L’angolo delle Curiosità: l’8 dicembre pagano

8 12 2014

L’8 dicembre gli antichi Romani festeggiavano i Tiberinalia. La leggenda raccontava che il vecchio Dio Tiberio un giorno cadde nel fiume Tevere dove annegò. Il suo spirito si trasferì nelle acque del fiume e da quel momento in poi il fiume prese appunto il suo nome attuale. Il dio Tiberio sfogò la sua rabbia rendendo il fiume pericoloso e molto impetuoso. Così l’8 dicembre i Romani diedero vita ai Tiberinalia, ossia a una serie di cerimonie di benedizione delle acque in modo tale che il Dio non scatenasse l’ira del fiume contro di loro.  In Egitto invece si festeggiava la dea Nieth, una dea guerriera, protettrice della caccia e della morte.  Secondo una tradizione millenaria, inoltre, in Europa si festeggiava anche la Festa dei 4 elementi.  In Italia, nella cittadina di Atri (Teramo) vi è tuttora, ad esempio, la tradizione della Notte dei Faugni, ossia dei grandi falò atti a purificare col fuoco ogni male.

EJS

Annunci




La notte delle anime in Sardegna: tra antichi riti propiziatori e culto dei morti.

28 10 2014

halloweenAnche la Sardegna ha la sua festa di Halloween: in Barbagia la chiamano Su Mortu Mortu, nel Campidano  Is Animeddas, in Ogliastra invece è conosciuta come Su Prugadòriu.  Nel corso del tempo se ne è persa progressivamente cognizione, ma questa antica festa pagana si celebra ancora ogni anno tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre in molti dei centri più piccoli.  Ancor prima che la tradizione cristiana fissasse il primo novembre quale data per il festeggiamento della giornata di Tutti i Santi (termine che corrisponde alla stessa parola Halloween, ossia All Hallows Even), esistevano già questi antichi riti anche in Sardegna. Dalle prime ore della giornata gruppi di  bambini passavano di casa in casa vestiti da spiritelli a chiedere dei doni per le anime dei morti. “Seus benius pro is animeddas”  (Siamo venuti per le anime dei morti): era questa la formula, usata al posto dell’anglosassone “dolcetto o scherzetto?”, che riecheggiava per le vie del paese.    Secondo la tradizione, ogni bambino portava un sacco in spalla – generalmente una semplice federa bianca – che veniva riempito con le caramelle, i dolci, la frutta secca, gli agrumi e il pane che ogni famiglia donava loro per onorare i defunti e placare le negatività. Ciò succede ancora oggi.

Diversamente da come è accaduto in molti altri centri italiani ed europei dove si tratta di un’usanza importata direttamente dalla tradizione anglosassone, l’origine di questa tradizione in Sardegna si perde nella lunga storia dell’Isola. Pare che i nostri avi celebrassero già questa ricorrenza, con le stesse modalità,  ancor prima di venire in contatto con la corrispondente versione di Halloween. Tra le due  ritualità si registrano varie somiglianze ed è molto probabile che le due tradizioni si siano sviluppate in maniera del tutto indipendente. Le somiglianze cominciano a partire dallo stesso uso delle zucche scavate e intagliate  a mo’ di teschi con espressioni tenebrose ed inquietanti, create per spaventare i più impressionabili ed esorcizzare la morte. Mentre in Gran Bretagna chiamano queste zucche Jack O’Lantern, in Sardegna venivano e vengono tuttora chiamate  sa conca ‘e mortu.  In taluni casi è ancora viva anche l’antica usanza di lasciare servita in tavola, durante l’intera notte, la cena per i propri morti, costituita da un piatto di pasta, pane, acqua e buon vino – pena la rabbia degli spiriti. Infatti la tradizione immagina che, durante la notte tra il trentuno ottobre e il primo novembre, le anime dei morti possano fare ritorno presso i luoghi amati in vita fino al sorgere del nuovo sole e cibarsi di queste pietanze. Bandite dalla tavola forchette e soprattutto i coltelli perché vi era la credenza che le anime dei morti potessero usarle come armi per far del male ai propri cari, innervosendosi per  modifiche alla casa o per qualsiasi altro fatto che li avesse potuti contrariare.

Un’altra antica usanza legata al culto dei morti in Sardegna è il rito de Is Fraccheras. Viene dato fuoco a delle lunghissime e grosse fascine di asfodelo – pianta considerata dagli antichi Greci legata al Regno dei morti – e gli uomini più forti le portano a spalla correndo per le strade del paese, spargendo le ceneri e cercando di non spegnere le fascine. Ciò si ricollega probabilmente alla funzione protettiva e purificatrice delle ceneri e questa sorta di prova di coraggio è propiziatoria della buona sorte.

Oggi si è perso il significato arcaico della ricorrenza del primo novembre quale festa gioiosa e celebratrice dell’inizio della stagione invernale dopo le fatiche agricole degli ultimi raccolti settembrini. Tale ricorrenza presso il popolo dei Celti (da cui la stessa Halloween deriva) veniva vissuta come una sorta di capodanno che sanciva la fine del periodo estivo ed un nuovo inizio. Oggi lo spirito originario di questa festa, associato da sempre anche alla rievocazione dei propri morti, a livello internazionale è  stato soppiantato dal potere del consumismo e della globalizzazione che  hanno introdotto feste in maschera alla maniera del Carnevale e l’acquisto di gadget a tema.

La rappresentazione del senso cupo e macabro dell’oscurità della stagione invernale e la paura della morte sono gli elementi di questa festa che prevalgono nell’immaginario collettivo odierno. La metafora del buio dell’aldilà ha acquistato nel tempo un ruolo preminente e la morte viene esorcizzata con  scherzi e tutti quei travestimenti che riproducono i più svariati demoni, mostri e defunti.

Da sempre il culto dei morti ha rappresentato una caratteristica comune alla maggior parte delle civiltà e il rapporto con gli antenati è sempre stato ritenuto un vincolo sacro da cui non si potesse prescindere per una corretta fruizione del presente e la programmazione del futuro. In Sardegna fortunatamente rimangono ancora i piccoli centri a mantenere viva la memoria di questi affascinanti gesti e caratteristici rituali senza tempo che salutano l’inizio del periodo di riposo della Natura in attesa del suo nuovo risveglio e delle  fatiche dell’anno che verrà.

EJS, 28 ottobre 2014





La Colonia felina di Su Pallosu

29 08 2014
supallosu_tshirt

Enrico fa il testimonial per i Gatti di “Su Pallosu” 😉

Forse non tutti sanno che nel territorio di San Vero Milis, a 25 km da Oristano, esiste una bella e importante colonia felina composta da circa sessanta gatti. La Colonia in questione è quella di Su Pallosu (dall’omonima spiaggia): i gatti sono quasi tutti vaccinati, sterilizzati e schedati e vivono liberi e in simbiosi con la natura e con l’uomo. La Colonia è visitabile e  ciò che rende originale la colonia è il fatto che questi gatti vivono anche in spiaggia, a pochi metri dall’acqua, cosa insolita vista l’atavica diffidenza del gatto per le immersioni! Le testimonianze documentate di questa colonia risalgono al 1947, ma come si legge nel sito del FAI si pensa che la loro presenza in questi luoghi sia di molto precedente e sia dovuta alla antica tonnara che venne impiantata nel 1922 e rimase in funzione fino al 1940 (i gattini avranno di sicuro mangiato tanto buon tonno!).

La seconda particolarità di Su Pallosu, che la rende ancora più speciale, è che sotto la sabbia della spiaggia risiede addirittura un sito archeologico nuragico. Vi sono persino tracce di epoca preistorica. Dunque si tratta di un luogo doppiamente importante ed è come se questi bei gattoni ne fossero i custodi.  

Ad occuparsi della gestione e della salvezza di questa colonia, senza alcuna sovvenzione pubblica, è l’Associazione Culturale Amici di Su Pallosu. In questo agosto, in soli 21 giorni, la Colonia ha registrato ben 600 visitatori. Su facebook l’Associazione ha aperto da tempo una pagina dedicata alla colonia intitolata Amici dei Gatti di Su Pallosu dove ogni giorno centinaia di utenti si informano sulle attività e sui gatti della Colonia (i pelosetti hanno tutti un nome! Ed è sicuramente meglio del Grande Fratello!) e condividono post e immagini relative al mondo dei felini o dei loro mici di famiglia. La pagina è nata per sensibilizzare la società alla tutela di questa Colonia e del meraviglioso luogo che la ospita.  Per far sì che la Colonia venga inserita dal FAI  (Fondo per l’Ambiente) fra i luoghi italiani del Cuore da tutelare e non dimenticare servono i nostri voti online. Se anche voi siete amanti dei nostri cari amici gatti e vi sta a cuore il problema, potete collegarvi a questo link  Luoghi del cuore FAI/ VOTA Colonia felina Su Pallosu e lasciare il vostro voto e un commento. Sempre a questo link ( da cui ho preso in prestito anche alcune belle immagini che trovate qui sotto) troverete moltissime altre informazioni sulla Colonia di Su Pallosu. Numerose altre informazioni su visite e attività connesse alla colonia e al sito nuragico le trovate alla pagina ufficiale della Colonia: Pagina ufficiale Gatti “Su Pallosu”. Per sostenere la Colonia, oltre al voto sul sito della FAI, è possibile anche fare delle donazioni o acquistare le bellissime magliette degli Amici di Su Pallosu. Nella foto che ho inserito in questo post io indosso proprio una di queste magliette, quella con “i 4 gatti mori” (ma ci sono anche altre simpatiche stampe). Coraggio, dunque, che sia un voto, una donazione o una maglietta, aiutiamo i gatti di Su Pallosu! Io mi sono già affezionato da tempo. E voi?

A presto con un altro interessante post sull’arte che credo proprio non deluderà gli appassionati! EMS

 

supallosu2

(immagine presa in prestito dalla pagina web di Su Pallosu)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

supallosu1

(immagine presa in prestito dalla pagina web di Su Pallosu)

supallosu3

(immagine presa in prestito dalla pagina web di Su Pallosu)





AdC#3 -D’Annunzio e il suo amore per il Nepente di Oliena

1 12 2013
D'Annunzio e il Nepente

D’Annunzio e il Nepente

L’Angolo delle Curiosità #3 – Gabriele D’Annunzio e il suo amore per il vino sardo “Nepente d’Oliena”.

Oggi vi parlo dell’amore per questo vino sardo, il Cannonau Nepente D’Oliena, da parte di Gabriele D’Annunzio che lo celebrò nella sua prefazione al volume Osteria del giornalista tedesco Hans Barth (profondo conoscitore dei vini italiani) e poi  in un articolo che scrisse nel 1910 per il Corriere della Sera intitolato Un Itinerario bacchico.

Nell’articolo D’Annunzio dice che essendo lui  acquatile (astemio)  non potrebbe dare al Barth notizie delle taverne pisane ma, ricordando un suo viaggio giovanile in Sardegna fatto in compagnia dei giornalisti Edoardo Scarfoglio e di Cesare Pescarella, afferma che se l’amico gli farà visita:

“…io vi prometto di sacrificare alla vostra sete un boccione d’olente vino d’Oliena serbato da moltissimi anni in memoria della più vasta sbornia di cui sia stato io testimone e complice…. Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i sardi chiamano Domos de janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all’odore; e l’odore, indicibile, bastò a inebriarmi.”… A te consacro, vino insulare, il mio corpo e il mio spirito ultimamente….Possa tu senza tregua fluire dal quarterolo alla coppa e dalla coppa al gorgozzule. Possa io fino all’ultimo respiro rallegrarmi dell’odor tuo, e del tuo colore avere il mio naso sempre vermiglio. E, come il mio spirito abbandoni il mio corpo, in copia di te sia lavata la mia spoglia, e di pampini avvolta, e colcata in terra a piè di una vite grave di grappoli; ché miglior sede non v’ha per attendere il Giorno del Giudizio”

Gabriele D’Annunzio , Un itinerario bacchico, Corriere della Sera del 15 febbraio 1910

Dunque D’Annunzio, seppure astemio, si era innamorato del profumo inebriante del Nepente tanto da chiedere  nella spinta poetica dei versi che alla sua morte il suo corpo venisse lavato con quel vino e venisse poi seppellito all’ombra di una pianta di vite ad attendere il Giorno del Giudizio. Non credo che sia stato accontentato! 😉

Comunque il Nepente è davvero buonissimo. D’Annunzio esagera ma non mente.

EMS





AdC#2.Il prefisso WIKI

29 11 2013

wikiL’angolo delle Curiosità #2:  Il prefisso WIKI

Si chiamano WIKI quel genere di pagine che vengono aggiornate dai loro stessi utenti, utenti che condividono la conoscenza in modo assolutamente collaborativo.

Ward Cummingham, il creatore della prima pagina di questo tipo, per la scelta del nome si ispirò ai Wiki Wiki, ossia ai bus navetta dell’aeroporto di Honolulu.  Manco a dirlo, “wiki wiki” in lingua hawaiana significa “rapido”. Wiki fu scelto infatti anche perché richiama foneticamente il corrispettivo inglese “Quick”. Nella fattispecie, Wikipedia è la fusione di Wiki con Enciclopedia, quindi sapere enciclopedico condiviso in modo semplice e veloce, mentre WikiLeaks fonde Wiki con il termine inglese Leaks che significa “Fuga di notizie”, a richiamare quindi la condivisione di documenti tenuti segreti.  EMS





AdC#1.Gibilterra

21 07 2013

gibilterra#1 Perché Gibilterra si chiama Gibilterra

Sapevate che il nome dello stretto che separa la Spagna dal Marocco deriva dall’arabo? Infatti nel 710 dopo Cristo il generale arabo Tariq attraversò lo stretto e si avviò a conquistare la penisola iberica. Il suo esercito si spinse oltre i Pirenei e nella battaglia di Poitiers si scontrò con l’esercito di Carlo Martello. Vi è un monte che si erge sullo stretto e questo venne indicato da quel momento come la “Montagna di Tariq” e così anche lo stretto. In arabo montagna si dice gabal (si legge “giabal”) quindi la montagna di Tariq si dice “giabal at-Tariq”, che si è trasformato nel tempo in Gibraltar in inglese e Gibilterra in italiano.

EMS








Silva Avanzi Rigobello

I tempi andati e i tempi di cottura

Serenamente Inquieta

Vita vergata e raccontata "vero su bianco"

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Da sempre vibra dentro Amore

tuttavia, la Poesia

Misky - Andrea Ibba Monni

Attore e spettatore di una vita tra palco e realtà

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

....all i want to....

LETIZIA CURSIO

Sogno Australiano - Australian Dream

Un salto, forse un tuffo. Sperando di poter tornare...

TUTTOLANDIA

"...il posto che mi piace si chiama mondo..."

Marisa Cossu

"Vola alta parola"

adriano porqueddu

journalist, tv presenter, communication consultant. official website

giuseppecartablog

...Aspettando SANTANDER, un libro BIANCO...!

Marco Guzzini - Tratti e Spunti

Storie, Inchiostro e Illustrazioni

Wanted One Dollar

Di tutto e di meglio... Un contenitore che va alla ricerca di notizie!

Sara Usai

Art...eggiando

ladimoradelpensiero

La lettura é il viaggio di chi non puó prendere un treno. (Francis de Croisset)

Tra le righe

pensieri, parole, pagine, emozioni

L'AlTrO (lato)

" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.