Nuovo riconoscimento nel nome di Tarkovskij*

26 11 2014

mariosoldatiQualche giorno fa a Torino il mio lavoro su Andrej Tarkovskij ha ricevuto l’attenzione della Giuria dell’insigne Premio letterario “Mario Soldati” organizzato dal prestigioso Centro Pannunzio ed è arrivato tra le opere finaliste ricevendo un riconoscimento e le congratulazioni della Presidentessa, la Professoressa Cala Zullo Piccoli. La cerimonia di premiazione è stata emozionante e ho dedicato questo nuovo traguardo proprio ad Andrej Tarkovskij, a cui viene dato sempre troppo poco risalto. Come mi ha detto la Professoressa al momento della consegna del riconoscimento, Tarkovskij è un vero mito. Il suo, il mio e quello di tanti. Molti hanno manifestato l’interesse di visionare il mio lavoro ed è per questo che ho deciso di mettere a disposizione il PDF del lavoro che ho fatto così chi ne ha il piacere può leggerlo comodamente a casa. Per visualizzarlo potete cliccare sul seguente link:

FILE PDF del lavoro su Tarkovskij di Enrico James Scano

premiazionePannunzio

Il momento della premiazione. Stretta di mano con la Professoressa Carla Zullo Piccoli “Tarkovskij è uno dei miei miti” ha detto 🙂

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Unsung hero

10 08 2014

Oggi voglio condividere un video che sta circolando da qualche tempo sui social network e altro non è che lo spot di una agenzia thailandese di assicurazioni sulla vita. Ma è più di uno spot. Si tratta di un video bellissimo e dal significato molto profondo. Una piccola opera d’arte, da applausi.  La prima volta che l’ho visto mi sono commosso fino alle lacrime e ogni volta che lo vedo provo delle emozioni uniche. Si intitola Unsung Hero. Racconta una storia, una storia che ruota attorno al Bene e che chiunque di noi potrebbe scrivere ogni giorno. Basta solo volerlo, non servono chissà quali possibilità per fare del bene e  per aiutare il nostro prossimo. Si riallaccia strettamente alla filosofia di vita del mio caro Tarkovskij  ossia farsi portatori e diffondere la luce del bene in quel cammino, in quel viaggio che è la nostra esistenza. Inoltre, come pensa Paulo Coelho, ogni azione che compiamo non ci impoverisce ma, anzi,  nel lungo periodo dà origine a degli effetti che invece ci arricchiscono e migliorano anche la nostra vita. Il ragazzo del video è un piccolo eroe. Compie delle azioni semplici, ma allo stesso tempo sono grandi: sposta una pianta rinsecchita sotto il getto d’acqua di un pluviale, aiuta una ambulante col suo carrettino, dà da mangiare a un cane di strada, regala caschi di banane alla sua vicina. L’azione che più lo impoverisce è fare la carità e privarsi di tutto il denaro che ha nel portafogli, sotto lo sguardo di dissenso di chi gli sta attorno. Ma poi accadono dei piccoli miracoli e la moneta con cui il giovane sarà ripagato non è la fama, non sarà una apparizione in tv ma sono proprio le Emozioni. E questa è una energia contagiosa, che si irradia e contagia anche a chi sta intorno a noi! Tutti possiamo essere quotidianamente dei piccoli eroi.  Per un mondo più bello e felice. Buona visione!

ps: ho preso in prestito il video dal canale Youtube di  “Woman, simply woman” (Daniela Havarneanu) che ha arricchito il filmato con un sipario di apertura e l’aforisma di Jean-Paul Sartre “The poor don’t know  that their function in life is to exercise our generosity. Ossia: “I poveri non sanno che la loro funzione nella vita è esercitare la nostra generosità”.

Ecco il video:





Il Bambolotto

26 03 2014

208Nella mia tesi su Nostalghia, penultimo film di Tarkovskij, tra gli altri ho analizzato i fotogrammi in bianco e nero che ritraggono la fotografia di un bambolotto appesa a un muro che lentamente emerge dal buio.  L’immagine appare nel momento in cui la musica dell‘Inno alla Gioia di Beethoven all’improvviso si blocca ed è in forte contrasto con quel canto gioioso inneggiante a Dio e all’unione delle anime. Il bambolotto esprime il disagio delle fasce più deboli della popolazione, primi tra tutti i bambini.  Si tratta di un grido di aiuto delle nuove generazioni affinché qualcosa venga fatto per loro prima che sia troppo tardi. Trovo ciò molto attuale se consideriamo che il film risale al 1983 ed è stato scritto nel 1979.  Quello che dovrebbe essere il giocattolo di un’infanzia felice e spensierata viene presentato qui da Tarkovskij come un bambolotto mutilato, senza gambe e senza braccia e con le orbite incavate. Si tratta di un’accusa verso la società e la sua colpevole cecità. Sappiamo tutti purtroppo quanto sia difficile essere giovani  oggi e lottare per il proprio futuro che rischia ogni giorno di essere rubato per sempre. Il tema dell’infanzia è molto ricorrente nella cinematografia di Tarkovskij. Nel film quando il protagonista  chiede al suo mentore perché debba  compiere il rito della candela e quindi portare la sua luce nel mondo gli viene risposto porgendogli non a caso la domanda “Tu hai figli?”. La nostra personale missione di luce quindi è qualcosa di urgente e non rimandabile, la dobbiamo sentire, abbracciare già ora, subito, adesso, per contrastare il buio da cui è avvolto il bambolotto, simbolo del nostro futuro, dei nostri figli e del futuro di chi verrà. Ne siamo tutti responsabili, nessuno escluso. Tarkovskij non avrebbe potuto rappresentare meglio questa istanza. Ancora una volta ringrazio questo grande Maestro e il Destino per avermi fatto incrociare la sua poetica.

EMS

 

 

 

 





Si oscura la vista

12 03 2014

candela

Si oscura la vista 

La mia forza

Sono due invisibili dardi adamantini.

Si offusca l’udito, pieno del rimbombo lontano

E del respiro della casa paterna;

Si indeboliscono i gangli dei duri muscoli

Come buoi canuti all’aratura,

E non più quando è notte alle mie spalle

Risplendono due ali.

 Sono una candela, nella festa mi sono consumato.

All’alba raccogliete la mia disciolta cera,

E questa pagina vi suggerirà

Di che cosa piangere e di che cosa essere fieri

Come donare l’ultima porzione di gioia

E morire in levità

E al riparo di un tetto casuale

Ardere dopo la morte come parola.

Questa poesia dal titolo “Si oscura la vista” è stata scritta dal poeta russo Arsenij Tarkovskij (1907-1989), padre del regista Andrej Tarkovskij. La poesia viene recitata in una delle ultime scene del film “Nostalghia” (1983) che ho analizzato per la mia tesi di laurea.  Si tratta di versi molto profondi che fanno riferimento al testamento dell’artista, e non  solo. Durante la vita e la propria carriera, l’artista infatti illumina il mondo con la luce della sua ardente candela e alla sua morte le sue opere sono la sua disciolta cera. Disciolta cera che continua a vivere anche dopo la morte, non solo nel tempo ma anche nello spazio “al riparo di un tetto casuale” ossia dovunque nel mondo, senza alcun confine.

A me piace particolarmente perché è un invito a tutti gli uomini e a tutte le donne a raccogliere il buon esempio di chi è venuto prima di noi, a fare nostre la cultura e la saggezza dei vecchi,  e lasciare  la nostra personale eredità di essere umani a chi verrà dopo di noi per indicare loro lo strada.

Buon proseguimento, EMS 

 





Grazie Andrej!

24 02 2014

enri_laureaEd eccomi di nuovo qui, a distanza di quasi un mese dall’ultimo post.  Sono stato un bel po’ occupato. Sono stato occupato in qualcosa per me di valore fondamentale e assolutamente positivo, in cui ho messo tutto me stesso fin da quando ho cominciato il percorso non molto tempo fa. E ora che questo percorso è finito, ora, sì, posso dirlo: i sogni si avverano! I sogni, a parte quelli fantascientifici (o anche questi, prima o poi, mi sa) possono diventare realtà, basta volerlo fortemente. Quando ci si impegna in qualcosa con passione, entusiasmo, trasporto, impegno e spirito di sacrificio si arriva esattamente dove si vuole, ora ne sono certo. Basta cominciare col credere di poterlo fare e si è già a metà dell’opera. Per carità, con ciò non sto dicendo che sia cosa facile. Anche i sogni hanno un prezzo. Ma se ripenso che ora il mio sogno si è avverato, allora dico che il prezzo del mio sacrificio ci sta tutto.  Va bene, dai, vi svelo qual è il mio sogno divenuto realtà e non vi tengo più sulle spine, altrimenti  corro il rischio di diventare noioso. Ecco cosa mi rende tanto felice, ecco cosa voglio condividere con voi. La scorsa settimana ho preso la mia seconda laurea e stavolta è quella che avrei voluto fin dall’inizio. A 19 anni scelsi di fare Ingegneria più col cervello che col cuore ma sapevo che stavo violentando la mia anima rinunciando al desiderato corso di Scienza della Comunicazione e al perfezionamento della mia passione per la scrittura.  Fu una decisione sofferta, che mi ha fatto stare male per tanti anni. Adesso ho potuto rimediare a quella scelta e la seconda laurea è quella dei miei sogni: Lingue e Comunicazione, classe Scienza della Comunicazione. Ripeto, un percorso impegnativo e irto di ostacoli. Ma ne è valsa la pena perché è come se io mi sia ridato il volto che avevo perduto tanto tempo fa, è come se abbia ritrovato me stesso e la mia anima abbia ritrovato parte della luce persa. Perciò, dopo questa esperienza, mi sento di consigliare a tutti di non scegliere mai secondo le convenienze del momento. Scegliete sempre col cuore, seguendo la passione, Amici! Se sceglierete col sentimento riuscirete ad opporvi con più forza agli ostacoli che la vita vi impone; ma se sceglierete con la ragione allora sarete più deboli e un bel giorno non riuscirete più ad accettare ciò che avete confezionato per voi, vi starà stretto, starete male e desidererete comunque poter tornare indietro per fare altre scelte. A chi come me non ha scelto col cuore al momento giusto dico, invece, che non è mai troppo tardi per ritrovare la strada.  Tutto è possibile se davvero lo desiderate. In ogni momento cambiare è possibile. È dura ma si può fare.

Questo post si chiama “Grazie Andrej” perché Andrej Tarkovskij è il regista (o dovrei dire il grande Saggio) su cui ho scritto la mia tesi di laurea.  Nello specifico, la mia tesi analizzava il linguaggio cinematografico del regista attraverso l’analisi di uno dei suoi ultimi film intitolato Nostalghia (1983). In questo film, attraverso la metafora della Candela portata a mano da uno Scrittore,  Tarkovskij esprime la sua visione della vita vista come un percorso accidentato e per nulla facile attraverso il quale dobbiamo cercare di difendere la nostra luce interiore e diffonderla nel mondo attraverso le nostre piccole azioni quotidiane, mettendoci al servizio degli altri e cercando di costruire un futuro per le nuove generazioni. Anche la morte, per Tarkovskij, non sarà vana per chi ha vissuto secondo i valori fondamentali della vita e ha lasciato in eredità il suo testamento esemplare che sopravvive nel tempo dopo la morte.  Io abbraccio in toto la sua filosofia, Tarkovskij era davvero molto profondo e sensibile e i suoi film lo dimostrano.

Andrej (ormai è un mio amico) è stato un meraviglioso compagno di viaggio e parlare alla mia discussione di laurea dei suoi insegnamenti e della sua saggezza per me è stato un vero onore. Mi sono ripromesso di fare da ambasciatore dei suoi insegnamenti nella vita per cui nel tempo non mancherò di condividere alcune delle sue pillole di saggezza e della sua esperienza.

Per il resto,  ricomincio da me. Adesso ricomincio da qui. Un traguardo, ma soprattutto un nuovo inizio. Perché non si finisce mai di camminare.

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Discussione sul linguaggio cinematografico di Andrej Tarkovskij e della sua poetica in “Nostalghia”

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La proclamazione: Dottore con 110 e lode!





Tarkovskij, LETTERA A PERTINI (1983)

4 10 2013

Roma, 25 gennaio 1983

Illustre e caro Presidente Pertini,

Come forse sa, sono da poco più di un anno ospite dell’Italia, Paese che ammiro e amo, dove sto completando la realizzazione di un film, Nostalghia, prodotto dalla RAI. Se trovo il coraggio di scriverLe questa lettera è solo perché confido che il Suo autorevole intervento possa, almeno temporaneamente alleviare la mia situazione. Premetto che io non sono, nel mio Paese, un “dissidente”: la mia reputazione politica, in Russia può essere definita molto buona. […] Purtroppo in vent’anni, e non certo per causa mia, sono riuscito a realizzare solo cinque film. Il motivo principale è stato la mia determinazione a girare soltanto film miei, cioè scritti e pensati da me, film d’autore come si dice in Italia, e non film ordinati dai capi della cinematografia sovietica. Di conseguenza, girare un film nel mio Paese è diventato sempre più difficile. […] Il pubblico sovietico, specie i giovani, amano i miei film. E così accade, generalmente, negli altri Paesi fuori dalla Russia. Non ho ottenuto, nell’Unione Sovietica, nessun premio o riconoscimento per il mio lavoro. Eppure, in tutto il mondo, i miei film venivano accolti favorevolmente, e premiati nei festival, facendo guadagnare prestigio al cinema sovietico. Venivano venduti all’estero, per esservi distribuiti, ma su queste cifre non mi era riconosciuto alcun compenso. […] E dunque, solo per un caso fortunato, dopo una battaglia durata quasi 4 anni, il ministro Ermas ha acconsentito a siglare un contratto con la RAI, per questo film scritto e diretto da me. Ora il mio film Nostalghia è in fase di montaggio. […] Quello che ora mi aspetta io lo so. Finito questo film, se mai riuscirò a finirlo restando a Roma, mi faranno rientrare in Unione Sovietica lasciandomi senza lavoro. Come potremo vivere, la mia famiglia e io, proprio non lo so.

Deve sapere, caro Presidente Pertini, che a Mosca io ho tre figli, una ragazza di 23 anni, un ragazzo di 21 (già abbastanza autonomi) e un bambino di 12, Andrej, che attualmente abita presso mia suocera. Mia suocera è una donna molto anziana, quasi inabile. Il piccolo è di salute malferma, soffre di difficoltà cardiache. Poiché mia moglie Larisa ha ottenuto il permesso di raggiungermi a Roma, dove lavora con me come aiuto regista, Andrej viene praticamente tenuto a Mosca come ostaggio. Mi hanno proibito di portarlo con me in Italia.

Spero di essere riuscito a farLe capire qual è, oggi, la mia situazione. Intanto in Italia mi si offrono concrete possibilità di continuare a lavorare. […] Mi giungono nuove proposte di film: mi si propone, ad esempio, di realizzare per il cinema un Amleto, che è sempre stato il mio sogno. […] A questo punto, vedendomi chiusa ogni altra strada, io mi permetto di pregarLa, Presidente Pertini, affinché Lei si rivolga con una lettera al capo del Governo sovietico, Andropov, per chiedergli che acconsenta – in nome dell’amicizia e della collaborazione fra i nostri due Paesi – a prolungare la mia permanenza in Italia per un periodo di due o tre anni, così che io possa dedicarmi a lavorare come docente in questa scuola di cinematografia che sto promuovendo. Nello sesso tempo La supplico di rivolgere, alle autorità del mio Paese, un invito ufficiale perché consentano a mia suocera, a mia moglie Larisa e al mio figlio più piccolo Andrej, di venire presso di me a Roma, per lo stesso periodo di tempo: così che io possa occuparmi da vicino della loro sussistenza e della salute del bambino.

Ho 50 anni. Ho il desiderio e bisogno di lavorare. Continuerò a riconoscere e a rispettare le autorità del mio Paese, ma desidero ricambiare la generosità di questo Paese che ora mi ospita, offrendogli ancora per qualche anno il mio lavoro.

Mi auguro, presidente Pertini, che il Suo autorevole intervento meriti ascolto presso i capi del mio Paese. Le sono fin d’ora grato per quanto potrà fare.

Con l’espressione della stima più sincera,

Andrej Tarkovskij

FONTE: Andrej Tarkovskij – DIARIO (Martirologio) – Edizioni EdM





Il senso dell’acqua per Tarkovskij

4 10 2013

Ed eccomi di nuovo qui a lavorare sulla mia tesi sul regista Andrej Tarkovskij e la sua opera cinematografica del 1983  “Nostalgia”. Oggi vorrei condividere con voi ciò che pensava il regista dell’acqua, un elemento che a lui stava particolarmente a cuore.  In un modo o nell’altro non manca mai in ognuno dei suoi film: acqua che gocciola, pozzanghere, ruscelli, fiumi, pioggia.   Io da poco ho scritto un racconto ambientato nel futuro che si intitola ORO BLU e parla proprio dell’acqua e dell’importanza che ha per il genere umano, un elemento che non deve essere dato per scontato. E per voi cosa è l’acqua?

Diceva Tarkovskij in merito:

Mi è difficile spiegarlo. Ho usato l’acqua perché è una sostanza molto viva, che cambia forma continuamente, che si muove. E’ un elemento molto cinematografico. E tramite essa ho cercato di esprimere l’idea del passare del tempo. Del movimento del tempo. L’acqua, i ruscelli, i fiumiciattoli, mi piacciono molto, è un’acqua che mi racconta molte cose. Il mare, invece, lo sento estraneo al mio mondo interiore perché è uno spazio troppo vasto per me. […] A me, per il mio carattere, sono più care le cose piccole, il microcosmo, piuttosto che il macrocosmo. Le enormi distese mi dicono meno di quelle limitate. Forse per questo amo molto l’atteggiamento dei giapponesi nei confronti della natura. Cercano di concentrarsi su uno spazio ristretto e di vedervi il riflesso dell’infinito. 

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