Note danzanti* Dancing musical Notes (+ english translation)

14 01 2015

note_danzanti_2015_142039614911 gennaio 2015

Serata all’insegna del connubio tra musica e ballo quella che ha visto l’orchestra di fiati “Giuseppe Verdi” della città di Iglesias (CI) interagire con lo spettacolo di danza messo in scena dalla scuola iglesiente  Milly’s Angels con le coreografie di Milena Perra. Una manifestazione a km zero interamente messa su da maestranze e talenti del territorio sul palco dello storico Teatro (ex cinema)  Electra. L’idea è stata quella di riproporre alcune delle più celebri colonne sonore di capolavori cinematografici eseguiti dall’orchestra sotto la direzione artistica del Maestro Fabio Diana e accoppiarle a dei balletti ispirati a quelle musiche, con tanto di costumi di scena. Ecco così alternarsi sul palco gli anni Sessanta di Grease, le scatenate suore di Sister Act, il favoloso mondo di Mary Poppins rivisitato in chiave moderna; le magiche atmosfere di New York New York, Jesus Christ Superstar e  la Febbre del sabato sera; gli scenari di West side story e quelli dei Pirati dei Caraibi. Risultato: un successo e il teatro pieno. Questo si preannuncia solo come il primo esperimento di questo tipo visto che è stata confermata la collaborazione tra orchestra e la scuola di ballo anche per prossimi eventi futuri.  Enrico J. Scano

Cliccando su questi link potete avere un assaggio dei vari mini musical che si sono succeduti sul palco dell’Electra:

GREASE

GREASE2

NEW YORK NEW YORK

SISTER ACT

SATURDAY NIGHT FEVER

WEST SIDE STORY

ENGLISH TRANSLATION IN BRIEF:

A perfect union between music and dance was that one seen on the stage of the Electra Theatre of Iglesias (Sardinia -Italy) some days ago. The local orchestra Giuseppe Verdi directed by M.° Fabio Diana played the music of famous cinematographic masterpieces and in the meanwhile the dancers of the local Milly’s Angels School gave birth to mini musicals on the stage such as Grease and its 60’s, West side story, New York New York, Sister Act, Pirates of the Caribbean and Jesus Christ Superstar. It was a great success and the theatre was really crowded with people. By clicking on the links above you can see some moments of the show “Note danzanti”! EJS





Nuovo riconoscimento nel nome di Tarkovskij*

26 11 2014

mariosoldatiQualche giorno fa a Torino il mio lavoro su Andrej Tarkovskij ha ricevuto l’attenzione della Giuria dell’insigne Premio letterario “Mario Soldati” organizzato dal prestigioso Centro Pannunzio ed è arrivato tra le opere finaliste ricevendo un riconoscimento e le congratulazioni della Presidentessa, la Professoressa Cala Zullo Piccoli. La cerimonia di premiazione è stata emozionante e ho dedicato questo nuovo traguardo proprio ad Andrej Tarkovskij, a cui viene dato sempre troppo poco risalto. Come mi ha detto la Professoressa al momento della consegna del riconoscimento, Tarkovskij è un vero mito. Il suo, il mio e quello di tanti. Molti hanno manifestato l’interesse di visionare il mio lavoro ed è per questo che ho deciso di mettere a disposizione il PDF del lavoro che ho fatto così chi ne ha il piacere può leggerlo comodamente a casa. Per visualizzarlo potete cliccare sul seguente link:

FILE PDF del lavoro su Tarkovskij di Enrico James Scano

premiazionePannunzio

Il momento della premiazione. Stretta di mano con la Professoressa Carla Zullo Piccoli “Tarkovskij è uno dei miei miti” ha detto 🙂





45°Festival Nazionale di cinematografia “Villa di Chiesa”

9 11 2014
Un momento dell'evento

Un momento dell’evento

Si è conclusa ieri la mia avventura da giurato al 45°Festival Nazionale di cinematografia “Villa di Chiesa” di Iglesias (7-8 novembre 2014). L’esperienza mi ha arricchito, mi ha permesso di conoscere giovani e meno giovani talentuosi registi italiani e mi ha permesso anche di mettermi alla prova nel giudicare dal punto di vista tecnico le opere finaliste. La giuria era composta da persone titolate e qualificate nel campo: la giornalista dell’Unione Sarda Miriam Cappa, l’esperto di fotografia e video Luca Rocchi ed io, che ho alle spalle gli studi di tecnica del cinema e mi sono laureato in comunicazione proprio con una tesi sul linguaggio cinematografico.

Le opere provenivano da tutta Italia e la scelta non è stata facile perché i temi centrali di molti dei cortometraggi proposti erano importanti e attuali e le tecniche di ripresa usate erano svariate. Ci ha emozionato l’importanza data a temi quali l’autismo, la violenza sulle donne, la cultura, la valorizzazione della lingua e delle tradizioni sarde e l’invito a una tutela maggiore del patrimonio minerario dell’Iglesiente. Ci hanno piacevolmente colpito l’uso del bianco e nero, le musiche originali sincronizzate a tema, i montaggi alternati, le soggettive e false soggettive, il rallenty, dissolvenze,  sfocature e via dicendo. Dopo un’analisi di tutte le opere e una lunga discussione abbiamo scelto come opera vincitrice Boule de neige di Andrea Natale e Chiara Ferrara (Roma).  Boule de neige comprende in sé tutte le caratteristiche succitate. Il corto tratta il tema dell’autismo in modo diretto e toccante. Due giovani genitori scoprono che il loro bambino è autistico e il giovane padre inizialmente entra in crisi. Poi però riesce a stabilire un canale di comunicazione con suo figlio e nella poetica e metaforica scena finale, ai piedi di un grande ulivo dalle radici nodose, il padre spiega al suo bimbo, ma soprattutto a se stesso,  il significato della vita, promettendo al bimbo che loro, i suoi genitori, ci saranno sempre per lui.

Al secondo posto l’artistico Firebird, di Angela Inconis, una giovane di San Gavino (VS) che attualmente si sta specializzando in una scuola di cinema a Londra. La protagonista di  Firerbird è una ragazza con disturbi psichici che viene fatta ricoverare dalla madre in una clinica psichiatrica.  Si tratta di un’opera surreale e la citazione del balletto L’uccello di Fuoco di Stravinskij, contenuta nel titolo, viene personificata da una ballerina vestita di bianco che solo la protagonista vede fin da quando era bambina. È come se la protagonista vedesse oltre a quello che i cosiddetti normali vedono. La magia della natura è attorno a lei. Dove gli altri vedono il freddo cemento, la ragazza vede dei verdi prati; gli infermieri ai suoi occhi hanno le sembianze di pericolosi zombie.  È il mondo a non comprenderla. Alla fine trova la morte ma si tratta anche una sorta di liberazione.

Al terzo posto Vuoto a perdere del Cinevideoclub di Bergamo, un’opera che è riuscita a condensare in soli due minuti, a guisa di spot, le sofferenze che le vittime di violenze sono costrette a subire per anni.

Il premio Il bronzetto sardo è andato al corto di Alessandro Ledda di S.Antioco (CI). L’opera è ambientata un un futuro dove la nuova applicazione tecnologica dell’EVOLUTION ES ha preso piede in tutte la case. Si tratta di speciali occhiali 3D che se indossati permettono il viaggio della coscienza in una dimensione alternativa dove si può essere temporaneamente persone di maggior successo  o semplicemente sperimentare certe situazioni particolari. L’evolution ES ovviamente presenta delle controindicazioni e la forza di questo corto sta proprio nella denuncia molto attuale dell’uso errato delle nuove tecnologie.

La medaglia del Presidente della Repubblica è andata invece a L’Amore impossibile di Zedda e Castangia, un toccante cortometraggio sulla violenza assistita, sorretto da un’ottima tecnica cinematografica.

Per informarsi sul resto dei riconoscimenti riporto qui sotto il verbale stilato da noi della Giuria.

PREMI E MOTIVAZIONI DELLA GIURIA (Miriam Cappa, Luca Rocchi, Enrico J. Scano)

 1° posto:  BOULE DE NEIGE (regia: Andrea Natale- Chiara Ferrara)

Il regista, prendendo spunto da una storia attuale, è riuscito a raccontare l’autismo in modo diretto e toccante, avvalendosi di una capace tecnica cinematografica.

 

2° posto: FIREBIRD (regia: Angela Inconis – San Gavino – VS- )

La regista, usando un’ottima tecnica cinematografica, narra con un tocco artistico una storia surreale che lascia allo spettatore libertà di interpretazione.

 

 3° posto: VUOTO A PERDERE (Cinevideoclub Bergamo)

L’opera riesce a condensare in pochi minuti le sofferenze di tante vite spezzate, attraverso la semplice ma efficace forma di spot pubblicitario.

 

 

Medaglia del Presidente della Repubblica: L’AMORE IMPOSSIBILE (regia: Christian Castangia)

L’opera affronta in modo sentito il tema della violenza assistita con originalità e maestria nella tecnica di ripresa e di montaggio.

 

 

Premio Il Bronzetto: MONDO REALE (regia: A. Ledda – S. Antioco)

L’opera presenta un’originalità del soggetto e pone l’attenzione sulla pericolosità celata nell’errato uso delle nuove tecnologie.

 

 

Targa Lu’ Hotel: Closed (regia: G. Eltrudis)

L’opera ha ricevuto questo riconoscimento per aver riportato l’attenzione sulla necessità di una maggiore cura del nostro prezioso patrimonio minerario e turistico.

 

 

Targa del Presidente: LA FABBRICA DELLA CULTURA (regia: G. Leto – Torino)

In un modo non scontato, l’opera presenta l’avvicendarsi di epoche e generazioni diverse attraverso la trasformazione di quella che fu una fabbrica di vernici in un tempio odierno della cultura.

Targa dello Sponsor: TUTTO CAMBIA (regia: C. Castangia)

L’opera riesce a trasmettere un valido messaggio educativo e sociale attraverso la condivisione della giornata scolastica tipo di un bambino autistico.

Targa: LA MEMORIA (regia: G. Sabbatini – Torino)

Il documentario ha il pregio di essere basato su un’ottima ricerca storica. Per non dimenticare le sofferenze e gli orrori che portano tutte le guerre.

 

Menzione speciale: MEDIOEVO E DINTORNI (Cineclub Iglesias)

Menzione per l’interessante carrellata di armi e strumenti di tortura del Medioevo e per l’importante impegno culturale portato avanti negli anni con grande passione dal Cineclub di Iglesias.  

 

Menzione speciale: UN BAMBINO CHE HA CAMBIATO IL MONDO (regia: B. Pusceddu – Portoscuso – CI)

Menzione speciale perché l’opera ha valorizzato la lingua sarda e ha impreziosito con la tradizione del presepe un luogo come la tonnara di Portoscuso.

EJS, 9 novembre 2014

 

 





Séraphine

29 09 2014

220px-SeraphineposterOggi in un unico post unisco tre dei miei grandi amori: la scrittura, la pittura e il cinema. Lo spunto (e che spunto!) me l’ha dato qualche giorno fa la visione di un film co-prodotto da Francia, Belgio e Germania che si intitola Séraphine. Ovviamente per il fatto stesso che ne sto parlando già da ora in modo entusiastico ne consiglio la visione a tutti i miei follower. Séraphine è un film del 2008 diretto dal regista Martin Provost e narra la vita della governante/badante Séraphine Louis, interpretata dalla meravigliosa Yolande Moreau. La storia prende le mosse in quel di Senlis nel 1914 quando Séraphine, una donna di umile condizione, comincia a prendere servizio anche presso l’alloggio di un famoso critico d’arte tedesco giunto da quelle parti per curare le esposizioni artistiche parigine. Séraphine è una donna energica e operosa ma anche una persona particolare, un po’ strana. È molto solitaria, di poche parole, parla con gli angeli, abbraccia gli alberi e si  inebria dei profumi e dei colori della natura, che ama alla follia. La sua passione segreta è la pittura. Il poco denaro che possiede lo usa per comprare la vernice bianca nel piccolo spaccio del paese, vernice che usa poi come base per creare tutti gli altri colori usando intrugli a base di fiori ed erbe colorate raccolte da lei nella campagna circostante.  Rinchiusa tra le quattro pareti del suo minuscolo e disordinato alloggio, passa le sue notti a dipingere in segreto i suoi quadri. L’unico segnale rivelatore di quella sua attività sono i canti religiosi che intona mentre dipinge. Séraphine, infatti, sostiene che le sue opere siano direttamente ispirate dagli angeli e da Dio. Durante la giornata la donna torna ad essere una grande lavoratrice, sempre silenziosa ma attenta ai bisogni degli altri. L’incontro col critico d’arte tedesco però si rivela provvidenziale perché l’uomo, per caso, scopre uno dei suoi quadri e si innamora dei colori e dei fiori ritratti da Séraphine, che sono gli stessi colori delle campagne intorno a Senlis. La donna non ha mai studiato pittura ma ha una sua tecnica e un suo stile che colpiscono da subito l’uomo, abituato a scovare talenti in giro per l’Europa. Così il tedesco convince Séraphine che lei è sprecata nel ruolo di governante e lavandaia e la invita a coltivare il suo talento facendole da mecenate. Per Séraphine si apre così una stagione nuova ma purtroppo breve, interrotta bruscamente dallo scoppio della prima guerra mondiale. Il critico è costretto a fuggire dalla Francia ma la incita a continuare a dipingere perché lui presto tornerà e riprenderanno la loro collaborazione da dove si erano fermati.  Le promette che al suo ritorno lui la farà diventare ricca e famosa. L’uomo, che sembra essersi preso una cotta per la donna, in realtà si è innamorato solo artisticamente della sua protetta e tornerà solo dopo tantissimi anni. Quando torna a Senlis, infatti, lo rivediamo invecchiato ma felice assieme a un giovane pittore che è anche diventato il suo compagno di vita. Non voglio svelarvi il continuo della storia e il suo finale (è un film bellissimo, vedetelo – sta passando su rai5 ultimamente) ma voglio focalizzare l’attenzione sulla produzione artistica di Séraphine.  Infatti il film, oltre a essere un’opera cinematograficamente poetica, studiata, artistica, pluri-premiata e ottimamente riuscita, narra una storia vera. Sì, Séraphine Louis, in arte Séraphine De Senlis (1864-1942), è veramente esistita e i suoi quadri naïf sono meravigliosi. In parecchi casi nello squilibrio mentale si cela la genialità.  Vedere per credere.

EJS,  29 settembre 2014        Ecco alcune immagini dei dipinti di Séraphine De Senlis, presi in prestito da internet:

Collage di alcuni quadri di Séraphine

Collage di alcuni quadri di Séraphine

La vera Séraphine all'opera

La vera Séraphine all’opera

Una scena tratta dal film "Séraphine" di Martin Provost

Una scena tratta dal film “Séraphine” di Martin Provost

Uno dei quadri di Séraphine De Senlis esposto in un museo

Uno dei quadri di Séraphine De Senlis esposto in un museo

Uno dei quadri sulla natura di Séraphine

Uno dei quadri sulla natura di Séraphine

Un altro collage delle sue opere

Un altro collage delle sue opere





Lorenza Mazzetti e il suo Diario londinese

28 03 2014
Lorenza Mazzetti

Lorenza Mazzetti

Qualche giorno fa mi aggiravo all’interno di una grande libreria alla ricerca di un buon libro da leggere.  Ho percorso interminabili ed eleganti corsie fatte di scaffali pieni zeppi di libri  ammiccanti, ho visto tante copertine e ho letto tante trame. Fino a che non mi sono imbattuto in lei, in Lorenza Mazzetti. Un nome per me fino a quel momento sconosciuto. Il libro, Diario londinese,  mi ha attratto come una calamita. Io amo tutto ciò che riguarda Londra (sono convinto che in una vita passata io sia stato un londinese!) e non appena ho aperto il libro e ho cominciato a leggere le prime righe ho capito subito che era la lettura che stavo cercando.  Mi sono seduto sui comodi divanetti della grande libreria e ho cominciato a leggere. In men che non si dica sono arrivato a metà libro e ho deciso di comprarlo. Ho finito di leggerlo ad alta quota, su un aereo, tutto di un fiato! Lorenza Mazzetti, regista-scrittrice-pittrice classe 1928, racconta parte della sua vita e soprattutto dà spazio alla sua importante esperienza londinese degli anni Cinquanta quando da Firenze vi si trasferì per studiare alla Scuola d’arte.  La storia della sua famiglia è particolare: orfana dei genitori, venne affidata assieme alla sua sorella gemella Baby alla famiglia di suo zio, Robert Einstein, cugino del grande fisico Albert.  La famiglia Einstein viveva a Firenze ed era ebrea e per questo motivo la moglie di Robert e le sue due bambine vennero trucidate dai tedeschi. Lo zio Robert non resse al grande dolore e si tolse la vita.  La vita ha reso Lorenza Mazzetti  orfana due volte. Londra dunque si prospetta anche come una grande fuga da questo immenso dolore. Un nuovo inizio, senza avere neanche l’ombra di un quattrino in tasca. Diario londinese racconta questa esperienza. E la racconta in un modo semplice, scorrevole, a tratti umoristico e a tratti molto amaro. Nel libro si parla dei due film che Lorenza, fondatrice con alcuni suoi colleghi e amici del Free Cinema Movement,  girò nella capitale inglese usando pochi mezzi tecnici e come attori amici conosciuti lì e comparse scelte per strada. Il primo film che Lorenza girò si intitola K ed è basato sul racconto del suo idolo Franz Kafka, Le metaformosi. Il secondo si intitola Together (1956) e racconta la storia di due operai sordomuti dell’East End londinese.  Nel libro si racconta come è avvenuta la scelta della location (un’ampia zona sterrata, un varco aperto dalle bombe di Hitler) e come il film è stato costruito. Grazie all’interruzione ricorrente del sonoro, Lorenza Mazzetti riesce a mostrarci il mondo visto dai due sordomuti e riesce a descrivere mirabilmente il senso di alienazione e straniamento da ciò che ci circonda. Ieri sera, desideroso di documentarmi maggiormente su questa artista,  sono andato a comprarmi il film e l’ho visto. Molto bello davvero.  Personalmente credo che questo senso di emarginazione lo si provi ogni qualvolta ci si trasferisca in un posto nuovo, soprattutto in una terra straniera. Siamo un po’ tutti sordomuti quando non riusciamo a capire cosa ci viene detto e quando non riusciamo a comunicare con gli altri. Ma credo anche che in Together ci sia fortemente  il dolore muto per la perdita della famiglia Einstein, per l’eccidio operato dai tedeschi ai danni degli ebrei, per il blocco emotivo che è scattato in molti sopravvissuti all’indomani della guerra e che li ha spinti a non parlare e a tenersi tutto dentro.  Descrive questo e altro nel suo libro, Lorenza Mazzetti.  È una lettura che Vi consiglio vivamente. Precedentemente l’artista ha scritto anche un altro libro, Il cielo cade. Qui parla più approfonditamente di cosa successe alla famiglia Einstein e dello sterminio nazista vissuto in prima persona quando era ancora una ragazzina. Perché come dice lei, “i tedeschi mi fecero cadere il cielo addosso”. Da questo libro hanno tratto anche un film con protagonista Isabella Rossellini.  Il cielo cade è di sicuro la mia prossima lettura.  Mi aggirerò ancora fra quegli scaffali della grande libreria alla ricerca del suo nome, Lorenza Mazzetti, nome che adesso conosco e di cui mi dispiace non aver saputo prima.  Ma come dico sempre, non è mai troppo tardi.

EMS

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Lorenza Mazzetti negli anni Cinquanta a Londra

Diario londinese

Diario londinese

Fotogramma tratto da Together (1956)

Fotogramma tratto da Together (1956)

"Il cielo cade", film tratto dal libro di Lorenza Mazzetti

“Il cielo cade”, film tratto dal libro di Lorenza Mazzetti





Ancora su “1984”: monologo sul Bipensiero dal film “The detachment”

27 07 2013
la locandina del film

la locandina del film

Manco a farlo apposta, ieri ho visto il film “The Detachment” (Il distacco) ed è saltato nuovamente fuori un importante riferimento al libro “1984” di George Orwell.  Nel film, Adrien Brody nei panni del Prof. Henry Barthes  fa uno splendido monologo ai suoi studenti  per spiegar loro  cosa sia ai giorni nostri  il BIPENSIERO (il double-thinking)  e come difendersi da esso.  Il segreto? Leggere, leggere, leggere!

Il MONOLOGO:

Come si riesce a immaginare qualcosa se le immagini ci vengono costantemente fornite da altri? Chi di voi ha letto “1984”? Cosa è il bipensiero? Bipensiero significa avere due pensieri opposti contemporaneamente e credere che entrambi siano veri. Significa credere scientemente a delle bugie pur sapendo che sono tali. Un esempio tratto dalla nostra vita quotidiana:  – > devo essere carina per essere felice = ho bisogno della chirurgia per essere carina e devo per forza essere magra, famosa e alla moda. In quest’epoca l’immagine della donna è ridotta a un oggetto di consumo: prostitute, corpi da scopare, da picchiare, da comprare, da scegliere.  Ragazzi!! È l’Olocausto del marketing !!! Ogni minuto della nostra vita, 24 ore su 24, le entità del potere lavorano sodo per annientarci il cervello !!! E allora? per difendere la nostra identità e preservare i nostri processi mentali dall’assimilazione passiva di un mare di  merdose idiozie, la sola cosa da fare è leggere, per stimolare l’immaginazione e la libertà di pensiero e coltivare la nostra coscienza secondo il nostro sistema di credenze.  Fidatevi:  l’unico modo per sopravvivere è poter preservare la nostra mente!





Chi è Tarkovskij

27 07 2013
tarko

Andrej Tarkovskij 1932-1986

Tarkovskij. Andrej Tarkovskij. Questo nome a molti di voi non dirà nulla. Ad altri invece evocherà una bella serie di film d’autore, oltre che una filosofia di arte e vita.  Andrej Tarkovskij è un regista russo, anzi lo era. Perché purtroppo è mancato nel 1986 a causa di un male incurabile. Ma ha lasciato una cospicua eredità artistica. In questo periodo mi sto occupando della sua filmografia. Chi tra di voi lo conosce non avrà sicuramente dimenticato “Rublev”, “Solaris”, “Stalker”, “Lo Specchio”, “Sacrificio” e “Nostalgia”.  Sto compilando una tesi su una delle sue opere e sui suoi ideali artistici per cui ogni tanto vi annoierò (ma mica tanto) con curiosità e aneddoti di questo originale regista che aveva una visione del mondo molto simile alla mia.  Proprio ieri ho visto una video-intervista a uno dei suoi più stretti collaboratori (e amici) e mi sono commosso. Era un uomo che aveva ancora tanto da dare. Una persona molto profonda e molto triste. Era infatti un artista in esilio. La Russia gli aveva posto dei pesanti veti per quanto riguarda la produzione e la proiezione dei suoi film sia in patria che all’estero. Così Tarkovskij aveva dovuto auto-esiliarsi per non incorrere in quella assurda censura che gli avrebbe tagliato le gambe dal punto di vista professionale. Si era trasferito a vivere in Italia, stringendo amicizia con numerosi intellettuali e maestranze nostrane, tra i quali il grande Tonino Guerra.  La sua famiglia, però, era dovuta rimanere in Russia e questo lo faceva soffrire tantissimo. Io mi sto occupando proprio di “Nostalgia”, il film dell’Esilio, il primo dei suoi film girati fuori dalla Russia. “Nostalgia” è girato proprio in Italia, tra la Toscana e il Lazio.  Uno dei set principali è Bagno Vignoni, presso il bellissimo scenario della Vasca di Santa Caterina. E poi ancora la Chiesa di Monterchi, nelle campagne senesi, dove si trova il dipinto di Piero della Francesca della “Madonna del Parto”.  E Roma. Il film è sicuramente autobiografico. Il protagonista della storia rappresenta il regista stesso, i dolori e i valori sono i suoi.  Vi racconterò di lui e della sua vita nei prossimi articoli. Tarkovskij mi accompagnerà per un po’ di mesi. Un vero Maestro.  EMS








Silva Avanzi Rigobello

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" Per sentire e sognare in pace, bisogna spegner la luce della ragione... almeno per un po'. "

La tana di Corniola

Appunti di viaggi interiori in continenti ancora da esplorare, riflessioni, cambi di umore e ricerca di sé in un luogo di odori familiari e colori lontani.