Da Milano al S. Barbara di Iglesias per il lieto evento: la testimonianza di Alessandra

11 03 2015

reparto_ostetricia_ospsbarbaraLA QUESTIONE SANITÀ A IGLESIAS: IL REPARTO NASCITE DEL SANTA BARBARA

LA TESTIMONIANZA DELLA GIOVANE NEOMAMMA ALESSANDRA: UN’ISOLA FELICE DA SALVARE

Il trasferimento dei reparti di Ostetricia e Chirurgia del Santa Barbara di Iglesias al Sirai di Carbonia sembra per adesso scongiurato. In seguito alla grande manifestazione popolare del 28 febbraio tenutasi a Iglesias per dire no allo scippo, la Asl n. 7 ha deciso per adesso di congelare ogni scelta e bloccare i temuti trasferimenti. Nonostante ciò, come ripete a più riprese Paride Reale, l’ideatore della manifestazione, non bisogna abbassare la guardia ed è necessario rimanere uniti per vincere definitivamente questa battaglia. Nel territorio intanto prosegue la raccolta di firme della petizione promossa dall’Associazione Panta Rei per dire no alla chiusura dei reparti, petizione che conta già migliaia di sottoscrizioni e che verrà inoltrata all’attenzione della Presidenza della Regione Sardegna.

In attesa di ulteriori sviluppi abbiamo raccolto la sentita testimonianza di Alessandra Cicilloni, 33 anni, mamma da soli cinque mesi, che da Milano ha deciso di recarsi a Iglesias per far nascere il suo bimbo proprio nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Barbara.

Come mai ha deciso di far nascere il suo bambino in Sardegna e non a Milano, dove sarebbe stata certa di trovarsi di fronte a un sistema sanitario di eccellenza?

Sia io che mio marito viviamo e lavoriamo da anni a Milano ma nonostante ciò avevo il desiderio, per un fatto puramente sentimentale,  di far nascere il piccolo Andrea nella mia terra, in Sardegna. La mia ginecologa milanese mi aveva consigliato gli ospedali di Cagliari ma essendo io stessa nata e cresciuta a Iglesias ho voluto visitare assieme a mio marito anche il reparto di Ostetricia del S. Barbara.

 E quale è stata la prima impressione?

Una impressione assolutamente positiva. Io e mio marito siamo rimasti affascinati innanzitutto dall’accoglienza che ci ha riservato tutto il personale: infermiere, ostetriche e puericultrici, tutte persone splendide e competenti. Anche la struttura è una piccola isola felice. A Milano le dimensioni dei reparti sono ovviamente diverse ma quello del Santa Barbara nel suo piccolo è molto ospitale, non è dispersivo ed è adeguato a tutte le esigenze del caso. Anche le apparecchiature sono all’avanguardia e io stessa mi sono meravigliata nel trovare persino un modernissimo ecografo 3D.

Ci può raccontare quale è stata la vostra esperienza una volta confermata la scelta del Santa Barbara come luogo deputato al parto? Avete confermato le vostre impressioni iniziali?

Nessun rimpianto nei riguardi della decisione presa. Andrea è il nostro primo figlio e abbiamo sondato bene il terreno prima di fare la nostra scelta. In alcun casi siamo stati anche paranoici, come si può ben immaginare. Non avremmo mai rischiato di rivolgerci a una struttura non adeguata.  Abbiamo potuto visitare tutto il reparto e persino la sala parto. Sembrerà un’inezia ma posso assicurare che prendere confidenza con il luogo del travaglio non è cosa da poco. Abbiamo inoltre potuto contare sul supporto e sulla grande professionalità di tutti i  ginecologi del reparto, sia nella fase del preparto che nel postparto. Siamo stati subito indirizzati al Consultorio di Via Valverde dove gratuitamente (a Milano sarebbe stato a pagamento) abbiamo potuto seguire il corso di preparazione al parto. Un ulteriore valore aggiunto è che la distanza tra il Consultorio e il Reparto è molto breve e per una donna che si trova in quel particolare stato emotivo sapere di avere il sostegno di queste strutture a così corto raggio fa la differenza.

Avete ricevuto anche un’assistenza post parto adeguata?

Assolutamente sì. Per il post parto abbiamo potuto contare su un assistente a cui ci potevamo rivolgere 24 ore su 24. E ancora una volta abbiamo trovato personale disponibile e assolutamente aggiornato. Un altro lato positivo è la presenza del Reparto di Pediatria nell’Ospedale per cui abbiamo avuto la certezza e la rassicurazione che vi fosse sempre il personale medico per visitare il bimbo in qualsiasi momento qualora fosse stato necessario. Per questo motivo credo che il punto nascita non possa prescindere dalla presenza del reparto di Pediatria. Inoltre vi è un grande rigore per l’igiene e una grande attenzione per il neonato. C’è  stato anche il totale coinvolgimento della figura paterna. Non succede dovunque. Tuttora, una volta al mese, da Milano continuo a recarmi a Iglesias agli appuntamenti per le visite a mio figlio.

Quale è stata la vostra reazione alla notizia della ventilata chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia?

Siamo rimasti basiti e molto dispiaciuti nell’apprendere della volontà di chiudere il reparto.  Sarebbe un vero peccato perdere questo importante e funzionante punto di riferimento che, come vi ho raccontato tramite la mia esperienza, è una vera isola felice. Si tratta di una piccola eccellenza e non deve andare persa. L’ottima sinergia tra il reparto di Ostetricia, quello di Pediatria e il Consultorio è possibile solo perché tutte le strutture si trovano a breve distanza l’una dall’altra. Pensare di trasferire uno solo di questi reparti minerebbe il funzionamento ottimale di tutto il resto. Speriamo quindi che non si proceda allo smantellamento dell’Ospedale. Se dovessimo avere un altro figlio io e mio marito vorremmo che nascesse ancora lì.

                                                                                                                        Enrico James Scano

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Note danzanti* Dancing musical Notes (+ english translation)

14 01 2015

note_danzanti_2015_142039614911 gennaio 2015

Serata all’insegna del connubio tra musica e ballo quella che ha visto l’orchestra di fiati “Giuseppe Verdi” della città di Iglesias (CI) interagire con lo spettacolo di danza messo in scena dalla scuola iglesiente  Milly’s Angels con le coreografie di Milena Perra. Una manifestazione a km zero interamente messa su da maestranze e talenti del territorio sul palco dello storico Teatro (ex cinema)  Electra. L’idea è stata quella di riproporre alcune delle più celebri colonne sonore di capolavori cinematografici eseguiti dall’orchestra sotto la direzione artistica del Maestro Fabio Diana e accoppiarle a dei balletti ispirati a quelle musiche, con tanto di costumi di scena. Ecco così alternarsi sul palco gli anni Sessanta di Grease, le scatenate suore di Sister Act, il favoloso mondo di Mary Poppins rivisitato in chiave moderna; le magiche atmosfere di New York New York, Jesus Christ Superstar e  la Febbre del sabato sera; gli scenari di West side story e quelli dei Pirati dei Caraibi. Risultato: un successo e il teatro pieno. Questo si preannuncia solo come il primo esperimento di questo tipo visto che è stata confermata la collaborazione tra orchestra e la scuola di ballo anche per prossimi eventi futuri.  Enrico J. Scano

Cliccando su questi link potete avere un assaggio dei vari mini musical che si sono succeduti sul palco dell’Electra:

GREASE

GREASE2

NEW YORK NEW YORK

SISTER ACT

SATURDAY NIGHT FEVER

WEST SIDE STORY

ENGLISH TRANSLATION IN BRIEF:

A perfect union between music and dance was that one seen on the stage of the Electra Theatre of Iglesias (Sardinia -Italy) some days ago. The local orchestra Giuseppe Verdi directed by M.° Fabio Diana played the music of famous cinematographic masterpieces and in the meanwhile the dancers of the local Milly’s Angels School gave birth to mini musicals on the stage such as Grease and its 60’s, West side story, New York New York, Sister Act, Pirates of the Caribbean and Jesus Christ Superstar. It was a great success and the theatre was really crowded with people. By clicking on the links above you can see some moments of the show “Note danzanti”! EJS





Villa di Chiesa Chronicles

9 08 2014

Oggi vi propongo la prima puntata di una nuova serie di racconti scritti da me e ambientati nella mia Isola, nel mio territorio. Credo che sia importante che si parli anche dei luoghi dove siamo nati e dove risiedono le nostre radici. Si può viaggiare nel mondo, ci si può trasferire, ma i luoghi che ci appartengono e a cui allo stesso tempo apparteniamo restano per sempre parte di noi, dentro di noi. Spero che possiate trovarli gradevoli.  Ecco dunque il primo episodio di  “Villa di Chiesa Chronicles”. Un abbraccio, Enrico

VILLA DI CHIESA CHRONICLES

Iglesias di un futuro prossimo vista attraverso gli occhi di un viaggiatore inglese

IMG_2240Lawrence aveva parcheggiato la sua auto, una Matiz blu vecchio modello, nel grande piazzale di Fontanamare.  Ora, seduto al posto di guida, guardava, rapito, il tramonto che calava silenzioso sulla spiaggia e sul mare. Il cielo si era fatto rosso rubino e questo colore si rifletteva sul blu dell’acqua. Il connubio di colori gli richiamò alla mente la bandiera di quell’isola, la Sardegna, dove lui era arrivato qualche anno prima da Londra, quasi per caso.  Non era stato un caso invece se in quell’isola aveva deciso di rimanerci a vivere. Se ne era innamorato. Proprio come ci si innamora di una persona. Non avrebbe più saputo vivere senza la Sardegna. Un luogo così calmo e così lontano dal caos e dal frastuono della capitale inglese. Mentre molti sardi erano costretti a fuggire dall’Isola con la morte nel cuore alla ricerca di un lavoro e  di una vita migliore, lui che la vita l’aveva già più che passata e un lavoro l’aveva avuto, adesso da pensionato poteva permettersi il lusso di godere di quel paradiso terrestre e passare il tempo che gli rimaneva a stretto contatto con la natura selvaggia di quel territorio. Se non fosse stato per la questione del lavoro, di sicuro in pochi sarebbero stati così pazzi da abbandonare quei luoghi così magici – pensava tra sé Lawrence, mentre il sole si buttava nell’acqua del mare e i pochi bagnanti rimasti preparavano i loro bagagli per far ritorno a casa. A volte Lawrence si sentiva in colpa che molti abitanti di quei luoghi non avessero avuto la sua stessa possibilità di godere appieno della propria terra. Ma forse, in fondo, era giusto così. Ognuno aveva la sua storia e quella era la sua. Le vite erano fatte di partenze e di ritorni. La Sardegna gli aveva  regalato una serenità d’animo mai provata prima.  Descriveva quei luoghi con grande entusiasmo e trasporto, con occhi da straniero. Le sue parole affascinavano i suoi concittadini sardi, che riuscivano così a vedere sotto un’altra luce ciò che per loro era spesso dato per scontato o poco interessante ed era sempre stato sotto ai loro occhi. Tutto con Lawrence acquistava invece un’aurea di novità, tutto perdeva la patina dell’abitudine. Con la sua barba bianca e quel vestire un po’ eccentrico, era una persona che si faceva notare ed era molto conosciuto in città. Tutti sapevano ormai chi era Lawrence.

Quella era un’estate strana. Un po’ come lo era stata quella del 2014, ricordavano in molti. Sole e nuvole si alternavano a piogge e temporali. Il caldo africano si alternava a cali repentini di temperatura, anche di dieci gradi.  Da tanti anni non si vedeva un luglio così.

Non appena fu buio, Lawrence accese il motore, si allacciò la cintura di sicurezza e partì alla volta di Villa di Chiesa, la cittadina di origine medioevale in cui cinque anni prima aveva deciso di trasferirsi. Lawrence era stato un professore di letteratura italiana. Durante la sua giovinezza era stato a lungo in Toscana e vi aveva studiato, imparando anche la lingua italiana. A onore del vero, anche la Toscana l’aveva stregato ma la Sardegna aveva quel tocco di magia inspiegabile in più. Per questo motivo dopo una vacanza nell’Isola, quando ancora lavorava al Churchill Institute, aveva preso la decisione insindacabile di trasferirsi a vivere lì, pima o poi. Era rimasto vedovo in giovane età e non si era mai risposato. Lui e sua moglie avevano avuto un figlio, Samuel James, che aveva tirato su da solo. Sammy nel frattempo era cresciuto e si era sposato, regalando a Lawrence due splendidi nipotini. Periodicamente tornava a Londra per stare con la sua famiglia, ma sempre più spesso accadeva il contrario: Sammy partiva alla volta di Villa di Chiesa con tutta la famiglia per andare a trovare il vecchio padre e passare un po’ di tempo nell’Isola. Dopotutto anche la Gran Bretagna era una grande isola, per cui l’insularità scorreva di già nelle loro vene.

Lawrence si immise sulla statale 126. Come musica di sottofondo risuonava il suo immancabile cd di Chopin. Lawrence era infatti anche un patito di musica classica. Il pianoforte lo faceva sognare e viaggiare con la fantasia.

Ingranò la quarta e procedette a velocità sostenuta. Con la guida a destra non aveva mai avuto grossi problemi, quasi fosse una predisposizione naturale. Superati i Fanghi Rossi e superato il nuovo Museo Regionale dell’Arte Mineraria ricavato dagli antichi capannoni dismessi delle miniere, Lawrence fece il suo ingresso in città con la sua vecchia e scassata Matiz blu e dopo le curve di Villa Marini lo accolsero le luci delle prime palazzine del quartiere Monteponi.

EMS 2014








Silva Avanzi Rigobello

I tempi andati e i tempi di cottura

Serenamente Inquieta

Vita vergata e raccontata "vero su bianco"

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Da sempre vibra dentro Amore

tuttavia, la Poesia

Misky - Andrea Ibba Monni

Attore e spettatore di una vita tra palco e realtà

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

....all i want to....

LETIZIA CURSIO

Sogno Australiano - Australian Dream

Un salto, forse un tuffo. Sperando di poter tornare...

TUTTOLANDIA

"...il posto che mi piace si chiama mondo..."

Marisa Cossu

"Vola alta parola"

adriano porqueddu

journalist, tv presenter, communication consultant. official website

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...Aspettando SANTANDER, un libro BIANCO...!

Marco Guzzini - Tratti e Spunti

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Tra le righe

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L'AlTrO (lato)

" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.