindi Prof, sta dicendo che anche noi, per essere coerenti, possiamo mandarla a quel posto quando fa la rompipalle e non vogliamo soccombere di fronte ai suoi scleri?>>

<<No, Giuseppe, assolutamente no, non ne hai capito niente, come sempre. Provateci e vi boccio tutti, dal primo all’ultimo!>>. <<Adesso passiamo a cose serie, interroghiamo. Anzi, prima parliamo proprio di te, Giuseppe. L’altro ieri ti ho visto in centro….>>

Enrico James Scano

 

 

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