Un vaffanculo è per sempre

19 09 2016

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<<Sa che c’é? Se ne vada a fare in culo!>>

Queste furono le parole che la docente urlò in faccia al Preside e che risuonarono nell’andito centrale della scuola davanti a un incredulo manipolo di studenti. Fu così che un anonimo pomeriggio di Marzo prese tutt’altra piega. La bidella si fece il segno della croce mentre gli studenti si guardarono in faccia tra di loro come per sincerarsi che quello a cui avevano appena assistito fosse reale. Qualcuno rimase a bocca aperta per parecchi minuti. La scena in sé aveva un qualcosa di tragicomico: le vene del collo della donna, che aveva gli occhi iniettati di sangue,  si erano gonfiate così tanto da sembrare sul punto di scoppiare. Il Preside, invece, già di pelle rossiccia di natura, era diventato paonazzo per l’onta subita in pubblico a opera della terribile professoressa Carta. L’insegnante aveva appena tenuto, in gran segreto,  una lezione extra di recupero per l’intera classe. Infatti, tra fischi e lazzi, ci si era ritrovati a Marzo con grosse falle da colmare.  Lungo il tragitto dall’aula all’uscita della scuola la Carta si era imbattuta nel Preside, che non si aspettava di trovarli lì a quell’ora.  Nei giorni precedenti c’erano stati dei dissapori tra di loro per quanto riguardava il programma non rispettato e quelle lezioni di recupero che lui non aveva autorizzato. Lei, testarda com’era, se ne era fregata e aveva fatto di testa sua. Era una donna di polso, intraprendente, molto coriacea e in alcune occasioni irosa. Spesso anche molto pedante, come riferivano i suoi studenti. Tendeva sempre a farsi gli affari degli altri e a mettere il naso anche dove non avrebbe dovuto. Fuori dalla scuola assumeva l’atteggiamento di un investigatore privato e il giorno dopo in classe, come prima cosa, era solita interrogare i suoi studenti per sapere cosa ci facessero a tale ora con tale persona in tal punto della città. E non perdeva occasione per far loro la ramanzina. Era convinta che il suo ruolo andasse oltre quello della normale insegnante che tiene la sua lezione e se ne frega della sfera personale dei suoi alunni. Così si prodigava in tutti i modi per non perdere di vista le mosse dei suoi pupilli, per poterli seguire meglio e riportarli sulla retta via nel caso imboccassero strade sbagliate. Voleva essere una sorta di psicologa dei suoi studenti, una confidente, un pastore che bada al suo gregge. L’intento forse era giusto ma lo portava avanti nel modo errato perché chiunque capitava nelle sue grinfie finiva per essere umiliato.

<<Lavinia, ieri ti ho vista in piazza. Eri col tuo ragazzino e gli infilavi la mano dentro la camicia aperta e poi gli accarezzavi il petto mentre lo baciavi! Che cosa sconcia! Per Dio! Ti sembra un comportamento decoroso da tenere in pubblico? Sembravate sotto i riflettori di un film porno! Vergogna! Se volete accoppiarvi lo fate a casa invece di farlo in pubblico!>>

<<E tu Gloria? Cambi ragazzo ogni volta che ti cambi le mutande?! Ti vedo ogni giorno con un tipo diverso! Per giunta ragazzi molto più grandi di te. Ma quanti anni hanno? Continua di questo passo e ti scambieranno per una puttana! >>

<< E vogliamo parlare di te, Luigi? Sempre a spasso con quel cane aggressivo e più grosso di te, per incutere paura alla gente e mostrare la tua presunta grandezza e mascolinità, quando invece sei una mezza checca!>>

<< A voi, invece, Maurizio e Nicola, non vi vedo mai in giro. Come mai? Sempre rintanati in casa a far finta di studiare come dei secchioni? Per cosa, per la gloria? Vi farebbe bene uscire… fatevi una vita! Oltre alla scuola c’è di più!>>

<< Marco, tu invece sempre circondato dalle ragazzine! Se non stai attento ne metterai qualcuna incinta e poi solo Dio sa quanto ci vorrà a calmare la disperazione  dei tuoi genitori!>>

Insomma, la Professoressa Carta ne aveva una per tutti e sembrava mai contenta di nulla. Diceva spesso parolacce, era molto dura ed era una grande sostenitrice dell’importanza del Vaffanculo. Aveva una vera e propria teoria sul vaffanculo. Diceva sempre:

<<Ragazzi, ricordate, il vaffanculo è sì una parolaccia ma ha una carica enorme, è un’arma potente. Quando ci vuole, ci vuole! Usatela quindi! Non ha mai ucciso nessuno! Detta al momento giusto è un vero e proprio toccasana. E’ molto liberatorio e ti permette, detto  col giusto tono, di colpire l’avversario e affondarlo.>>

Ma nessuno di loro  si sarebbe aspettato mai di sentirglielo  urlare, come in quel momento,  contro quella simpatica canaglia del Preside, davanti a un pubblico per giunta! Il Preside, ovviamente, in quell’occasione reagì a quell’insulto alzando la voce e intimandole di non permettersi mai più di rivolgersi a lui in quel modo oltraggioso. Lei, per tutta risposta, non contenta del Vaffanculo gli sparò col dito medio un ghigno ben assestato di fronte alla faccia, girò sui tacchi e se ne andò borbottando qualcosa tra sé e sé. Adesso era il Preside a essere rimasto a bocca aperta per l’umiliazione. Gli studenti lo guardarono con la faccia di chi sa cosa si prova e poi  corsero via per sfuggire a quella situazione che era diventata imbarazzante per tutti.

La mattina seguente la professoressa Carta si presentò in classe come se niente fosse successo.  Alla prima occasione, però,  prese la palla al balzo per parlare della scenata della sera precedente. Spiegò di essersi tolta un sassolino dalla scarpa  ma disse anche di essersi pentita del gesto. Non per il vaffanculo urlato in faccia al Preside, no, quello se lo meritava tutto. E pure il ghigno era meritato. Ma non si poteva perdonare di esserselo lasciato sfuggire in loro presenza. Non era assolutamente quello il momento giusto. Era stata troppo impulsiva.  In tal modo si scusò e la cosa sorprese tutti perché mai era accaduto di vederla così pentita. Per quanto riguardava il Preside, appena finita la lezione sarebbe andata a scusarsi anche con lui comunque. Era una donna di classe, lei.  L’etichetta prevedeva questo. Ma sorrise compiaciuta perché – disse – adesso il Preside l’avrebbe rispettata ancora di più.  Quell’uomo era un debole. La temeva e non le avrebbe torto un capello.

<<Perché, vedete ragazzi, la verità è che spesso è necessario imporsi nella vita. Lo si impara a fatica con gli anni. Altrimenti in men che non si dica vi calpesteranno e i primi a soccombere sarete voi. A volte bisogna ribellarsi per essere ascoltati o rispettati. Per far valere i propri diritti. Anche in modo duro. Anche con un vaffanculo. Senza guardare in faccia a nessuno. Di questo fatene tesoro,  è una delle più importanti lezioni che io possa darvi.>>

A quel punto Giuseppe, il clown della classe,  alzò la mano e chiese di poter intervenire. Ridacchiando, disse:

<<Quindi Prof, sta dicendo che anche noi, per essere coerenti, possiamo mandarla a quel posto quando fa la rompipalle e non vogliamo soccombere di fronte ai suoi scleri?>>

<<No, Giuseppe, assolutamente no, non ne hai capito niente, come sempre. Provateci e vi boccio tutti, dal primo all’ultimo!>>. <<Adesso passiamo a cose serie, interroghiamo. Anzi, prima parliamo proprio di te, Giuseppe. L’altro ieri ti ho visto in centro….>>

Enrico James Scano

 

 





UNA GITA INDIMENTICABILE

17 09 2016

<<Siete una squadra di calcio?>> La donna formulò la domanda con voce roca e tono molto interessato, socchiudendo leggermente gli occhi.Prese una energica boccata di fumo e con medio e indice portò via la sigaretta dall’angolo della bocca. Subito dopo esalò una nuvoletta bianca dritta verso la  faccia del ragazzino che le stava di fronte. Era l’inizio di Aprile dei primi anni Novanta, quando ancora si poteva fumare nei luoghi pubblici. Il giovane era appena arrivato in albergo assieme a tutta la scolaresca per un viaggio di istruzione. Non aveva fatto in tempo a poggiare la sua valigia vicino al letto della camera che quella strana donna sulla cinquantina si era presentata alla porta. Di corporatura abbastanza robusta, capelli biondi tinti e slavati, sul viso portava i segni del tempo. Indossava una maglia color salmone, una gonna marrone un po’ stropicciata e scarpe nere con tacco. <<No, siamo qui a Genova per una gita scolastica>>, rispose timidamente il ragazzino avvicinandosi alla porta. Per Federico, questo il nome del giovane, si trattava della prima vera gita fuori dall’isola della sua vita. Nel frattempo gli amici con cui condivideva la camera avevano già cominciato a sistemare i loro abiti negli armadi. <<E quanti ragazzi siete? Maschi, intendo>>, lo incalzò la donna, quasi facendo tra sé e sé dei calcoli mentali. <<Guardi, non lo so davvero, forse in tutto un centinaio. Ma perché lo vuole sapere? >>- replicò ancora il giovane. La donna rispose con un’altra domanda. – <<Quanti anni avete? Ce l’avete la fidanzatina?>>  A quel punto il ragazzo si innervosì e cercò di chiudere sia la conversazione che la porta. <<Signora, adesso devo proprio andare, mi scusi. Devo sistemare i miei bagagli.>> E così dicendo tentò di accostare la porta. Ma la donna non gli permise di farlo perché mise un piede sullo stipite della porta bloccandone la chiusura. Dallo spiraglio rimasto ancora aperto disse ancora:- <<Sei davvero molto carino, sai? Anche i tuoi amici sono così carini? Fammeli guardare meglio>>. E così dicendo cercò di spingere in avanti la porta poggiandoci sopra tutto il suo peso.  Federico però riuscì a opporre resistenza fino a che non riuscì a chiuderla e a fare un giro di chiave. La donna a quel punto bussò ripetutamente chiedendo di aprire. Federico la ignorò ancora e dopo qualche secondo ci fu finalmente il silenzio. Se ne era andata. Un po’ nervoso si girò verso i suoi amici e lì trovò divertiti per la scena a cui avevano appena assistito. Ma c’era anche un altro fatto che aveva suscitato parecchia ilarità in loro. Davanti ai loro letti, lungo la parete, c’erano un lavandino, uno specchio e un bidet! Nessuna porta e nessuna traccia del bagno e di un wc in quella stanza.  Federico non poteva credere ai suoi occhi. Sembrava più una garçonnière che una camera d’albergo! Non esistendo ancora né whatsapp né tantomeno i telefoni cellulari, dovette uscire dalla sua stanza per andare a chiedere agli altri amici di scuola come fossero le loro camere e se loro avessero un bagno interno. Così aprì con molta discrezione la porta  e con fare guardingo, dopo essersi accertato che quella donna non fosse nei paraggi, andò a chiedere a un gruppo di sue amiche. Le trovò che ridevano e facevano battute sul viaggio in bus. L’autista infatti aveva un grande neo su una guancia  e qualcuna sosteneva che quel neo si fosse spostato sull’altra parte del viso durante il viaggio, un po’ come succedeva a Charlie Sheen nel film Hot shots! Le ragazze avevano un bagno interno, come ce l’avevano tutti gli altri loro compagni di viaggio. Non credettero alla storia del bidet fino a quando non se ne sincerarono di persona con un sopralluogo. Grandi furono le risate non appena lo videro e l’evento venne subito immortalato con una macchina fotografica, la prima vera immagine della loro gita. Federico raccontò loro anche della donna che lo aveva avvicinato non appena arrivato e questo non fece che scatenare la curiosità di tutti. Si aprì così la caccia alla donna misteriosa. Nel frattempo il ragazzo  scese giù nella hall dell’albergo per chiedere spiegazioni in merito al bagno ai loro accompagnatori. Venne così esposto il problema alla Direzione e saltò fuori che tutti avevano il bagno in camera tranne loro. E non c’era nessuna altra camera disponibile. Vennero comunque rassicurati perché il loro bagno in realtà esisteva, solo che era un bagno esterno alla camera, lungo l’andito. Così gli venne data la chiave. Federico pensò che la scocciatura più grande sarebbe stata fare avanti indietro tra bagno e camera. La cosa gli suonava come un’ingiustizia perché aveva pagato lo stesso prezzo degli altri e lui e i suoi compagni di camera stavano subendo un trattamento diverso, sicuramente di grado inferiore.  Poi però gli venne riferito anche un particolare che fece gli risultare tutto il resto un’inezia e la situazione persino peggiore di come l’aveva immaginata. Quel bagno esterno alla camera non era solo il loro ma era in comune con la signora che alloggiava da tempo nella camera di fianco. La signora era stata già avvisata e non aveva opposto alcuna obiezione in merito. Federico immaginò subito di quale “signora” si trattasse e nonostante le proteste non ci fu nulla da fare. Quella era l’unica soluzione. La signora divenne così subito oggetto delle chiacchiere di tutti e quando venne avvistata in solitaria, a cena tra i tavoli del ristorante dell’albergo, la fantasia di tutti si scatenò per indovinare cosa ci facesse la donna nell’albergo. Alla fine dopo tante supposizioni da parte di tutti venne stabilito che la signora facesse il mestiere più antico del mondo e risiedesse lì nell’albergo per ricevere i suoi clienti! In tal modo anche l’incontro e le domande che la donna aveva posto la mattina a Federico avevano finalmente un senso. Le venne affibbiato anche un nome in codice per capirsi quando si parlava di lei. Per tutti diventò Menenia.  Menenia doveva essere per forza una prostituta.In quella stessa giornata Federico visse anche un’altra esperienza surreale. Quando tornò in camera a sistemare i suoi vestiti nell’armadio si trovò da solo perché i suoi amici avevano già sistemato le loro cose ed erano rimasti nella hall a chiacchierare. Aveva appena aperto la valigia quando sentì provenire dall’andito un lamento. Aprì la porta e vi trovò una ragazza che piangeva. Era bionda e carina e non appena le si rivolse per chiederle cosa fosse successo e se la potesse aiutare la ragazza si fiondò dentro la camera di Federico e si diresse velocemente verso la finestra. La aprì e in men che non si dica la sconosciuta si trovò nel balcone e minacciò di buttarsi giù. <<Voglio farla finita>>- gli disse piangendo e urlando istericamente. Federico non poteva credere ai suoi occhi. Troppe emozioni in un giorno solo. Col cuore in gola, preoccupato che la ragazza non si buttasse giù per davvero, si avvicinò a lei molto lentamente e cercò di farla tornare in sé, dicendole che qualunque fosse la causa del suo pianto non ne valeva la pena di buttarsi giù dal balcone di quell’hotel marcio e bisunto. Nel mentre che le diceva questo pensò che Professor Manca, quello con una gamba di legno, aveva pensato bene, invece, di portare le sue classi in un albergo a 4 stelle, alla faccia loro e a spese di tutti gli altri.  Lo maledisse silenziosamente.  La ragazza all’iniziò sembrò non cedere e anzi si sporse sempre più pericolosamente verso il vuoto, alzandosi in punta di piedi e facendo leva con le braccia sulla ringhiera del balcone. Ma quando Federico la abbracciò e la tirò via dalla ringhiera non oppose resistenza e si fece trascinare nuovamente dentro la camera, tenuta per mano. Federico a quel punto chiuse per bene la finestra, abbassò la tapparella per evitare altri colpi di testa della sconosciuta e tirò un sospiro di sollievo. Per un attimo aveva visto come in sogno tutta la scena: la ragazza che si buttava davanti ai suoi occhi e lui che assisteva impotente al suo suicidio. Un peso che avrebbe avuto per sempre sulla sua coscienza se non fosse intervenuto. Chiusa la finestra si girò e trovò la ragazza sdraiata sul letto, a faccia in giù, che piangeva di nuovo a dirotto e urlava coi pugni stretti sulle lenzuola.  Si avvicinò e cercò di rassicurarla ma la ragazza era sempre più isterica e non si voleva più muovere da lì. Federico non sapeva più come fare per risolvere la situazione. Alla fine le porse dei fazzoletti per asciugare le lacrime, le pose una mano sulla schiena e le chiese quale fosse il motivo del suo pianto. La ragazza finalmente sembrò calmarsi. Gli disse di chiamarsi Elisa e di essere della sua stessa scuola ma del corso C.  Non era male Elisa, anzi era davvero molto carina. Piangeva perché – gli disse – la sua migliore amica aveva preferito dividere la stanza con altre due ragazze blasonate della scuola  invece che con lei e l’aveva lasciata da sola in una camera con tre anonime sfigate. Questo era un tradimento troppo grande per lei e non riusciva ad accettarlo. Federico sul momento trovò la motivazione di tanto dolore molto infantile ma poi si ricordò che la ragazza aveva 15 anni come lui e in fondo erano ancora dei bambini che scoprivano il mondo e la cattiveria dei rapporti umani. Inoltre forse Elisa aveva ragione, la sua amicizia era stata tradita e la cosa non poteva che fare male. Pensò a cosa potesse dirle per farle recuperare un po’ di ottimismo e così le suggerì che la gita le aveva permesso di scoprire quanto falsa e debole fosse quell’amica che lei credeva tale e che forse le avrebbe anche consentito di stringere nuove amicizie, ben più salde e vere,  che invece sarebbero durate nel tempo. Dopotutto magari le tre sfigate si sarebbero potute rivelare non così sfigate come pensava… Elisa lo guardò sorpresa e qualcosa brillò nei suoi occhi. Si asciugò le lacrime col fazzoletto, si alzò dal letto e gli disse di rimanere lì perché sarebbe tornata a breve. Dopo qualche minuto fece ritorno con una scatola di biscotti, di quelli tondi col buco e lo zucchero a velo sopra. Manco a farlo apposta i preferiti di Federico! Glieli regalò in segno di riconoscenza per averla aiutata in quel momento di debolezza e in segno di amicizia. Si scusò, gli diede un bacio sulla guancia e sparì nel nulla. Da quel momento Federico non la vide mai più. Si volatilizzò come un fantasma. Nei giorni successivi  il ragazzo ebbe non pochi problemi a gestire il bagno in comunione di beni con Menenia! Interminabili attese per trovarlo libero lo innervosirono non poco. Nel lavandino trovava sempre della cenere e pareva come una chiara firma lasciata dalla donna dal momento che aveva sempre la sigaretta in bocca.  La situazione diventò ben presto un argomento sulla bocca di tutti e Federico ne era sempre più imbarazzato. Un giorno entrando nel bagno trovò scritto col rossetto rosso sullo specchio  I LOVE YOU e un cuore disegnato di fianco. Gli amici insistettero che loro non ne sapevano niente e che sicuramente era stata Menenia a lasciargli quel messaggio perché evidentemente si era presa una bella cotta per lui.  Nei giorni che seguirono riuscirono anche a scattare delle foto ricordo di Menenia, rubate nella hall dell’albergo in un momento di distrazione della donna. Intanto il neo dell’autista del bus continuò a spostarsi da una parte all’altra della sua faccia e la gita, tra una uscita e l’altra, volse ben presto al termine. Furono giorni belli pieni e sicuramente indimenticabili: canzoni cantate a squarciagola, risate, la discoteca, il film Sommersby al  cinema, le immancabili prese in giro ai professori, i capricci a pranzo e a cena, gli scherzi…sì, gli scherzi. Ne vennero fatti tantissimi: a partire dalla schiuma da barba spalmata in testa durante la notte a chi dormiva, passando per finti fantasmi fino ad arrivare al dentifricio nelle scarpe. Un ragazzo mise persino incinta una ragazza ma quello non fu uno scherzo e lo si scoprì solamente qualche mese dopo. Federico, che non era stupido, pensò che anche la cenere nel lavandino e le scritte amorose sullo specchio del bagno fossero opera dei suoi amici. Non ci fu però mai una vera e propria confessione per cui Menenia entrò nella leggenda come la prostituta attempata che aveva cercato di guadagnarsi i soldi dell’affitto della camera tentando i giovani maschi alle prime armi.  Rimase la sua foto, messa di profilo, a ricordo di quella settimana genovese in cui ognuno di loro cominciò a scoprire il mondo, le relazioni e le parti nascoste del loro carattere. Come ricordo di quella giovinezza, ancora per poco spensierata, rimase anche la foto scattata davanti al bidet. Allora l’avventura della vita stava appena cominciando. 

Enrico James Scano

Ps: ogni fatto ed evento qui raccontati NON sono puramente casuali

 

 





La mia intervista su RADIO SINTONY riguardo il libro TEMPI MODERNI

27 10 2015

La mia intervista su RADIO SINTONY riguardo il libro TEMPI MODERNI





Intervista con Enrico James Scano – MeBook.it

6 08 2015

interMebookClicca qui per leggere l’intervista





Concorso letterario SCENREL per Racconti brevi

5 03 2015

concorso_scenrelCon grande piacere vi segnalo il concorso letterario “Tempi moderni” della Scenrel per racconti brevi. Avete tempo fino al 31 marzo per partecipare. I primi 10 racconti classificati verranno pubblicati dalla Casa editrice Scenrel come ebook, i primi tre vinceranno una copia del mio libro! Il bando nel link. Passaparola!  EJS
http://www.scenrel.com/index.php?id_cms=12&controller=cms

Ecco qui il BANDO DEL CONCORSO:

La Scenrel Edizioni Digitali promuove il concorso letterario gratuito di prosa “Tempi moderni” riservato ai maggiori di 18 anni. Il concorso è gratuito e il tema è libero.
Il concorso è articolato in una sola sezione. Le opere di prosa (racconti) dovranno essere inedite, frutto del proprio ingegno e della propria fantasia e avere come limite massimo i 20.000 caratteri (spazi inclusi).
Si partecipa iscrivendosi al sito Scenrel (www.scenrel.com) e inviando alla mail info@scenrel.com il racconto come allegato in formato .doc (font: Times new roman, dimensione: 12) salvato nella forma cognome.titolo.doc (esempio se il cognome è Rossi e il titolo del acconto è tempesta = rossi.tempesta.doc), indicando il vostro nome e cognome, il titolo del racconto e la dichiarazione di accettazione del regolamento del concorso “Tempi moderni”.
Le opere ricevute senza i dati suddetti saranno squalificate e non potranno partecipare al contest.
La scadenza per l’invio delle opere è fissata per il 31 marzo 2015 a mezzanotte.
Il giudizio della Scenrel sarà insindacabile e inappellabile.
I primi 10 racconti classificati verranno pubblicati come ebook dalla casa editrice Scenrel. Gli autori avranno quindi la possibilità di vedere pubblicate gratuitamente le loro opere sul sito della Scenrel e di guadagnare dalla loro vendita secondo le condizioni d’uso stabilite dal contratto disponibile e visionabile sul sito al link Condizioni di Servizio
Inoltre i primi tre classificati riceveranno a casa una copia gratuita del libro in formato cartaceo “Tempi moderni – Racconti e poesie” dell’autore Enrico James Scano.





Giovani Grandi Autori (+ english translation) *

6 01 2015
GIOVANI GRANDI AUTORI

GIOVANI GRANDI AUTORI

Con sommo piacere annuncio l’uscita dell’ebook GIOVANI GRANDI AUTORI (Falvision Editore) che contiene anche il mio racconto “Il mare tra le righe”. L’ebook raccoglie i primi 20 classificati del concorso SUMMER READING promosso dall’innovativa piattaforma letteraria digitale italiana MeBook (www.mebook.it). Due le sezioni, quella dei racconti ma anche quella della poesia.  L’ebook ha una bellissima copertina che rappresenta un albero le cui foglie sono le copertine e le pagine di altrettanti libri. Il mio racconto “Il mare tra le righe” parla dei ricordi legati all’infanzia e al ruolo fondamentale che i genitori e la famiglia hanno nelle vite di tutti noi.  Acquistabile su Mondadori.it, Feltrinelli.it, Kobo e Amazon e le altre principali piattaforme online.  EJS, gennaio 2015

English translation: It has just been published the ebook titled GIOVANI GRANDI AUTORI (Great Young Writers) by Falvision Editore which contains also my short story “Il mare tra le righe” (The sea among the lines). The ebook contains the first 20 winners (poems+ short stories in italian language) of the Contest SUMMER READING promoted by the cultural and innovative digital italian platform Mebook (www.mebook.it). The ebook has got a beautiful cover which it shows a big tree whose leaves are the covers and the pages of other books.  My short story talks about the memories of our childhood and about the fundamental role which family plays in our lives.  You can buy the ebook on Mondadori.it, Feltrinelli.it, Kobo, Amazon.it and on the other main digital online platforms.  EJS, January 2015 

#mebook #falvision #giovanigrandiautori #ilmaretralerighe





A Christmas wish (Il desiderio di Natale)

19 12 2014

alliwantforchristmasCondivido un racconto natalizio che ho scritto qualche anno fa ma che è sempre attuale. Con la speranza che tutto si aggiusti. 

Intirizzito, infilò nervosamente le mani in tasca. Faceva tanto freddo quella sera. Si era dimenticato di indossare i guanti e le sue mani stavano già diventando viola a causa delle basse temperature. Un berretto nero, un pesante giaccone e una grossa sciarpa blu gli riparavano il viso dalla gelida aria invernale. Camminava per le strade del centro, in cerca di qualche piccolo pensiero natalizio da regalare alle persone più care. Ma pur essendo a soli sette giorni dal Natale, per le strade regnava un’atmosfera strana e silenziosa. Non l’atmosfera festosa che solitamente si respirava nelle settimane prima della Vigilia. Dall’alto dei suoi 50 anni, ricordava luci, colori, musiche e tanta gente per le strade e a ingolfare i negozi per gli acquisti natalizi. Crescendo aveva sviluppato una terribile avversione per il consumismo natalizio ma adesso capiva che le strade deserte e i negozi vuoti a una settimana dal Natale erano persino uno spettacolo peggiore. I portafogli delle famiglie erano sempre più vuoti e sebbene qualche piccolo regalo lo si facesse ancora e valesse ancora la regola del “tanto basta il pensiero”, era conscio che tutto attorno a sé parlava di morte.  La sua città, come tante altre in quel periodo, stava morendo. Anzi, la sua città stava morendo un po’ di più delle altre purtroppo. Tante attività, storiche e meno storiche, avevano chiuso i battenti. Locali vuoti si presentavano ai suoi occhi, locali che un tempo erano stati il fiore all’occhiello della comunità erano costretti a chiudere ogni giorno per mancanza di entrate e incentivi. Locali dove un tempo brillavano luci e sorrisi, dove risuonavano discorsi e chiacchiere,  adesso erano vuoti e bui e recavano sulla porta dei vecchi cartelli ingialliti dalle intemperie con la scritta Affittasi Vendesi. Ma la sua città, tanto nobile, affascinante e con una lunga storia alle spalle,  moriva anche per tutto il resto. Da anni non c’era più un Teatro, nessuna opera veniva più rappresentata sul palco ormai polveroso. La cultura languiva in tutte le sue forme, non c’era lavoro,  non c’erano più luoghi di aggregazione, il Mercato arrancava, i trasporti erano allo sfascio,  la politica era lontana dalla gente e la popolazione tendeva sempre più a recarsi in centri vicini e lontani per soddisfare interessi e ambizioni. Non per niente il suo era stato dichiarato il territorio più povero dell’intero Stato.  La città, immersa in quell’aria gelida della sera,  gli pareva – adesso ancora più  chiaramente –  un grande albero senza più acqua, in procinto di seccarsi inesorabilmente e tristemente,  giorno dopo giorno, condannato a morte certa. Provò una morsa al cuore. Le sparute bancarelle  natalizie per le strade parevano  grigi resti di scheletri che un tempo erano stati corpi sani e floridi.  A ogni passo i ricordi di quei Natali festosi e rumorosi adesso svanivano in una lugubre processione di rami quasi secchi. E lui, sebbene amasse tanto la sua città, sentiva di non poter fare assolutamente niente da solo. Si ritrovò a esprimere un desiderio infantile, l’umile  richiesta allo Spirito del Natale di un bambino un po’ cresciuto: lo spirito del Natale avrebbe dovuto salvare la sua cara città. Ma si rese subito conto che solo la comunità, unita in uno sforzo comune, avrebbe potuto salvare quel grande albero morente il cui lustro andava ormai perdendosi tra l’indifferenza e il disinteresse di tutti. L’uomo si fermò al centro della principale piazza cittadina e si ritrovò a combattere contro le lacrime. A quel punto si augurò che i cuori di tutti i suoi concittadini venissero illuminati dalla magia dicembrina e che il nuovo anno potesse segnare un vero nuovo inizio di impegno condiviso, presa di coscienza e cooperazione per poter restituire finalmente a quell’Albero assetato la sua dignità perduta e la sua linfa vitale. Questo era l’unico e vero regalo che lui desiderasse davvero ricevere quel Natale: l’avvento di un tempo migliore.

Buon Natale a tutti e Felice Anno Nuovo 2015!  Enrico James








Silva Avanzi Rigobello

I tempi andati e i tempi di cottura

Serenamente Inquieta

Vita vergata e raccontata "vero su bianco"

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Da sempre vibra dentro Amore

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Misky - Andrea Ibba Monni

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Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

....all i want to....

LETIZIA CURSIO

Sogno Australiano - Australian Dream

Un salto, forse un tuffo. Sperando di poter tornare...

TUTTOLANDIA

"...il posto che mi piace si chiama mondo..."

Marisa Cossu

"Vola alta parola"

adriano porqueddu

journalist, tv presenter, communication consultant. official website

giuseppecartablog

...Aspettando SANTANDER, un libro BIANCO...!

Tratti e spunti

Carta, inchiostro e fantasia. Illustrazioni e storie da passeggio.

Wanted One Dollar

Di tutto e di meglio... Un contenitore che va alla ricerca di notizie!

Sara Usai

Art...eggiando

ladimoradelpensiero

La lettura é il viaggio di chi non puó prendere un treno. (Francis de Croisset)

Tra le righe

pensieri, parole, pagine, emozioni

L'AlTrO (lato)

" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.